(F 22) Carattere americano

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

L’America non è mai riuscita a scrollarsi di dosso l’influenza degli inglesi, infatti la dichiarazione di indipendenza fu stampata in Caslon (fig. 12 dell’articolo “I Font, breve introduzione“), il New York Times adopera ancora il Times New Roman (fig. 8 dell’articolo “I Font, breve introduzione“) e il Bookman (fig. 179), e per la testata adopera un gotico Old English (fig. 180), anche se nel corso del diciannovesimo secolo le fonderie americane diedero un forte segnale. Quelle più di spicco nacquero a Philadelphia nel corso degli anni novanta del settecento e la principale fu la Binny & Ronaldson, fondata dai soci Archibald Binny, che imparò a incidere lettere a Edimburgo e James Ronaldson che in precedenza lavorava come biscottiere perdendo tutto in un incendio, praticamente lui gestiva tutta la parte commerciale. Tra le innovazioni più importanti operate da Binny vi fu il famosissimo simbolo $, mentre il carattere più famoso realizzata dalla fonderia americana fu il Monticello (fig. 181) che i fondatori battezzarono con il nome di Pica No 1, praticamente era un incrocio tra Baskerville e Caslon, un carattere tradizionale che univa tratti sottili e spessi, inoltre ricevette un elogio importante nel 1810, quando venne adoperato in “The History of Printing in America” di Isaiah Thomas. Verso la fine del diciannovesimo secolo questa fonderia divenne un punto di riferimento e una pietra miliare dell’American Type Founders Company (ATF), praticamente un gruppo di ventitré fonderie americane.
Il suo carattere tornò in vetta mostrando un po un carattere inglese a tal punto che venne ribattezzato Oxford, tuttavia venne rinominato Monticello.
Molti editori americani tra cui Scribner, Simon & Schuster preferivano quello che si chiamava Scotch Roman (fig. 182), un carattere tradizionale e leggermente moderno con influenze derivanti dal Bodoni e dal Didot.
All’inizio del ventesimo secolo vi fu un altro carattere che rappresentò lo stile americano dal nome inglese, fu proprio lo Cheltenham (fig. 183) noto nell’ambiente dei tipografi con il nome di Chelt, fu disegnato nel 1896 da Bertram Grosvenor Goodhue e Ingalls Kimball (fig. 184 e 185) per la casa editrice newyorkese Cheltenham Press, questo carattere dominò nell’ambito della pubblicità e della cartellonistica americana per circa cinquant’anni, un serif scuro e rudimentale, dalla modulazione dei tratti abbastanza modesta, per esempio, la A maiuscola con l’apice allineato male, la G con un goffo mozzicone in basso verso destra, la g riconoscibile dall’occhiello inferiore spezzato e la Q da quello intero.
Il carattere in questione fu promosso dai nuovi processi di fusione meccanica Monotype e Linotype, garantendone un largo uso, inoltre questo è stato anche la rivelazione tipografica dell’anno, affermato proprio dall’annuncio pubblicitario della ATF.
Affidabile e duttile, anche se gli intenditori del Madison Avenue si annoiarono ancor prima del pubblico, comunque il carattere tornò alla ribalta con il restyling del New York Times del 2003, con la digitalizzazione di Matthew Carter, impiegandolo in bold condensed in molti titoli del giornale.
Verso la fine del decennio, grazie agli svizzeri, inizierà la grande storia d’amore con l’Helvetica.

179 Font Bookman

180 Font Old English

181 Font Monticello

182 Font Scotch Roman

183 Font Cheltenham

184 Bertram Grosvenor Goodhue

185 Ingalls Kimball

Il carattere americano più moderno è il Franklin Gothic (fig. 22 dell’articolo “I Font, breve introduzione“), un sans serif che fece la sua prima comparsa nel 1905.La definizione di gotico in america non identica a quella europea, si tratta di un carattere nero, ma in questo caso non ha legami con gli scrivani e il gotico tedesco e neanche con band Heavy Metal.
Il carattere affonda le sue radici nell’Akzindenz Grotesk, si mostra largo, tarchiato e con una forma leggermente meno raffinata dell’Univers. Gli americani utilizzano tipicamente questo carattere sostenere la propria causa, come nel film di Rocky (fig. 186), oppure come nel caso dello stampatello maiuscolo dell’album “The Fame Monster“ di Lady Gaga (fig. 187).
Benton incise alcune lettere per Frederic Goudy (fig. 188), il disegnatore che ebbe il maggior impatto sulla tipografia americana.
Goudy disegnò più di cento caratteri, tra cui il Saks (fig. 189), oppure il Californian (fig. 190), etc.
Lui fu famoso anche per la sua vita piena di piaceri come automobili e ragazze, praticamente un personaggio raro.
Il suo carattere più insolito fu il Goudy Text del 1928 (fig. 191), un gotico ispirato alla Bibbia di Gutenberg, anche se la sua creazione migliore rimarrà sempre il Goudy Old Style (fig. 192), un carattere accurato che prende paura d’avanti al rinascimento, mostrando linee fluide, svolazzi molto vibranti e grazie molto dolci, utilizzato molto nella rivista Harper’s (fig. 193).
Inoltre Goudy era molto ossessionato dal fatto di riprodurre varianti interessanti del gotico, ed era molto esigente riguardo ai risultati.
Inoltre era molto pignolo sulle spaziature, infatti questo elemento se trascurato per i tipografi diventa un’offesa, un qualcosa che insulta la loro visione di bellezza.
Inoltre Goudy afferma che è impossibile creare un carattere che si differenzi nettamente dalle forme affermate del passato, come scrive nel suo libro “Typologia” del 1940, idee che erano state espresse anche dall’italiano Giambattista Bodoni , circa duecento anni prima.

186 Rocky

187 The Fame Monster di Lady Gaga

188 Frederic Goudy

189 Font Saks

190 Font Californian

191 Font Goudy Text

192 Font Goudy Old Style

193 Rivista Harper's

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