(F 14) Font da metropolitana

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 27 March 2018

Nel corso della Prima guerra mondiale vide la luce uno dei caratteri più amati nel mondo, quello creato da Edward Johnston (fig. 89) per la metropolitana di Londra, il font Johnston Sans (fig. 90) comparì non solo nelle stazioni di Elephant & Castle e di Golders Green, ma ovunque venissero affissi manifesti.
Johnston fu l’uomo che diede un’identità tipografica a Londra, dominando in tutti i sensi, da occidente ad oriente della città, dalla fermata della Metropolitan ad Amersham fino alla fermata di Upminster sulla District Line, inoltre la targa blu che ricorda la sua permanenza a Hammersmith lo conferma come maestro calligrafo, inoltre risulta essere anche l’unica scritta con il suo carattere.
Secondo Evelyn Waugh era un’artista puro e amabile, e ogni guida turistica, ogni annuncio della metropolitana vive all’insegna del suo carattere.
la stessa Evelyn rimase colpita dal suo fascino artistico, soprattutto nel periodo in cui venne accolta nel suo laboratorio a Ditching nel Sussex, la stessa cosa vale anche per il suo allievo Eric Gill che rimase altrettanto colpito dal suo estro artistico.
Comunque Johnston inizialmente non ebbe subito un contatto diretto con il mondo del design calligrafico, ma lui studio inizialmente medicina a Edimburgo, poi dal 1899 tenne corsi di calligrafia alla Central School of Arts and Craft di Londra.
Vi fu anche un altro ammiratore di Johnston, T.J. Cobden Sanderson della Doves Press, che incaricò Johnston di scrivere il manifesto per il suo bellissimo libro su pergamena.
Il font Underground (fig. 91) di Johnston è considerato il primo sans serif in chiave moderna, ancor prima del font Erbar di Jakob Erbar nel 1926 (fig. 92), il Futura realizzato da Paul Renner nel 1927 (fig. 65 dell’articolo “Futura o Verdana“), il Kabel di Rudolf Koch nel 1927 (fig. 93), inoltre lo stesso Gill Sans (fig. 44 dell’articolo “Il font Gill Sans“) deve molto al font Underground di Johnston.Inoltre il carattere di Johnston venne definito anche il carattere del popolo, perché il primo ad essere realizzato per un quotidiano, che non si legava ne al ceto sociale, ne alla politica del tempo e ne alla cultura.
Lui iniziò a lavorare a questo carattere nel 1915, anche se l’idea era stata pensata circa due anni prima, quando Gerard Meynell titolare della Westminster Press, tipografia incaricata di realizzare i cartelloni per la London Underground, l’aveva presentato a Frank Pick, direttore commerciale della società di trasporti.

