(F 15) Font svizzeri

 Welcome
  • Benvenuto in giuseppepalumbo.org, il sito web dedicato interamente al profilo personale di Giuseppe Palumbo. All'interno del sito web potrai visionare una sezione dedicata al mio portfolio oltre ad una sezione di lavori realizzati nel tempo libero. Inoltre all'interno della piattaforma è presente una sezione blog dedicata ad argomenti legati al mondo della grafica, della fotografia e della tipografia.
author image by Giuseppe | 0 Comments | 27 March 2018

L’Helvetica (fig. 6 dell’articolo “I Font, breve introduzione“) e l’Univers (fig. 40 dell’articolo “Uso corretto dei font“) nacquero entrambi nel 1957, portando ordine non solo nei sistemi di trasporti, ma anche nelle città, dimostrando grande sicurezza sulla propria funzione. Quindi questi due caratteri erano perfetti per quel periodo, il primo, l’Helvetica si dimostrò molto versatile e bello, a tal punto da ispirare lo stesso Gary Hustwit (fig. 99) alla realizzazione del film Helvetica, dimostrando che questo carattere, è fondamentale nelle città come l’ossigeno per i nostri polmoni.
In passato vi fu Cyrus Highsmith (fig. 100) che avviò una sorta di esperimento, cerco di affrontare la giornata senza l’Helvetica, però i guai iniziarono già da come si alzò dal letto, perché quasi tutti i suoi vestiti, incluse le indicazioni sull’etichetta al suo interno erano scritti in Helvetica, quindi optò infine per una vecchia t-shirt.
La metro era completamente fuori questione, riuscendo a trovare un bus privo di questo carattere, mentre per pranzo pensò di fare una piccola scappatella ad un ristorante cinese in Chinatown, ma dovette rinunciare perché il menù del locale era scritto con lo stesso carattere, sul lavorò cancello in anticipo l’Helvetica dal proprio PC, non poté leggere nemmeno il New York Times perché le classifiche erano scritte con il carattere incriminato, di conseguenza non poté neanche navigare in internet, rientrò anche in ritardo perché gli orari dei bus erano scritti con il font in questione, addirittura fu attento anche con i soldi e sulle carte di credito, praticamente gli aveva reso la vita impossibile.
Ritornando al film Helvetica, questo si apre con un’inquadratura sul font a Manhattan, il chiosco tkts in Times Square, la metropolitana, e a seguire immagini di BMW, Jeep, Toyota, etc.
La parte migliore arriva a circa un terzo della pellicola, dove il disegnatore Michael Bierut (fig. 101) spiega del successo riscontrato da questo carattere sulla pubblicità e sul branding degli anni sessanta, come un consulente aziendale della Amalgamated Widget potesse mostrare grande entusiasmo nel leggere o prendere la carta intestata dell’azienda dove in precedenza, comparivano il nome e l’immagine stilizzata dell’azienda che emanava fumo e attualmente sostituito dalla semplice sigla Widgco (fig. 102).

