Consumo e contesti

Il visual design, come caratteristiche principiali, ha avuto sempre il consumo e la rappresentazione, che sono a loro volta legate agli usi e costumi della società, per esempio lo stato americano essendo composto da più etnie, ha dovuto sperimentare e realizzare campagne e strategie di design che guardano un po al mondo intero, quindi non ha potuto limitare il design relazionandosi esclusivamente all’autentico popolo americano.
L’esempio più limpido di tale strategia, sono McDonald e Coca-Cola (fig. 01 e 02), il cui brand è americano solo secondo l’anagrafe, ma il suo mercato e le sue strategie sono di tipo internazionale, adeguandosi ai vari paesi del mondo.
Un altro esempio è Hollywood, che è considerato da tutti il massimo del settore cinematografico, ma questo è dovuto anche al potenziale di capitale investito, che hanno permesso a questa multinazionale di essere la leader incontrastata, così come la moda e la gastronomia in Italia.
Inoltre dobbiamo sapere che non tutta la televisione americana arriva in tutto il mondo, perché noi riceviamo solo una selezione di questa, così come l’esempio della Coca-Cola, infatti per chi ha sempre viaggiato, saprà perfettamente che il gusto di questa bevanda gassata cambia da paese a paese, quindi quella che è venduta all’estero è un prodotto multinazionale pensato per essere americano.