89 Edward Johnston

90 Font Johnston Sans

91 Font Underground

92 Font Erbar

93 Font Kabel

In particolar modo quest’ultimo aveva una visione del design anti-vittoriana, e andava alla ricerca di un carattere che fosse rappresentativo dell’epoca moderna in cui vivevano, prendendo in considerazione il Trajan che lo stesso Eric Gill aveva adoperato per le insegne della W.H. Smith, giudicandole però troppo piatte.
Successivamente quando Johnston incontrò nuovamente Pick, gli venne assegnato l’incarico, inoltre lo stesso Eric Gill fu presente e lo aiuto per la creazione dell’alfabeto prima di rinunciare a causa di altri impegni maturati in quel periodo.
Lui iniziò a realizzare le prime lettere nel 1915, la B, la D, la E, la N, la O e la U maiuscole dalle dimensioni di circa cinque centimetri e con la presenza di piccole grazie inizialmente.
Tra le maiuscole la lettera più caratterizzante era proprio la O dandole una contro-forma pari al doppio delle aste, mentre quella più originale fu proprio la l minuscola, che mostra un prolungamento piegato verso l’alto per distinguerla dalla I.
La più bella rimane però la i minuscola, collocandole un puntino romboidale, comunque l’alfabeto completo venne terminato per la prima volta nel 1916.
Una prima apparizione del Johnston Sans fu su un cartellone mai pubblicato, dove affermava che la metropolitana era il mezzo più sicuro ai tempi della guerra, anche se la sua prima apparizione ufficiale avvenne nel 1916 su una bella serie di manifesti che annunciavano le tariffe da Hammersmith a Twickenham, 4 penny, e promuovevano l’Arts & Crafts Exhibition alla Royal Academy.
Le lettere furono disegnate su carta da ricalco e poi incise su legno, questo perché pensava che i suoi caratteri sarebbero stati impiegati solo per manifesti e cartelloni, ma non avrebbe mai pensato che il suo carattere sarebbe stato usato nel corso del tempo.
Infatti oggi il suo font è considerato parte di una delle più grandi immagini coordinate create. Nel corso degli anni il font di Johnston subì alcuni adattamenti, infatti dopo la guerra il Johnston Light venne adoperato sui tabelloni luminosi, e nel 1973 Berthold Wolpe disegnò un condensed più aggressivo, mentre Walter Trey modificò alcune lettere ampliando la a e alleggerendo la g, inoltre verso la fine della guerra gli esperti di marketing pubblicitario della London Transport frustrati dal fatto di dover utilizzare un carattere pre-digitale, che non si adattava ai nuovi metodi di progettazione come il Gill Sans, l’Univers e il Bembo, decisero allora di incaricare Eiichi Kono (fig. 94), un Giapponese che studiava ottica a Londra da ben cinque anni e che lavorava per l’azienda britannica Banks & Miles, di realizzare un restyling del carattere Johnston.
Lui usò inizialmente strumenti basilari per realizzare le nuove lettere, carta nera, penna Rotring, pinzette nastro adesivo, etc, prima che li venissero importati da Tokyo la lente concava, microscopio e macchina fotografica.
Con il tempo, Kono realizzò altre varianti di questo carattere, per la precisione altri otto, e alla fine quando presentò il lavoro commissionato, il New Johnston, venne mostrato con una singola parola, cioè, Underground.
La cosa di cui rimase stupito lo stesso Colin Banks, fu la lunga resistenza all’uso che mostrò questo nuovo carattere creato da un semplice dilettante, inoltre nel 1916, anno in cui comparve il carattere Johnston, Lucien Alphonse Legros e John Cameron Grant pubblicarono un soddisfacente studio sulle correzioni ottiche (fig.95) da adoperare per ottenere leggibilità e caratteri equilibrati, per esempio la lettera t deve spesso essere inclinata indietro, il puntino presente sulla lettera i deve risultare leggermente spostato a sinistra.
I caratteri creati da Kono seguivano severe direttive e dopo sessant’anni che il Johnston fu usato per standardizzare la metropolitana di Londra, altre metropolitane sparse nel mondo risultavano essere un insieme caotico, come per esempio la metropolitana parigina che risultava essere un vero labirinto di piastrelle e ornamenti metallici in stile Art Nouveau.
Le cose però divennero più chiare nel corso degli anni sessanta, quando Adrian Fruiteger fu incaricato di creare non solo omogeneità ma anche un sistema di leggibilità efficace.
L’Alphabet Metro (fig. 96) fu una variante del suo Univers (fig. 40 dell’articolo “Uso corretto dei font“) con tutte le maiuscole bianche su fondo blu, inoltre i nuovi cartelli furono installati man mano che i vecchi si danneggiavano.La metamorfosi vera e propria si verificò nel corso degli anni novanta, quando Jean Francois Porchez (fig. 97) presentò i caratteri Parisine (fig. 98), che costituisce attualmente il sistema standard.
A New York accadde la medesima cosa, anche li inizialmente regnava il disordine, con varianti del Franklin Gothic o del Bookman con un tocco di Art decò e certi casi con grazie romane.
Comunque l’evoluzione si ebbe nel 1967 perché le autorità avviarono il progetto per uniformare la segnaletica dell’intera metropolitana newyorkese.
La scelta cadde sullo Standard Medium, o meglio Akzidenz Grotesk (fig. 38 dell’articolo “Uso corretto dei font“), un sans serif tedesco in grassetto nato nel diciannovesimo secolo, anche se questo piano venne attuato in modo frammentario, perché non tutti i vecchi cartelli furono rimossi e molte volte quelli nuovi erano dominati da enormi graffiti generati dalla nascita dell’Hip-Hop.Lo stesso New York Times affermò nel 1979, che vista la confusione, forse sarebbe meglio che la segnaletica non esistesse proprio.
Comunque la soluzione arrivò inizialmente nel 1972, comparendo per la prima volta sulla mappa della metropolitana, poi con un peso normale nel 1989 conferendo uniformità all’intera linea sotterranea statunitense, finalmente era giunto il carattere Helvetica (fig. 6 dell’articolo “I Font, breve introduzione“).

94 Eiichi Kono

95 Lucien Alphonse Legros e John Cameron Grant, studio sulle correzioni ottiche

96 Font Alphabet Metro

97 Jean Francois Porchez

98 Font Parisine

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