(F 23) Font classico o non classico

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

Durante il diciottesimo secolo il francese Firmin Didot (fig. 194) e il parmigianino Gianbattista Bodoni (fig. 195), si sono guadagnati il merito per aver realizzato un gruppo di caratteri romani moderni, basandosi sul tradizionale Baskerville.
Questi comparvero negli anni novanta del settecento grazie al progresso delle tecniche di stampa e il miglioramento della qualità della carta che permisero ai punzonisti di incidere tratti molto più precisi e fini senza correre il rischio che questi potessero non venire sulla carta.
Quindi si impegnarono nel disegnare caratteri dai tratti sempre più estremi e contrastanti.
I romani moderni nacquero come caratteri da testo, e possono colpire se realizzati con un’interlinea generosa, ma quando sono ingranditi per scopi pubblicitari o decorativi, diventano i rappresentanti in persona dell’eleganza artistica.
Il modo per esprimere la parola classe sono proprio questi caratteri romani moderni, questo spiega perché importanti riviste come Elle, Vogue, etc, adoperano proprio questi caratteri.

194 Firmin Didot

195 Gianbattista Bodoni

Tra i diversi caratteri moderni, il Walbaum (fig. 196) tedesco è un vero prodigio romantico.
Trae il suo nome dal creatore Justus Erich Walbaum (fig. 197), presenta un’aria un po presuntuosa ma allo steso tempo risulta essere dolce e caloroso, inoltre la k risulta essere molto tecnica come se giungesse da un’altra font.
Vi sono anche il Fairfield (fig. 198), il Fenice (fig. 199) e il De Vinne (fig. 200) che hanno un grosso debito nei confronti di caratteri che nell’insieme sono definiti Didones o anche Bodoniani, mentre le varianti digitali hanno introdotto corpi che riducono leggermente i contrasti tra le lettere.
Comunque l’evoluzione tecnologica e industriale non permise di poter spaziare tanto con la raffinatezza e l’eleganza, quindi furono sostituiti con lettere tarchiate, di conseguenza i caratteri commerciali dal nome inglese come, Thorowgood (fig. 201), Falstaff (fig. 202) e Figgins Antique (fig. 203) gridavano per poter attirare l’attenzione.
Questi caratteri che gli stessi esperti definirono “Fat Face” ed egizi, avevano una durezza adatta non solo al baccano e all’operosità delle nuove fabbriche, ma anche al casino e al frastuono dei parchi di divertimenti e delle prime musichall vittoriani.
Praticamente detto in parole molto povere, font che non vogliono essere al passo con i tempi.

196 Font Walbaum

197 Jusutus Eric Walbaum

198 Font Fairfield

199 Font Fenice

200 Font De Vinne

201 Font Thorowgood

202 Font Falstaff

203 Font Figgins Antique

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