(I 42) FILTRI ND, UV E SKYLIGHT E FILTRI POLARIZZATORI

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 8 October 2018

I filtri sono adoperati in ambito paesaggistico per regolare l’esposizione, visto che le fotocamere hanno dei limiti nel registrare la scena secondo il nostro volere.
Oggi con l’introduzione dell’HDR (High Dinamic Range) ha reso più superfluo l’uso dei filtri, anche se ci sono alcuni a cui non si può rinunciare, inoltre questa può essere un’ottima alternativa se non si vuole lavorare in postproduzione.
I filtri sono divisi principalmente in due tipologie, quelli a lastra e quelli a vite, i primi sono di forma quadrata e hanno bisogno di un supporto per essere applicati davanti alla lente, invece quelli a vite dipendono dal diametro del nostro obiettivo, in questo caso per essere sicuri possiamo acquistare i filtri con il diametro più grande del nostro set di obiettivi ed adoperare per gli altri un adattatore (fig. 177 e 178, fig. 179 e 180).

177 Filtri a lastra

178 Filtri a vite

179 Adattatore per filtri a vite

180 Tabella dei valori di conversione filtro a esposizione

Comunque nella maggior parte dei casi si preferiscono quelli al lastra, che possono essere anche rettangolari ed inseriti in appositi portafiltri dotati a loro volta di anelli adattatori funzionali per qualsiasi diametro di lente.
Come nel caso della fotocamera anche i filtri non sono infallibili, come primo appunto è il formato in quanto le lastre non sono compatibili tra loro, infatti se adoperiamo una marca saremo vincolati a questa, secondo i costi che sono elevati rispetto al sistema a vite.
I sistemi maggiormente in uso tra i filtri rettangolari sono i Cokin, 100mm, 84/85mm e 67 mm, oppure Hitech o Lee Filters, che risulteranno poco appropriati con i grandangoli luminosi o gli zoom di un certo livello hanno lenti molto estese rispetto ai 67 e 85mm, ma anche se si riuscisse a montarli verrebbero fuori i portafiltri ai lati generando una sorta di vignettatura introno alla scena.
Un altro fattore da prendere in considerazione è che se adoperiamo più filtri applicati sulla lente rischiamo di avere una perdita sulla qualità dell’immagine, inoltre può capitare che la filettatura del portafiltri può rimanere bloccata sulla lente, in questo caso esistono appositi strumenti per rimuovere l’oggetto in questione.
In certi casi quando la luce scarseggia siamo portati ad aumentare per poter avere tempi di posa più rapidi, ma se al contrario volessimo aumentare i tempi e aprire maggiormente i diaframmi rischieremo di avere scene sovraesposte.
In alternativa potremo utilizzare un filtro ND, cioè a densità neutra, praticamente questo assorbe tutte le lunghezze d’onda senza toccare o alterare i colori, di conseguenza, maggiore è la sua densità e maggiore sarà l’assorbimento della luce con la relativa variazione nell’esposizione.
Questi valori sono definiti mediante metodi precisi, l’uno è definito mediante il valore 0,1 pari a 1/3 stop, un ND 1 sarà uguale a 1 stop, un ND 2 di 0,6 stop, ND 3 a 0,9 stop, etc, mentre l’altro metodo è è quello di utilizzare un filtro che dia come rusultato una riduzione di luce di 1 stop pari a un valore ND 2x, così un 4x la ridurrà di 2 stop, etc.
Inoltre i filtri ND possono essere divisi in estremi e graduati, nel primo caso sono impiegati quando la riduzione di 3 stop non risulta essere sufficiente, quindi potremo utilizzare filtri da 10 stop molto densi che sono caratterizzati da valori luminosi molto freddi che non sono compromettenti per una scena in bianco e nero, oppure nel caso di una a colori basterà intervenire con la regolazione dei bianchi.
Questi sono disponibili sia a lastre che a vite, e nel caso di questi ultimi, la loro struttura tende ad essere molto cablata non permettendo l’ingresso di riflessi indesiderati rispetto invece ai portafiltri.
Se desideriamo evitare questo effetto basterà fissare la lastra nella fessura più vicina alla lente inserendo un paraluce, inoltre data la loro densità saremo costretti a montare la scena prima della loro applicazione sul supporto anche se alcuni LiveView riescono ad operare anche con questo già innestato.
Di conseguenza i valori di esposizione vanno impostati prima di applicare il filtro, poi vanno regolati basandoci sulla tabella esposta qui di seguito (fig. 181), e comunque è sempre meglio operare in modalità manuale, così da avere un controllo totale sulle diverse impostazioni di esposizione.

