(A 37) Bauhaus e grafica moderna

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 23 May 2018

Nell’ambito della Bauhaus, scuola fondata dall’architetto tedesco Walter Gropius (fig. 457) nel 1919, troviamo molto materiale, sia pratico che teorico, sull’architettura, sul design e sulla grafica del XX secolo.
Successivamente la scuola passò in mano all’architetto svizzero Hannes Meyer (fig. 458) e successivamente in mano al designer e architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe (fig. 459), che trasferì la sede da Dessau a Berlino e chiudendo definitivamente i battenti nel 1933, a causa del regime nazista.
All’interno di questa scuola insegnarono artisti, architetti e designer legati alle ricerche sulle innovazioni figurative, come il pittore statunitense Lyonel Feininger (fig. 460), il pittore e fotografo ungherese Laszlo Moholy-Nagy (fig. 461), il pittore tedesco Josef Albers (fig. 462), l’artista e grafico austriaco Herbert Bayer (fig. 463), l’architetto e designer ungherese Marcel Breuer (fig. 464) e il pittore franco-russo Vasilij Kandinskij (fig. 465).

457 Walter Gropius

458 Hannes Meyer

459 Ludwig Mies van der Rohe

460 Lyonel Feininger

461 Moholy-Nagy

462 Josef Albers

463 Herbert Bayer

464 Marcel Breuer

465 Vasilij Kandinskij

Comunque la presenza di tutti questi personaggi all’interno della scuola creò delle fratture, che in diverse occasioni terminarono anche in dimissioni o allontanamenti, anche se alla scuola va riconosciuto il merito di aver affrontato con grande maestria i temi della progettazione moderna, anche se non mancarono le relative opposizioni concettuali, da un lato lo schieramento della ragione tecnica e dall’altra quello legato alla spiritualità e a valori mistici.
Comunque la struttura didattica della scuola era divisa in una parte propedeutica e in una serie di laboratori legati ad ogni singola attività o profesione.
Nella parte teorica lo studio relativo al colore fu fondamentale, infatti va ricordata al serie di lezioni dove il tedesco e chimico Nobel Wilhelm Ostwald (fig. 466) diede vita alla teoria della misurabilità dei colori e della distinzione tra policromatici e monocromatici.
Metodo che fu contestato in parte da Klee e Kandinskij perché considerato troppo limitante sotto l’aspetto soggettivo del colore che ne limitava la creatività, infatti successivamente i loro corsi sulla materia in questione, furono improntati proprio su questa componente.
Lo stesso Kandinskij realizzò nel 1926, Punto linea superficie (fig. 467), convinto che l’arte possa essere analizzata nelle sue componenti fondamentali, vedendo nella retta orizzontale una forma fredda e in quella verticale una forma calda, mentre nella diagonale la fusione di entrambe.

466 Wilhelm Ostwald

467 Punto, linea, superficie, 1926

Lo stesso fece anche Johannes Itten (fig. 468) prendendo in esamina il colore e analizzandolo da un punto di vista soggettivo e psicologico, e nel 1961 affermò mediante la pubblicazione di Arte del Colore, che “Tutto ciò che è costruito mediante il calcolo, non è in arte un elemento decisivo”.
Poi quando Itten se ne andò dalla scuola, il suo posto venne preso da Laszlo Moholy-Nagy, che puntò verso una didattica basata sull’esperienza sensoriale e sulla spinta creativa che ne derivava, mettendo da parte la teoria, inoltre ebbe come assistente Josef Albers che successivamente prenderà il comando del corso.
Il metodo di quest’ultimo era una fusione dell’aspetto teorico di Itten e di quello pratico di Nagy, anche se darà precedenza all’analisi sulle forme mediante scale tattili e visuali di materie, per esempio maglie strette o maglie larghe, da chiaro a opaco a spesso, etc.
Lui analizzò molto attentamente le possibilità delle forme semplici nello spazio e le possibilità delle illusioni ottiche, anticipando la sua visione minimale in ambito pittorico e nelle strutture visive primarie, che daranno il via libera alle sue Homage to the Square (fig. 469) del 1949.

468 Johannes Itten

469 Homage to the Square

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