(A 09) Grafica Liberty, stile, carattere, luoghi e personaggi

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 16 May 2018

La nuova società industriale e urbana trovò la sua espressione attraverso il Liberty, divenendo in pochissimo tempo il mezzo di comunicazione di massa, riempiendo le grafiche per manifesti, copertine, etc, comunque grazie esclusivamente alla grafica che il liberty si è imposto come modello dominante su tutto.
Le caratteristiche principali di questo stile furono il linearismo, la capacità di tradurre le strutture in forme proprie e l’espressione astratta di motivi naturali.
Tra i rpimi abbiamo detto il linearismo, la cui teoria venne pronunciata dalla metà del XIX secolo con forte insitenza da parte del belga Henri van de Velde (fig. 72).
L’insistenza su questo concetto trovò la propria origine sulla base della cultura naturalistica dell’epoca, inoltre molto apprezzate e di impatto furono anche le stampe giapponesi, gli ukiyo (fig. 73) incisioni molto diffuse e molto eleganti.
Nel 1881 vi fu anche la pubblicazione della rivista Le Japon Artistique di Samuel Bing (fig. 74) e organizzò inoltre una mostra sull’arte dell’incisione giapponese.
Altro punto fondamentale fu Renato Barilli che mise in luce la fusione tra il linearismo ondulatorio del liberty e i contemporanei progressi dell’elettrotecnica, inoltre importanti furono anche le teorie darwiniane sull’evoluzione della vita, che ha ispirato nuove forme e nuovi modelli di rappresentazione, e nel 1883 lo scrittore, filosofo e critico Francesco De Sanctis (fig. 75) tenne una conferenza su Darwin legato all’arte, dove affermava che la nuova arte è alimentata dalla vita, colta nelle sue movenze continue e nella sua verità.
Lo stesso Eugéne Grasset (fig. 76) affermerà che ogni curva conferisce l’idea del movimento e della vita, e sono animate da vita propria, come i rami o le radici di una pianta.

72 Henri van de Velde

73 Ukiyo

74 Samuel Bing

75 Francesco De Sanctis

76 Eugéne Grasset

Anche le geometrie dei motivi lineari è da ritenere come elemento astratto che anima le cose, una visione che risultò essere comune a tutte le discipline tecniche e progettuali del periodo, inoltre l’architettura trovò la sua massima espressione attraverso l’opera di Victor Horta (fig. 77), Henri van de Velde, Hector Guimard (fig. 78), Antoni Gaudì (fig. 79), Joseph Hoffmann (fig. 80), etc.
Loro offrirono un rinnovamento che non fu semplicemente estetico ma anche di tipo strutturale, infatti le ornamentazioni ondulatorie non avevano semplicmente un ruolo estetico ma divennero parte della struttura portante.
Invece Charles Rennie Mackintosh (fig. 81) ebbe un ruolo fondamentale nel ramo del design, praticamente geometrie lineari molto forti che indagano le linee di forza delle strutture, e in van de Velde una forte funzionalità, mediante disegni di mobili e suppellettili eleganti e dotati di grande plasticità.
Infine in Peter Behrens ( fig. 82) il liberty trova un leader nel settore del disegno industriale, mentre in Carlo Bugatti (fig. 83) trova un perfetto ideatore di ambienti che si ispirano molto ad un gusto di tipo esotico e molto lussuoso.
Proseguendo sempre sul discorso Liberty, le sue rappresentazioni grafiche variano quindi da uno stile naturalistico ad uno geometrico astratto, praticamente interi patterns che vanno a comporre la grafica dell’intera immagine.
In quest’ottica la xilografia, una tecnica di incisione che sembrava essere giunta alla fine dei propri giorni, in quest’epoca sembra aver ritrovato la propria funzione, grazie anche alla possibilità di poter realizzare grafiche e segni delicati mediante l’uso del positivo e negativo, anche se molti disegnatori dell’epoca preferivano lavorare seguendo il procedimento fotolitografico, infatti l’unico che lavorò direttamente sul supporto litografico fu il pittore e illustratore Jules Chéret (fig. 84).

