Grafica e Optical Art

Negli anni Sessanta prese vita la ricerca legata all’aspetto visivo e cinetico su cui si basava l’Optical Art, che poi si allargò anche ai fenomeni percettivi e alla sperimentazione di nuovi linguaggi.
Quest’arte definita anche Op Art, affermò un programma opposto alla Pop Art e inoltre si legò anche a diverse nozioni di carattere scientifico della Teoria della Gestalt, un’arte aperta anche all’innovazione tecnologica ma ostile al progetto tecno-industriale del tempo.
I Gruppi che aderiscono a questa corrente artistica furono il Gruppo T di Milano con il designer italiano Giovanni Anceschi (fig. 01), l’architetto, orafo e designer italiano Gabriele De Vecchi (fig. 02), l’artista italiana Grazia Varisco (fig. 03), l’artista italiano Gianni Colombo (fig. 04), poi il Gruppo N di Padova con il pittore italiano Alberto Biasi (fig. 05), l’artista italiano Ennio Chiggio (fig. 06), il pittore e scultore italiano Edoardo Landi (fig. 07), l’artista e architetto italiano Manfredo Massironi (fig. 08), l’artista italiano Toni Costa, ancora il Gruppo I, il Gruppo 63, l’Operativo R, l’Equipo 57 in Spagna, il Gruppo Zero in Germania, Matus e Gray in Francia, senza dimenticare i singoli artisti come l’artista italiano Getulio Alviani (fig. 09) e Jesùs Marìa Soto che nel 1964 fu premiato presso la Biennale di Venezia, etc.

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Tra i personaggi più importanti che hanno proposto ricerche relative alla visione sperimentale, va ricordato il designer italiano Enzo Mari (fig. 10) che in funzione della ricerca estetica affermò, “con il termine di ricerca nell’eccezione estetica, si intendono tutte quelle operazioni rivolte a verificare i fenomeni percettivi e individuarne e sperimentarne i modi di linguaggio ai fini di ottimizzare i mezzi di comunicazione”.
La ricerca visivo-cinetica si pone in relazione alla teoria del disegno industriale, mediante la sua affinità con alcuni materiali e per la modalità di progettazione.
Poi gli anni che vanno dal 1958 fino al 1968 vedrà l’evoluzione della scuola di Ulm, dove i corsi di visual design vedranno la presenza di numerosi studenti e insegnanti del movimento Optical.
Ricordiamo proprio dal 1953 il pittore brasiliano Almir Mavignier (fig. 11) e l’architetto William S. Huff (fig. 12), oppure l’artista Hans von Klier (fig. 13), etc.
Tra gli artisti italiani che si sono dedicati alla ricerca di natura gestaltica-dinamica ricordiamo Enzo Mari già citato e l’architetto, designer e pittore italiano Franco Grignani (fig. 14).
Il primo si legherà a ricerche sulla luce e sulla vibrazione da esse prodotte sulle superfici e spostandosi successivamente sul disegno industriale e sull’impegno sociale.
Lui adotterà l’interazione del segno mediante una meditazione di tipo ottico-visiva già applicata in piccole parti nell’arte programmata.
Invece Grignani porterà in campo grafico e pubblicitario le sue ricerche in campo Gestaltico approfondite intorno alle dinamiche della visione e ai limiti della rottura percettiva.

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Sulla natura delle ricerche Gestaltica si è lavorato molto all’interno della didattica svizzera, come l’esempio del designer svizzero Armin Hofmann (fig. 15), mentre in altre parti durante gli anni Sessanta si diffusero le tendenze Optical sia in campo artistico che grafico.
Julio Le Parc (fig. 16), scultore e pittore argentino, sarà molto influente nella realizzazione del progetto di corporate image per i Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968.
In Italia, escluso l’operato di Grignani, la progettazione si riduce ad eventi e composizioni casuali, orientata nella maggior parte dei casi verso la ripetizione e l’interazione del segno che consentono di percepire il senso cinetico nell’insieme. Tra gli operatori optical ricordiamo il designer Mimmo Castellano (fig. 17), il designer e grafico Pino Tovaglia (fig. 18), il designer e grafico Ilio Negri (fig. 19), il designer Michele Spera, etc, che furono emblematici per la ricerca in ambito optical che trova origine dalla ricerca della Gestalt.

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