181 Tabella dei valori di esposizione per i filtri estremi

Altri filtri da prendere in considerazione sono quelli graduati, definiti così perchè sono opachi solo per metà, mentre l’altra metà risulta essere trasparente e tale passaggio o progressione di sfumatura è divisa consente un altro tipo di classificazione, soft, medium e hard (fig. 182, 183 e 184).
Quelli morbidi vengono utilizzati quando l’orizzonte non risulta essere piatto, viceversa se questo risulta essere piatto, allora sarebbe meglio adoperare un filtro graduato hard, comunque se volgiamo ottenere il meglio dal nostro filtro, allora dobbiamo tenere presente il posizionamento, per esempio evitiamo di porlo appena sopra la linea di orizzonte, altrimenti rischieremo di ottenere una sottile linea sovraesposta di luce, viceversa se posizionato sotto la cui linea risulterà essere scura.
Inoltre ricordiamoci di esporre bene le parti scure o il primo piano prima di applicare il filtro graduato, visto che sarà coperto dalla parte trasparente.
Per compensare la parte più chiara dell’immagine va adoperato il filtro apportando le relative differenze con le parti scure, anche se un metodo più intuitivo consiste nel socchiudere gli occhi osservando la scena di fronte a noi, e se gli elementi nella scena, sia scuri che chiari sono riconoscibili, allora non avremo bisogno di applicare un filtro ND graduato, viceversa se i dettagli del cielo non saranno leggibili, allora sarebbe meglio adoperarlo, inoltre sarebbe meglio adoperare quelli a lastra rispetto a quelli a vite, data la loro particolare struttura a metà scena.
Comunque possiamo utilizzare due metodi per una corretta esposizione mediante l’uso di filtri graduati, il primo metodo consiste in:
– impostiamo la fotocamera in manuale e il metodo di lettura media ponderata,
– misuriamo l’esposizione sul primo piano impostando relativamente i dati di diaframma e velocità di posa,
– poi inquadriamo il cielo prendendo appunti sulla nuova lettura esposimetrica senza toccare i valori sistemati precedentemente, e applichiamo il filtro,
– posizioniamo in modo corretto il filtro senza modificare i dati impostati per l’esposizione.
L’altro metodo consiste nel:
– regolare sempre la fotocamera in manuale selezionando la lettura spot,
– effettuiamo la lettura esposimetrica sul primo piano su mezzo tono, per esempio su un cartoncino grigio mantenuto in mano, oppure un soggetto in primo piano come erba o roccie, etc, ed impostiamo velocità e diaframmi,
– ora realizziamo una lettura in una parte chiara escludendo il sole e zone intorno a questo, se tale lettura risulta essere chiara di 2 stop rispetto al primo piano, allora montiamo il filtro ND con riduzione pari ad 1 stop.

182 Filtro ND graduato soft

183 Filtro ND graduato medium

184 Filtro ND graduato hard

Ricordiamo che maggiore risulta la differenza di esposizione tra cielo e terra, maggiore dovrà essere il filtro ND da adoperare (fig. 185, 186).
In altre situazioni può capitarci di avere a che fare con i raggi ultravioletti del sole, per esempio con la neve oppure su riprese ad alta quota, dando vita a fasci di luce blu-viola, in questo caso sarebbero utili l’uso di filtri UV o Skylight, il cui uso serve proprio per correggere questo effetto, conferendo alla scena il giusto contrasto.
Gli UV sono filtri più neutri, mentre gli Skylight sono divisi in 1A e 1B, quest’ultimo risulta essere più forte e caldo rispetto al primo.
Anche qui abbiamo sia i modelli a lastra che a vite.
Infine abbiamo i filtri polarizzatori le cui funzioni sono precisamente due, contrastare i riflessi e rendere maggiormente intensa la profondità di un cielo blu.
I modelli sono due, lineari e circolari, in riferimento al modo in cui polarizzano la luce, e sono costituiti da un vetro circolare che può ruotare a 360°, e ruotando varierà anche la quantità di luce che riesce a polarizzare.
Per esempio a 90° riusciremo ad ottenere una polarizzazione unica del cielo che risulterà più drammatica, e questo strumento va usato anche con cautela se abbinato con obiettivi grandangolari più estremi, in modo da evitare le variazioni tonali del blu lungo l’estensione dell’intero fotogramma, ma se usato correttamente può dare vita ad effetti veramente impressionanti (fig. 187).
Questo può essere utilizzato anche per ridurre effetti di riflesso che provengono da oggetti metallici, adoperando un’angolazione di 56° dalla verticale, quindi possiamo rendere più trasparente l’acqua, oppure possiamo ridurre l’effetto dei riflessi dell’acqua su superfici bagnate esaltandone i colori, etc.

185 Immagine senza filtro

186 Immagine con filtro ND

187 Immagine realizzata con il filtro polarizzatore

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