(F 12) Il Font Baskerville

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 27 March 2018

John Baskerville (fig. 81) era soprattutto un laccatore e incisore di lapidi, ma lui fu veramente appassionato per la stampa e la realizzazione di caratteri.
I suoi libri e in particolar modo le versioni di Virgilio e Paradiso perduto, furono opere d’arte con evidenti difetti, perché la carta era troppo lucida e i testi erano pieni di correzioni, ma al di là di questi difetti, i font di Baskervillefurono particolarmente snelli, delicati, eleganti e bilanciati.
Si mostravano particolarmente moderni, anche se da molti storici vengono considerati caratteri di tipo transizionali, cioè un passaggio dai caratteri di stile English Old di Caslon ad uno stile Modern legato al francese Didot.
Il carattere creato da Baskerville (fig. 11 dell’articolo “I Font, breve introduzione“) dal suo punzonista John Handy venne realizzato in diverse dimensioni o corpi e forme, con attributi inconfondibili, come, la Q maiuscola (fig. 82), che si presenta con una coda molto lunga che si estende oltre il corpo stesso della lettera in questione, anche la g minuscola risulta essere particolare nel suo genere, con il suo orecchio arricciato e l’occhiello inferiore aperto, anche la M e la N presentano grazie molto curve, invece la O risulta essere molto spessa sui lati e verso il basso.
Particolarmente la lettera Q in termini come Queen o Quest, sembra sottolineare la lettera u che segue, il tedesco Georg Lichtenberg (fig. 83) usò questa lettera nella parola Quire, usata per indicare una mazzetta di fogli di carta da venticinque.

81 John Baskerville

82 La Q maiuscola di Baskerville

83 Georg Lichtenberg

Lui era un fisico tedesco affetto da una malformazione alla spina dorsale che in passato tentò di fare visita a Baskerville nell’Ottobre del 1775 giungendo troppo tardi, perché l’artista risultò ormai defunto nel Gennaio precedente, viaggio incoraggiato da re Giorgio III in persona, che mostrò un interesse verso l’artista quando durante una vista all’Osservatorio reale, avevano iniziato a parlare di libri manifestando una curiosità verso Baskerville, inoltre questa visita fu incoraggiata anche dall’editore tedesco Johannes Christian Dieterich ammiratore di Baskerville.
Giungendo li, si trovò davanti una donna vestita di lutto che nonostante il suo dolore, permise a Lichtenberg di vistare la sua bottega, mostrandoli i punzoni e le matrici di tutta la sua creazione.
La moglie di Baskerville non amò molto la vita passata, ragion per cui si mostrò intenzionata a vendere tutto, apparecchiature comprese, per quattromila sterline compreso anche il servizio di consegna a Londra gratuito, praticamente un’occasione d’oro, anche se i caratteri richiedevano una certa manutenzione anche dispendiosa dopo essere stati incisi.
Il metallo poteva consumarsi nel tempo e viste le linee sottili del carattere rompersi, inoltre la carta doveva essere di qualità e consistenza giusta, l’inchiostro doveva essere di una consistenza adatta per risultare chiaro e nitido e infine l’importanza anche della rilegatura e della commercializzazione.
Baskerville risultò anche un innovatore nei metodi di stampa, perché i suoi torchi lasciavano impressioni meno profonde e gli inchiostri erano più neri e si asciugavano rapidamente.
Lui era un tipo leggermente maniacale sul fatto dei caratteri e molti rintenevano che le sue ambizioni fossero state attuate fin dal principio, finendo con lo sbalordire tutte le biblioteche del tempo e le lettere sono incise con grande audacia, inoltre il suo corsivo risulta essere il migliore mai visto in qualunque fonderia inglese.
Inoltre nel 1760 Benjamin Franklin, un industrioso tipografo di Fleet Street che aveva promosso l’uso del Baskerville negli Stati Uniti, conobbe un tizio che commento, “Contribuire ad accecare tutti i lettori della nazione, giacché i tratti troppo sottili e stretti, nuocerebbero agli occhi e nessuno riuscirebbe mai a leggere una riga senza dolore”, comunque lo stesso Franklin cercò di difendere il carattere dalle accuse, ma il suo tentativo risultò invano.
Comunque nonostante il tentativo di promozione da parte di questo nei confronti del Baskerville, nel 1776 la stessa Dichiarazione d’indipendenza venne realizzata in Caslon (fig. 12 dell’articolo “I Font, breve introduzione“).Secondo una storia che venne pubblicata da Birmingham nel 1835, affermava che Baskerville fu un uomo molto pigro e che nonostante sapesse disegnare bene, faceva in modo che fossero gli altri a lavorare per lui.
Comunque Lichtenberg non acquista mai il materiale di Baskerville, che finì nelle mani di Pierre de Beaumarchais, drammaturgo francese autore del Matrimonio di Figaro e del Barbiere di Siviglia, acquistando tutto nel 1779 per la Literary and Typographical Society.
Questa li uso per stampare i 168 volumi dell’opera omnia di Voltaire, e sicuramente furono utilizzati per la propaganda rivoluzionaria a Parigi.
Il Baskerville prima di giungere definitivamente alla Cambridge University Press, venne rivenduto ad una fonderia francese, e comunque la prima biografia completa di Baskerville, venne pubblicata dalla CUP nel 1907 in carattere Caslon.
Un destino altrettanto turbolento toccò anche ai resti del cadavere di Baskerville, infatti lui chiese di essere sepolto in un mausoleo all’interno della sua proprietà.
Nel 1827, circa mezzo secolo dopo, il suo corpo venne ritrovato da alcuni operai steso in modo orizzontale sotto un mucchio di ghiaia, venne spostato dal nuovo proprietario del terreno, inoltre il quotidiano locale commentò affermando che, persino in quelle condizioni, Baskerville mostrava un’eleganza inconfondibile.
Dopo quest’episodio, il suo corpo venne sepolto nel cimitero di Birmingham e successivamente trasferito nella cripta sotto la cappella in Warstone Lane.
Il font Baskerville fu ripreso negli anni venti con una vasta varietà diventando nel corso degli anni cinquanta negli Stati Uniti un carattere che esprimeva autorevolezza e tradizione, e che richiamava al tipico gusto inglese.
I nomi dati ai suoi caratteri fanno riferimento alle sue relative dimensioni, oggi non risultano più in uso, ma molti li avranno sentiti nominare, Great Primer, Double Pica Roman Capitals, Brevier Number 1 Roman, Two Line Double Pica Italic Caps.
Attualmente le loro varietà sono state classificate in pesi di uso comune, come, i normali e i grassetti.
Inoltre quando la Apple lancio il suo iPad nell’Aprile del 2010, il Baskerville risultava essere uno dei cinque font disponibili sul dispositivo di lettura iBooks (fig. 84).

84 Il Baskerville su iPad, inoltre per il lancio dell'iBooks furono adoperati il Times New Roman, il Palatino, il Cochin e il Verdana

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