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Inoltre Internet ha cambiato molte cose, perché con pochi click è possibile diffondere a macchia d’olio il sapere e la conoscenza, disintegrando il concetto di cultura esclusiva, occultando ormai il vecchio metodo di persuasione celata o mascherata del visual design.
Tutto oggi è visual design, dai bollettini all’abbigliamento, etc, inoltre le scuole non insegnano come funziona, infatti molti di noi apprendono determinati meccanismi, semplicemente perché soggetti a lunghe esposizioni o contatti nel tempo, quindi non dare conto a questo fattore da parte delle istituzioni, può diventare molto rischioso.
Questo fattore si verifica specialmente nel settore delle arti, infatti oggi le distinzioni tra un artista e un non-artista sono molto deboli, ma per distinguere questo aspetto possiamo basarci su determinate caratteristiche, come:
– l’artefatto deve essere diffuso, al di la del luogo, piccolo o grande che sia, l’importante che ci sia un destinatario del messaggio,
– poi dovrebbe consentire all’artista di guadagnare con la propria opera,
– e deve essere riconosciuto dalla società o dalla comunità.
Quindi un autentico artefatto deve avere queste principali caratteristiche, al contrario se uno realizza una propria opera da mostrare semplicemente agli altri per evidenziare le proprie doti, non c’é niente di male, ma deve sapere però di conoscere il potere o il peso del proprio operato.
Quindi essere istruiti sul visual design mediante una semplice frequentazione o continua esposizione a tali fattori, può risultare una cosa formale ed incosciente, quindi va riconosciuta l’importanza dei ragionamenti e dei processi che vengono attuati all’interno del visual design, e non sapere questo porta ad avere persone fanatiche della tecnologia e definite smanettoni, e poi i pensatori della comunicazione a cui sfugge l’importanza e il potenziale della produzione, e comunque questo è il risultato oggi di una comunicazione molto superficiale, semplicemente decorativa, dove sfuggono il vero potenziale a cui si potrebbe aspirare.
Un altro elemento simbolico del visual design, è la seduzione, a cui appartengono i settori della moda e della cosmetica.
Per esempio in passato l’abbronzatura era espressione simbolica dei lavoratori che operavano all’aperto, poi quando Coco Chanel rientrò dalle vacanze tutta abbronzata, allora questa pratica divenne sinonimo di benessere, cioè di persone di una certa leva sociale che poteva permettersi le vacanze.
Altro caso è quello di Evan Rachel Wood, che nella serie televisiva, True Blood del 2008, compare come regina dei vampiri, che grazie anche all’uso esperto della fotografia la cosa che risaltò fu proprio il colore bianco della sua pelle avvolta da un alone di luce.
Quindi il biancore della sua pelle divenne anche oggetto di discussione, che sembrava portare il resto della serie televisiva su un piano secondario, dove le persone discutevano anche di come siano riusciti ad ottenere un effetto così laccato della pelle, e quanto fondotinta si è dovuto utilizzare per raggiungere un tale effetto.
Inoltre la nostra società è sopraffatta sempre da uno sguardo distratto, quindi il visual design deve prendere in considerazione anche questa distrazione continua, inoltre un altro caso singolare è quello della serie tv Desperate Housewives, che racchiude al suo interno diversi generi, dall’horror alle battute delle tipiche sit-com, senza escludere il tocco comico, una soluzione interessante per attirare non solo il pubblico femminile, ma anche quello maschile.
In un episodio, l’attrice Eva Longoria, deve cercare di far credere al marito di essere incinta, un piano ben riuscito grazie a due fattori, da un lato la collaborazione dell’infermiera che gli farà avere un certificato di maternità falso, è dall’altro Photoshop, con cui poter falsificare i documenti ed altro.
Qui entra in ballo un gioco molto sottile, quello relativo ad uno dei famosi software di casa Adobe, perché grazie a lui, è possibile operare imparare a rimuovere effetti come gli occhi rossi, realizzare fotomontaggi, etc.
Stessa cosa se ci rapportiamo all’attrice Eva Longoria, in quanto fu anche testimonial latina di l’Oreal, e le spettatrici quando la vedono sui cartelloni, pubblicità etc, pensano immediatamente di imitare il suo stile, capelli, trucco, look, etc.
Infatti pubblicità del genere, come quella dei gioielli, oppure dei cosmetici e dei profumi, hanno sempre la tipica impostazione, cioè il volto, il logo in grande della casa produttrice e il prodotto presentato come un qualcosa di prezioso.
Stessa cosa per prodotti distribuiti in farmacia per la cura del proprio corpo, la cui propaganda mira sempre agli stereotipi o iconografie dello spettacolo, pelli perfette, sopracciglia lunghe e sottili, etc.
Tutti elementi che nel tempo diventano dei modelli di marketing, anche se il pubblico moderno è diventato anche più attento e difensivo, per citare alcuni esempi pratici, in questioni politiche o aziendali o anche di marketing, c’è sempre l’idea del complotto o della fregatura, oppure del trucco, una tipica frase può aiutarci a fissare meglio il concetto, come, “eh, il volto di tizio è stato ritoccato a computer in Photoshop”, e così via.
Vi sono stati anche attrici in passato, che hanno dichiarato sotto intervista, che la propria immagine era stata ritoccata a computer, tra queste ricordiamo la Bellucci.
Questo mette in evidenza un fattore fondamentale, quelli che danno importanza alle forme e quelli che la reputano stupida, giustamente relazionata al singolo contesto, come nel caso precedente dei trucchi e della cosmetica, quindi anche nella nostra vita quotidiana, questo tipo di segni parlano da se, come il truccarsi, come lo stile o le movenze del proprio corpo, il modo di vestire, etc.
Opposto all’elemento iconografico vi è invece l’importanza o l’amore verso la forma, come per esempio gli addominali, bicipiti in vista, naso o labbro rifatto, etc.
Quindi anche in luoghi come i centri di cura estetica, la chirurgia plastica, oppure la palestra può diventare un luogo o un’occasione per acquistare del visual design.
Ritornando all’attrice Rachel Wood, bisogna sapere che fu anche la compagna di Marilyn Manson, il cantante satanista, quindi questo rende ancora più simbolico il ruolo di regina di vampiri che lei recitava nella serie tv, inoltre questo è un aspetto su cui giocava da sempre Hollywood.
Quindi anche l’aspetto della vita privata è un elemento che insieme ad altri condiziona l’esperienza estetica, così come anche la critica, altro elemento che aiuta molto l’aspetto di diffusione sociale di un film, mediante un’analisi del racconto.
Quindi il fattore estetico è un elemento fondamentale ai fini del visual design, come il famoso caso Disney con il film di animazione di Biancaneve, dove si cercò di dare un tocco distintivo alla protagonista, che secondo le prime progettazioni risultò essere troppo pallida.
Il problema, dopo svariati tentativi, furono risolti nel modello di una ragazza che lavorava all’interno di Disney nel settore della coloritura.
Praticamente rese le guance più rosee (fig. 03), a tal punto che Disney chiese come avesse risolto, praticamente mediante l’uso del rossetto posto sull’acetato e poi spalmato con il dito.

03

Però la problematica era quella di doverlo fare per tutti i disegni della protagonista, cercando di mantenere lo stesso tocco, quindi Disney le chiese come poteva riuscirci, e la ragazza con sincerità rispose dicendo, lo faccio su di me tutti i giorni.
Di conseguenza la sua dimestichezza con i trucchi, le permise di aggiudicarsi imbellettatura del personaggio inventato, che si ispirò al modello iconografico Wallis Simpson, borghese, divorziata e duchessa di Windsor, che fu presa in sposa dal principe di Galles, che rinunciò al suo trono di Inghilterra, pur di averla.
Quindi come la Gioconda, che ogni giorno vede davanti a se grandi file di persone giunte da ogni parte del mondo per vederla, così siamo noi davanti allo specchio, dove cerchiamo di ispirarci ad un modello visto altrove.

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