Editoria e libri illustrati

Verso la metà del XIX secolo ci fu una forte crescita dell’editoria, che prima era riservata solo ad una piccola cerchia, ora invece con il nuovo atteggiamento di società di massa, i volumi ebbero grande diffusione, inoltre questo permise anche la crescita di copertine e grafiche illustrate, inoltre favorevoli furono anche le nuove tecniche di stampa, parentesi già accennata sul discorso dei periodici.
Nel 1895 William Morris (fig. 01) nella doppia pagina mostrò le indicazioni per la progettazione grafica di un libro, dove i testi erano limitati più dalla composizione di queste, ma dai bianchi dei margini, dell’interlinea, capoversi e illustrazioni, tutto questo conferì alla doppia pagina un sistema di impaginazione infallibile e unitario.
Schema questo che determinò uno schema unico globale per tutti i libri in base ai rapporti stabiliti secondo la cultura dell’epoca e rapportato ai nuovi criteri della cultura di massa e della comunicazione.
Quindi le rilegature come quelle in tela, e in brochure, richiesero una maggiore attenzione sulle decorazioni e maggiore definizione sui caratteri.
Quindi questa nuova dimensione nel rapporto tra testi, lettere, spazi e illustrazioni assunse un ruolo fondamentale, inoltre altro elemento fondamentale per la grafica liberty fu l’uso dei capilettera (fig. 02), che permise nuove soluzioni grafiche, anche se questo riguardava stampe legate ai collezionisti, quindi edizioni già più pregiate, come anche l’impaginazione secondo schemi medievali, opera praticata dalla Kelmscott Press di Morris.
Comunque anche queste furono fondamentali perché permisero lo studio sempre più approfondito di nuove soluzioni del lettering, che poi avrebbe avuto dei rimandi più ampi nell’ambito dell’arte grafica dei manifesti.
Ecco perché in questo ambito si registrò una forte lavorazione e maggior coinvolgimento da parte degli artisti rispetto alla classe artistica degli architetti e dei designer.

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Ecco perché in questo ambito si registrò una forte lavorazione e maggior coinvolgimento da parte degli artisti rispetto alla classe artistica degli architetti e dei designer.
Molte copertine e decorazioni furono realizzate da Henri van de Velde (fig. 03), Joseph Maria Olbrich (fig. 04), Peter Behrens (fig. 05), etc, mentre per la cura delle illustrazioni vi fu una maggiore attenzione da parte dei grafici e pittori, così oltre ai nomi di illustri artisti della grafica come Aleardo Terzi (fig. 06), Carlos Schwabe (fig. 07), Duilio Cambellotti (fig. 08), William Bradley (fig. 136 pag. 09), vi furono anche i noti pittori come Lucien Pissarro (fig. 10), Felix Vallotton (fig. 11), Pierre Bonnard (fig. 12) e Alberto Martini (fig. 13).

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Questa situazione creò delle polemiche, in particolare sulle realizzazioni dei libri d’artista, infatti molti bibliofili non accettavano l’eccessiva libertà che gli artisti mostravano nell’ambito dell’illustrazione, quindi questo non era concesso, viste le restrizioni di tale sistema di rappresentazione, infatti le diverse illustrazioni anche se rispondevano solo ai testi comunque facevano parte dell’intero progetto grafico e di conseguenza dovevano mantenere un certo aspetto raffinato.

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