(A 29) Il Futurismo

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 23 May 2018

A differenza di altri movimenti artistici, il Futurismo italiano si caratterizzò per aver integrato concettualmente più forme espressive, il cinema, la letteratura, la moda, etc.
Le novità introdotte dal Futurismo furono soprattutto legate ad un’ideologia sociale, denunciando le trasformazioni apportate dall’industria non solo da un punto di vista culturale, ma anche quotidiano, quindi l’adattamento a ritmi e dinamiche più sostenute, dovevano essere gli elementi caratteristici della nuova arte all’insegna di un orientamento del tutto metallico.
Con il manifesto del 1909, Manifesto del Futurismo (fig. 385) dello scrittore italiano Filippo Tommaso Marinetti(fig. 386) affermando che lo spazio e il tempo non esistevano più, inoltre il quadro si presentava agli occhi dei futuristi come un campo di agitata energia, dove confluiscono tutti i tumulti della società verso il progresso che metteva da parte la tradizione.

385 Manifesto del Futurismo, 1909

386 Filippo Tommaso Marinetti

Questi fondamenti furono la base dell’espressione futurista, lo stesso pittore Carlo Carrà (fig. 387) nel suo programma del 1913, propose una sorta di manifesto della pittura futurista, come anche nella Lampada ad arco(fig. 388) del 1909 del pittore Giacomo Balla (fig. 389), oppure I Funerali dell’anarchico Galli (fig. 390) del 1911 sempre di Carrà, o la serie di Gli stati d’animo (fig. 391) dello stesso anno realizzato dal pittore Umberto Boccioni(fig. 392) che ruppero i canoni dello spazio tradizionale della visione, dove l’immagine divenne una sorta di insieme dettato da figurazioni slogate.
La raffigurazione divenne molto sintetica e sfuggente davanti alla percezione, mostrando invece un flusso continuo di sensazioni tra artista e osservatore, dove principalmente si cercò di porre al centro del quadro l’osservatore stesso.

387 Carlo Carrà

388 Lampada ad arco

389 Giacomo Balla

390 Funerali dell'anarchico Galli

391 Gli stati d'animo

392 Umberto Boccioni

Comunque la nuova comunicazione visiva fu un problema che venne affrontato principalmente dalla letteratura futurista, e partendo proprio dall’analisi narrativa di Marinetti, questa si fuse perfettamente con la grafica e la tipografia, praticamente lui pose il suo sguardo su un modello che si stava adeguando alla velocità e all’esperienza immediata, inoltre lui cercò anche di rompere quell’ordine statico della pagina che propose in precedenza lo scrittore francese Stéphane Mallarmé (fig. 393), cercando di imporre nella pagina l’uso di più colori e oltre 20 font tipografici se era necessario.
Lui cercò di rendere o meglio fondere l’epserienza percettiva e spaziale nella letteratura con quella dell’intendimento della poesia o della narrazione, avvolte nel flusso della velocità comunicativa, quindi l’idea di scardinare le regole comuni ndella narrazione fu l’elemento o il punto di partenza che portò i disegnatori futuristi a riconsiderare lo spazio della pagina all’insegna di una nuova comunicazione.
Il lettore si trovò ad essere al centro della narrazione, così come accadde per il quadro, al fine di ricevere o assorbire tutte le le sensazioni della vicenda narrata, suoni, odori, visioni, etc.

393 Stéphane Mallarmé

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