(I 47) ESPORTAZIONI E STAMPA

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 8 October 2018

Anche se la soluzione migliore quando scattiamo una foto, è un file in Raw, successivamente dovremo decidere di esportare la nostra immagine in un formato più accessibile per la condivisione.
Quando avviamo questa operazione, il software ci porrà davanti a diverse opzioni, se il nostro lavoro non sarà concluso, oppure prevede fasi future di elaborazione, allora converrà salvare il file o in TIFF (Tagged Image File Format) o PSD (Photoshop Document) che manterranno intatti anche la qualità dell’immagine.
Viceversa, se reputiamo concluso il nostro lavoro, allora la soluzione migliore sarebbe quella di salvare il file in Jpeg (Joint Photographic Expert Group) impostando la qualità sul livello massimo, questo formato non solo sarà più leggero ma sarà anche di facile condivisione.
Altro punto da considerare è il colore, quindi se il file è destinato a girare o essere pubblicato sul web, allora dovremo optare per sRGB (standard Red, Green, Blue), mentre se è destinato ad ulteriori elaborazioni sul PC o salvarle in memoria come archivio, allora sarà meglio mantenere il profilo RGB (Red, Green, Blue).
In alternativa, la Kodak ha sviluppato di recente lo spazio ProPhoto RGB che è molto più esteso della spazio Adobe RGB, infatti nel diagramma di cromaticità CIE 1931 (fig. 195), sono riportati i colori compresi nello spazio ProPhoto RGB e le coordinate dei colori primari, mentre il punto di bianco D50 è al centro, e le aree dei triangoli all’esterno dell’area colorata sono colori immaginari (non visualizzabili).
Lo spazio colore ProPhoto RGB è uno spazio colore RGB riferito all’uscita del monitor, stampante, etc, che offre un gamut molto largo, progettato per l’utilizzo in fotografia.
Questo spazio colore contiene più del 90% dei colori possibili nello spazio CIE, ed il 100% dei colori del mondo reale.
Lo spazio ProPhoto RGB è più grande dello spazio colore Adobe RGB, e sono stati scelti per minimizzare le rotazioni delle sfumature dovuti ad operazioni non lineari sulle scale tonali.
Ricordate che le operazioni non lineari sono peculiari dei software di sviluppo RAW come Lightroom, ed e’ per questo che lo spazio colore di default di Lightroom è proprio ProPhoto RGB e non è modificabile.
Se usiamo sRGB, abbiamo molti tagli nei verdi, nei rossi e negli arancioni, quindi sta a significare che se avete un file nello spazio colore sRGB, alcuni colori, nel nostro caso verde, arancio e rosso presenti nell’originale, andranno persi (fig. 196).