77 Victor Horta

78 Hector Guimard

79 Antoni Gaudì

80 Joseph Hoffmann

81 Charles Rennie Mackintosh

82 Peter Behrens

83 Carlo Bugatti

84 Jules Chéret

La diffusione del liberty si verifico quasi in modo omogeneo in tutti i paesi occidentali, per esempio in Inghilterra lo stile dell’Arts and Craft, nonstante il suo richiamo alla tradizione medievale, mostrò spinte verso il linearismo moderno e ondulatorio, infatti il primo numero pubblicato della rivista Hobby Horse (fig. 85) realizzata dal disegnatore Selwyn Image fu la dimostrazione ovvia di questo passaggio, anche se simile fu anche il lavoro di Charles Ricketts (fig. 86) con le illustrazioni per Oscar Wilde.
Come abbiamo accennato già in precedenza, anche Mackintosh ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del nuovo stile, conferendo a questo un fresco senso di modernità.
Comunque la figura di massimo riferimento per l’arte britannica del tempo resta quella di Aubrey Beardsley (fig. 87).
Invece in Francia questo nuovo stile prese il nome di Art Noveau e si afferma in un periodo dove l’arte francese era impregnata dal Postimpressionismo e dal Simbolismo.
La grafica risentì molro di questo clima, evidente soprattutto nelle sue soluzioni formali rese forti e vive, inoltre fu fondamentale l’arte di maestri come Eugéne Grasset e Jules Cheret.
Inoltre lo stretto rapporto che la grafica ebbe con la pittura del tempo permise di ottenere risultati più profondi e dirompenti, così come anche il contributo del gruppo dei Nabis legati alle lezioni artistiche del japonisme, senza dimenticare i loro riguardi verso le ricerche di Gauguin (fig. 88), con la possibilità di rendere il quadro una superficie decorativa.
Molto favorevole per il Liberty, fu il Belgio, grazie anche alle innumerevoli evoluzioni che si registrarono in svariati campi, arte, architettura, etc.
Con la nascita dei Cercle des XX, la pubblicazione della rivista l’Art Moderne nel 1881 e subito dopo la nascita del gruppo La Libre Esthétique del 1983, scossero fortemente l’intera nazione, dando una grande spinta all’arte d’avanguardia, soprattutto in ambito grafico.
Importante fu l’opera del pittore Fernand Khnopff (fig. 89), che riuscì meglio di chiunque altro ad esprimere lo stretto rapporto evolutivo tra arte e grafica del tempo, anche se troviamo molto più efficente l’opera di Henri van de Velde, qui noi riusciamo a cogliere in pieno l’essenza della nuova cultura visiva, cosa che è evidente nell’unico manifesto disegnato da lui per Tropon (fig. 90), azienda di Colonia del 1898.
Lo Jugendstil tedesco si diffonde in diversi centri in Germania, da Monaco a Berlino, Weimar, etc.

85 Hobby Horse, 1884

86 Charles Ricketts

87 Aubrey Beardsley

88 Gauguin

89 Fernand Khnopff

90 Tropon

Anche in questo ambiente vi fu sempre Henri van de Velde che diede un forte impulso per la sperimentazione grafica e permettendo ad altri artisti del tempo di potersi provare in diversi ambiti, come Peter Behrens, l’architetto dell’AEG che mise a punto la costruzione per l’immagine aziendale, oppure l’architetto Bernhard Pankok (fig. 91) che prima di passare all’architettura e al design, realizzò un’importante integrazione tra illustrazione e decorazione.
Altrettanto importante fu la partecipazione di letterati, studiosi e filosofi sulla questione, come quelli del gruppo Pan di cui facevano parte il pittore Edward Munch (fig. 92), Arnold Strindberg (fig. 93), Friedrich Nietzsche (fig. 94), etc.
In Austria il movimento prese il nome di Secessione e prende vita nel 1897.
Il movimento si afferma grazie alla rottura di diversi artisti della nuova avanguardia tra cui, Gustave Klimt (fig. 95), Otto Wagner (fig. 96) e Kolo Moser (fig. 97).
Comunque etichetta espressiva per eccellenza di questa nuova corrente artistica fu la rivista Ver Sacrum, la cui veste grafica fu il frutto di numerosi interventi da parte degli artsti già citati ed altri ancora, come Hoffmann, Olbrich (fig. 98), etc.
In Italia la situazione fu invece diversa rispetto agli altri paesi presi in esame, in quanto si affermò verso la fine del secolo XIX, nominato anche stile floreale.
Il suo ingresso avvenne grazie alla pittura di Giovanni Segantini (fig. 99), la cui arte era profondamente segnata da uno stile ondeggiante e simbolista, anche l’architettura di Raimondo D’Accordo e Gino Coppedé (fig. 100), le ceramiche del pittore Galileo Chini (fig. 101), i mobili del decoratore Eugenio Quarti (fig. 102), etc, mostrano questi richiami all’arte Liberty.
Mentre nel resto d’Europa l’elementoche caratterizzò questo stile moderno fu anche il linguaggio legato alla natura, invece in Italia si limitò al puro gusto decorativo.
Le riviste come Emporium, Italia Ride, Novissima, avevano diffuso i nuovi modelli figurativi e compositivi, che proseguirono successivamente con l’arte illustrata di Marcello Dudovich (fig. 103), Aleardo Terzi (fig. 104) ed altri ancora.

91 Bernhard Pankok

92 Edward Munch

93 Arnold Strindberg

94 Friedrich Nietzsche

95 Gustave Klimt

96 Otto Wagner

97 Koloman Moser

98 Joseph Maria Olbrich

99 Giovanni Segantini

100 Gino Coppedé

101 Galileo Chini

102 Eugenio Quarti

103 Marcello Dudovich

104 Aleardo Terzi

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