Aspetto industriale e serialità del visual design

Per comprendere il design dobbiamo rivolgerci principalmente non sui molteplici aspetti o forme con cui può essere rappresentato, ma sui processi, sia intellettuali e economici che lo determinano, basandoci anche sulla società in cui è realizzato.
Inizialmente definiamo quello che è un processo industriale, che a primo impatto sembra richiamare ad una produzione di tipo meccanica, azionati mediante circuiti elettrici o a vapore, come dimostra anche la storia passata, ma questa precisazione non è proprio esatta o completa, inoltre potrebbe anche riguardare un discorso culturale, perché la creazione di questa tecnologia è il frutto dell’intelletto umano.
Prendiamo come esempio la stampa, un’arte o pratica esercitata anche prima di Gutenberg, mediante l’inchiostrazione di una lastra (fig. 01), poi a seguire mediante punzoni con cui si eseguivano fregi o con cui si realizzavano monete.
Poi Gutenberg mise in atto un processo partendo dall’idea del timbro, composto da tanti minuziosi timbri in metallo affiancati tra loro, che permettevano di realizzare una pagina intera di testo.
Lui non inventò la stampa, ma decretò la nascita di un sistema di riproduzione seriale chiamato a caratteri mobili (fig. 02).
Sotto questa veste, il metodo può essere definito industriale, perché dopo aver progettato gli elementi per la produzione, si poteva procedere tranquillamente alla riproduzione.
Quindi emerge la mentalità industriale dove i caratteri erano pensati come sistema di segni, che prevedeva la necessità di affiancarli l’uno all’altro, che è diverso invece dall’elenco di belle forme pensato in precedenza per questi.
Basta pensare anche alla grafica ancor prima di questi eventi, infatti ai tempi dell’Impero Romano, si era circondati da numerosi segni, testi e immagini, che nonostante la loro moltitudine mostravano una coerenza grafica con quella ufficiale.

01

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Quindi ritornando a Gutenberg, darà il via libera ad un discorso produttivo di tipo industriale, per esempio il Times progettato per la testata giornalistica dal nome identico nel 1930, oltre al disegno, fu messa appunto una lega metallica resistente all’impatto delle rotative, e le matrici dei libri tabellari erano in legno, definite libri xilografici, dove testo e immagini erano incisi sulla medesima tavola.
La xilografia (fig. 03) fu un altro elemento di riproduzione in serie nata nel tardo Medioevo, e adoperata per stampare le carte da gioco, unico modo per riprodurle, perché se fatte a mano sarebbe stato possibile distinguerle l’una dall’altra garantendo il gioco d’azzardo.
Comunque i primi in assoluto che sperimentarono la tecnica di stampa a caratteri mobili, furono i cinesi nel XI secolo, il cui sistema prevedeva la sovrapposizione dei segni e non l’affiancamento, come il metodo occidentale.
Un altro testimone di questo processo seriale e industriale fu il Disco di Festo (fig. 04), conservato al Museo di Iraklio a Creta del 1700 A.C., che presenta nei due lati un testo posizionato ad aspirale convergendo verso il centro.
Le linee verticali lo dividono in gruppi per un valore complessivo di 242 segni incisi.

03

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Comunque al di la del processo industriale, che sembra essere maturato in età moderna, la serialità sembra al contrario, essere un metodo che è sempre esistito, un discorso o concetto che nell’antichità non aveva motivo di esistere.
Infatti la manodopera era completamente gratuita, basti pensare agli schiavi, quindi il concetto di valore economico e risparmio nel tempo, non avevano motivo di esistere.
Oggi la situazione è diversa, perché noi acquistiamo cultura, praticamente se acquistiamo un tavolo, una sedia o un utensile per la casa, o beni di prima necessità, noi stiamo acquistando e allo stesso tempo consumando cultura, perché queste ci portano ad uno stato migliore di vita.
Stessa cosa per le opere d’arte, che all’epoca dei romani era una pratica tra i borghesi, mentre oggi, mostrare al pubblico una scultura di un grande artista nel proprio giardino, sarebbe un gesto poco apprezzato o inaspettato.
Quindi tutto quello che abbiamo detto in precedenza, dimostra un fattore fondamentale, all’epoca ci si fissava sul modo come costruire un oggetto, un’opera d’arte o un utensile, oggi invece ci si concentra sui processi o procedure che possono determinare la riproduzione dell’oggetto.
Realizzare un pezzo unico, significa inventarlo, infatti se volessimo riprodurre il disegno, noteremo che la nostra copia rispetto all’originale presenterà delle differenze, che sarà opposto al processo industriale, che prevede invece un discorso seriale, cioè ogni oggetto sarà identico e preciso all’altro.
Quindi in conclusione, l’aspetto determinante del processo industriale, o meglio seriale, non risiede nell’unicità, ma nello stabilire anticipatamente i procedimenti che porteranno alla produzione, quindi la realizzazione è un elemento di secondo piano.

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