I perodici

In questo periodo la divulgazione delle idee e delle informazioni, era affidata alle pubblicazioni periodiche, come l’inglese Spectator del 1711, Le Figaro di Parigi del 1854, la Nieuwe Tijidinghe ad Amsterdam del 1622, inoltre lo sviluppo dei procedimenti tecnologici di stampa, sempre più all’avanguardia nell’offrire tempestivamente le tirature, come il cliché al tratto e la rotativa nel 1870, la linotype (fig. 01) del 1886 e la monotype (fig. 02) nel 1889, ect, permisero alla grafica di potersi spingere oltre.

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Quindi l’organizzazione delle pagine, il rapporto testo immagine, misero sempre più alla prova l’estro artistico e creativo dei disegnatori, come quelle concepite anche per le britanniche The Hobby Horse del 1884 (fig. 03), The Studio del 1893 (fig. 04) e The Yellow Book del 1894 (fig. 05), quelle tedesche come Pan del 1895 (fig. 06), Jugend del 1896 (fig. 07), Simplicissimus del 1896 (fig. fig. 08), le riviste francesi Revue des Arts Décoratif del 1880 (fig. 09) e la Revue Blanche del 1898 (fig. 10), infine l’austriaca Ver Sacrum del 1898 (fig. 11) e l’italiana Arte decorativa e industriale del 1890 (fig. 12) che tutte insieme, compresi anche la schiera di disegnatori, fornirono un ottimo banco di prova per la cultura visiva dell’epoca gettando le basi della grafica moderna.

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Lo stesso Aubrey Beardsley (fig. 13), realizzò copertine per la rivista The Yellow Book, e inoltre vide anche per la prima volta i suoi disegni pubblicati anche sulla rivista The Studio, Georges Lemmen (fig. 14) realizzò disegni per l’Art Moderne, oppure i fregi realizzati da Adolf Bohm (fig. 15), Leopold Bauer (fig. 16) e Alfred Roller (fig. 17), etc, tutti gettarono le basi sempre della grafica moderna.

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Quindi l’operare da parte di artisti, designer, architetti affiancato all’operare dei disegnatori veri e propri permise lo sviluppo dirompente del liberty, ma portò a galla dei problemi.
Sotto l’Arts and Craft vi fu Charles F. A. Voysey (fig. 18), che realizzò progetti per carta da parati e caratteri tipografici, Henri van de Velde (fig. 19) realizzò una copertina per il primo numero di Art Decoratif dove è visibile la sua concezione, Josef Hoffmann (fig. 20) realizzò figure e decorazioni per Ver Sacrum, inoltre non poteva mancare il supporto degli artisti come, Gustav Klimt (fig. 21) con i disegni sempre per Ver Sacrum, Pierre Bonnard (fig. 22) e Felix Vallotton (fig. 23) su Revue Blanche, fondamentali per l’esito creativo e progettuale, etc.

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Inoltre la xilografia favorì maggiormente il fattore del linearismo attraverso la variabilità dello possessore delle linee e l’uso intelligente degli spazi bianchi e neri, quindi secondo questi sviluppi, soprattutto legati al linearismo, permisero un maggiore adattamento stilistico in ambito grafico, orientato maggiormente verso l’estro tecnico degli architetti, visto che si basava su criteri geometrici.
Ecco quindi la problematica a cui ci si riferiva precedentemente, perché dall’altra parte vi erano schierati gli artisti con le loro realizzazioni creative dagli spazi imprecisi, infrangendo determinati canoni, come anche le immagini fuori margine che sembrava proseguire al di fuori di uno spazio immaginario.
Quindi da un lato gli architetti con le loro progettazioni grafiche calcolate e chiuse in spazi ben definiti, dall’altra gli artisti con le loro immagini grafiche sopraffatte dalla totale libertà ed espansione.

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