99 Gary Hustwit

100 Cyrus Highsmith

101 Michael Bierut

102 Il passaggio all'Helvetica

Lo stesso Bierut mostrò anche un’ulteriore esempio dell’efficacia di questo carattere in diversi annunci pubblicitari della Coca Cola (fig. 103), prima e dopo l’uso dell’Helvetica.
Il primo mostra una famiglia sorridente con un carattere corsivo arricciato, mentre il secondo mostra semplicemente un bicchiere grande con Coca Cola e ghiaccio con il vetro ricoperto di condensa.
Lo slogan in basso dice, “It’s the real thing. Coke”, oppure come afferma lo stesso Bierut, “It’s the real thing, punto. Coke, punto”.
L’Helvetica venne concepito nel 1957 da Eduard Hoffmann (fig. 104) e inciso da Max Miedinger (fig. 105) con il nome iniziale di Neue Haas Grotesk e fu una modernizzazione generale del Akzidenz Grotesk del 1989, per la fonderia Haas di Munchestein vicino Basilea, poi rinominato in Helvetica.
Venne concesso in licenza a fonderie più grandi, inizialmente la Stempel di Francoforte, poi la Mergenthaler Linotype e agli inizi degli anni sessanta si affermò anche in altre parti del mondo e oltremare.
Inizialmente i pesi a disposizione risultavano molto limitati, infatti vi era solo il medium e il light, poi si passò anche al corsivo, al bold, etc.
Nella primavera del 2010 la campagna interna dell’American Apparel, una catena di abbigliamento che non se la passava bene economicamente, con il nuovo lancio sull’Unisex Viscose Sexuali Tank al solo costo di ventiquattro dollari in colore orchidea, adoperando l’Helvetica sulle etichette di informazione relative al lavaggio, taglie, etc, si rese conto di una realtà fondamentale, che non bisognava ricorrere a strani o elaborati stratagemmi per vendere i propri prodotti, ma bastava adoperare un carattere europeo che fosse conosciutissimo. Inoltre il disegnatore norvegese Lars Muller (fig. 106) in un suo libro, afferma come questo carattere rappresenti il profumo per eccellenza della città.
A bruxelles si afferma per tutto il sistema di trasporti, a Londra il National Theatre lo adopera con molta insistenza, contendendo all’Underground di Johnston il ruolo di immagine coordinata.
L’unica che ancora non si arrendeva all’Helvetica fu proprio Parigi, infatti venne adoperato nel periodo di prova in cui vennero adoperati anche l’Alphabet Metro e il Parisine, risultando un vero e proprio fallimento.