195 Diagramma CIE 1931

196 I tagli sRGB all'interno del diaframma RGB

Per questo motivo, chi scatta in JPG sceglie lo spazio Adobe RGB invece di sRGB, perchè non bisogna buttar via informazioni utili, così per chi scatta in raw che esporta i suoi file in Photoshop etichettandoli come Adobe RGB e imposta lo spazio colore di lavoro di Photoshop ad Adobe RGB.
Quando realizziamo uno scatto non vediamo l’ora di visualizzarla sul nostro monitor, ma ancor più interessante è l’effetto che questa reca nel momento che la stampiamo, e per affrontare questo passaggio bisogna conoscere alcuni processi.
Dobbiamo sapere che ogni strumento digitale propone i colori in modo diverso, un fattore che determina l’esito della stampa, soprattutto perchè l’immagine a monitor è RGB mentre i metodo di stampa prevede la conversione in CMYK (CYAN, MAGENTA, YELLOW, KEY BLACK).
A questo punto avremo bisogno di un sistema di calibrazione per definire i colori tra monitor e stampante.
Quelli realizzati per i monitor risultano essere più economici rispetto a quelli per le stampanti, e possiamo trovarli presso i rivenditori di articoli fotografici, mentre i profili per la stampa, visti i costi più elevati, sono già forniti all’interno delle macchine dai produttori stessi.
Ricordiamoci inoltre che la stampante deve convertire il pixel in inchiostro, di conseguenza lo standard adoperato è quello di 300 dpi (Dot per Inch, cioè punti per pollice pari a 118 pixel per cm), quindi se stampiamo un file di 4000px, allora avremo 4000/300, pari a 13,33 pollici, e un pollice è uguale a 2,5cm, quindi un totale di 33cm circa.
Ma lo standard 300dpi è già molto più ampio, perchè già con 200-220dpi riusciremo ad ottenere una stampa di qualità, di conseguenza la stampa risulterà anche più grande, infatti 4000px/200dpi, pari a 20 pollici (50cm).
Questo potrebbe determinare un peggiormanto della qualità di resa dell’immagine in stampa, ma tale fattore va compensato con il fatto che questa, per esempio un paesaggio, va letta o percepita ad una certa distanza.
Questo passaggio può essere gestito con Adobe Photoshop accedendo dalla voce menù Immagine > Dimensione immagine (fig. 197).

197 Pannello dimensione immagine in Photoshop

Comunque con i profili colori impostati o ben calibrati possono rendere il lavoro di stampa più preciso, anche se non potrà mai sostituire il buon metodo tradizionale delle prove di stampa, che però comporta delle spese e costi in termini di materiale, carta e relativo inchiostro.
Comunque una prima opzione potrebbe essere quella di stampare l’immagine di prova in piccolo formato adoperando lo stesso tipo di supporto, oppure possiamo usufruire del processo di simulazione di stampa, soft proofing, che genererà una serie di simulazioni a monitor mostrando l’aspetto finale della stampa, ma questo però richiede un’ottima calibrazione di monitor e carta inseriti.
Parti dell’immagine che non saranno coerenti all’originale in stampa, parlo principalmente dei colori, sono definiti fuori gamma.
Un’altra scelta fondamentale per la resa del lavoro finale è la scelta della carta e del formato.
Le carte possono essere divise in tre tipologie principali, opache, lucide e semilucide, la prima conferisce un risultato privo di riflessi e adatta per essere esposta in zone illuminate, però il problema è che questa, soprattutto quelle ruvide, sono meno resistenti e la resa del colore lungo la superficie è più spenta conferendo all’immagine un tono meno vivo il che le rende più accattivanti per il bianco e nero.
Invece la finitura lucida conferisce maggior contrasto, vivacità cromatica e nitidezza alle immagini stampate.
Comunque queste non sono adatte per essere esposte in zone luminose, inoltre offre un grado di sfumature più ridotto rispetto alle semilucide e opache.
Altra considerazione sono i formati, quelli standard sono due, ISO 216 definito anche internazionale e quello ANSI, che è in uso principalmente nel Nord America.
Il sistema ISO adopera i formati con prefisso A, che parte da quello più grande A0 fino a quello più piccolo A10 (fig. 198) mantenendo le relative proporzioni pari a 1:1,41, che determina una sequenza di formati dove le dimensioni si ottengono dividendo a metà quelli più grandi, ad eccezione del formato super A3, che non rientra in questa sequenza ma è riconosciuto da tutte le principali stampanti, come Epson, Canon, Xerox, etc.
Invece il sistema ANSI (fig. 199) fa riferimento al sistema standard North American Letter Size, cioè 8,5 per 11 pollici, oppure ANSI A pari al formato A4.
Qui i formati variano non mantenendo misure uniche e alternandosi tra 1:1,29 e 1:1,54, quindi nel primo avremo un’altezza maggiore di 1,29 rispetto alla larghezza, mentre nell’altro caso avremo l’altezza maggiore di 1,54 rispetto alla larghezza.

198 Tabella dei formati cartacei secondo il sistema ISO 216

199 Tabella dei formati cartacei ANSI

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