103 Annuncio Coca Cola illustrato da Bierut con Helvetica

104 Eduard Hoffman

105 Max Miedinger

106 Lars Muller

Sul livello emotivo questo carattere svolge diverse funzioni, infatti proprio per la sua versatilità, trasmette un senso di imparzialità, neutralità, sobrietà, freschezza, comunica anche onestà, fiducia, cordialità, anche se il suo scopo non fu questo quando venne creato, ma avrebbe dovuto semplicemente essere un carattere utile per trasmettere informazioni nel modo più chiaro possibile.
Come in altri caratteri svizzeri, anche qui gli spazi interni bianchi diventano guide per il nero, una parte tecnica che il disegnatore definirebbe con questa terminologia, cioè, “adeguatezza intrappolata”, gli elementi più caratteristici risiedono nelle lettere minuscole, come la lettera a che presenta una pancia gonfia a forma di lacrima con una coda, mentre la b, d, g, m, n, p, etc, hanno code molto più ridotte, anche se le altre lettere sans serif sembrano attirare ugualmente l’attenzione, come la e, la c, lo stesso vale anche per lettere dai tratti diritti, come la i e j che presentano al vertice puntini quadrati.
Anche per quanto riguarda le maiuscole presenta particolari caratteristiche, come la G con asta verticale e orizzontale ad angolo retto, la Q con l’asta inclinata a modi sigaretta, oppure la R con la piccola gamba destra che sembra quasi sul punto di sferrare un calcio.
Durante gli anni ottanta la Linotype riordinò il carattere in una nuova ed estesa famiglia dal nome Helvetica Neue, inoltre sul sito Linotype.com si possono trovare ben cinquantuno stili diversi, addirittura alcuni che non sembrano avere nessuna parentela con il carattere realizzato all’origine.
Le campagne dell’America Airlines (fig. 107) adoperano l’Helvetica per più di quaranta anni, prima anche la PanAm, adoperò questo carattere, ma fu solo per un breve periodo, lo stesso Simon Learman (fig. 108) aveva il suo ufficio a Bloomsburry alle spalle del British Museum, tappezzato di Helvetica, inoltre sulla sua parete ci sono alcuni cartelli che rappresentano i suoi successi, per esempio il progetto per l’Heinz Salad Cream, impiega un carattere che risale agli anni cinquanta leggermente sbiadito che richiama al periodo postbellico.
E non poteva mancare un cartellone che sfoggiava il carattere Helvetica in maiuscolo che affermavano, “Comfort solitario” con sopra la comoda fotografia di un sedile in pelle, oppure, “Il rosso il bianco e il blu” con sopra l’immagine di due bottiglie di vino e di un finestrino che affaccia verso il cielo sereno, quindi l’idea secondo Simon era quella di fare concorrenza alla British Airways che rappresentava al meglio la propria nazione, oppure la Virgin che interpreta al meglio il Rock’n Roll.
Nel 1957 quando l’Helvetica possedeva ancora il suo vecchio nome e non si era ancora affermato nel mondo, la fonderia francese Deberny e Peignot presentò un carattere nuovo e rivoluzionario, l’Univers (fig. 40 dell’articolo “Uso corretto dei font“), un carattere generato da Adrian Frutiger (fig. 109) il cui nome era stato fu prima Galaxy e poi Universal, anche se poi il suono generato dal nome Univers risultò perfetto.
Questo carattere nasce nell’Oberland svizzero nel 1928 e nel 1957 la Deberny & Peignot lo lanciarono con uno slogan in stile Madison Avenue.
Fu nel 1952 che la D&P commissionarono il lavoro a Frutiger di generare lettere per il sistema Lumitype (fig. 110), una fotocompositrice all’avanguardia, un macchinario precursore del moderno PC da scrivania, questa macchina richiedeva che ogni carattere comparisse sopra un disco intercambiabile separato.
Appena lui giunse in Francia sbrigò subito alcuni incarichi secondari, il President (fig. 111) e l’Ondine (fig. 112), il primo lineare con terminali fini, il secondo calligrafico in stile arabo dalle punte spesse.
Ma subito dopo in soli quattro anni creò il suo Univers, la massima espressione del modernismo europeo, un carattere dotato di fluidità ed armonia, e in alcuni tratti sembra condividere elementi simili all’Helvetica, come la C e la S.
Alcuni contestarono un errore nella g minuscola, perché la terminazione della coda risultava troppo aperta vicino all’occhio, inoltre esiste anche una fotografia di Frutiger seduto su uno sgabello di spalle rispetto alla macchina fotografica mentre un uomo in camice bianco è mostrato in piedi affianco ad un tabellone in attesa di istruzioni.
Praticamente questa foto sta ad indicare il momento in cui la progettazione di caratteri smise di essere semplicemente un’attività svolta con occhio e mano, diventando anche un lavoro di tipo scientifico.
Praticamente su questo tabellone si valutavano la visibilità e la leggibilità e dopo aver ottenuto la conferma scientifica lui poté dimostrare la validità del suo progetto.
Nei successivi cinquant’anni l’Univers fece apparizioni pubbliche in tutta Europa, a Londra dove Westminster adottò l’Univers bold condensed per la segnaletica stradale, oppure a Monaco dove fu scelto per le Olimpiadi del 1972, ancora a Parigi dove si candidò come carattere prescelto a conferire una nuova veste alla Metro.
Questo font è molto diffuso anche oggi, trovando ulteriori impieghi, come sulle mappe della Rand McNally e dell’Ordnance Survey, oltre ad essere applicato sulla tastiera della Apple.
Anche se come carattere è stato giudicato superiore per visibilità e leggibilità all’Helvetica. purtroppo non è riuscito a raggiungere la sua notorietà o diffusione nell’uso, proprio per questo lo stesso Frutiger colpevolizza i metodi di produzione, che sarebbero risultati migliori se si fosse adoperata la tecnologia originale con metallo a caldo, mentre i metodi moderni come la fotocomposizione e composizione laser risultano eseguiti con poca accuratezza.
Comunque un altro problema è da ricercare nei gusti della gente, infatti proprio per questo l’Helvetica sembra aver toccato il culmine senza cedere il comando.

107 American Airlines

108 Simon Learman

109 Adrian Frutiger

110 Il sistema Lumitype

111 Font President

112 Font Ondine

0

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

Captcha code *Captcha loading...

Who is online

There are no users currently online

Calendar

November 2018
M T W T F S S
« Oct    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
error: Content is protected !!