Il manifesto in Polonia

Con l’avvento del progresso e con i nuovi sviluppi in ambito cinematografico, la realtà del manifesto o della grafica statica affrontò una realtà di presunti timori, pensando che queste nuove realtà avrebbero buttato a terra il settore, quindi si pensò a nuovi esiti e riflessioni comprendere meglio i significati, dove il manifesto commerciale si adeguò ai nuovi medium, mentre il manifesto classico si mantenne più sugli aspetti culturali e sensibili della società.
Qualcosa di particolare avvenne proprio in Polonia, infatti la scuola di Varsavia e di Cracovia permise la formazione di uno tra i più grandi protagonisti della scena del manifesto moderno, l’animatore polacco Jan Lenica (fig. 01), e scondo lui era necessario individuare qualcosa di originale per attirare l’attenzione dell’osservatore contemporaneo.
Lui realizzò molti manifesti per il teatro e per gli spettacoli cinematografici, inserendo forme dal tocco neoespressionista e linee sinuose ed eleganti spinte verso un forte senso drammatico.
Oltre a lui vi furono anche altre personalità importanti, come il grafico, illustratore di libri per l’infanzia e realizzatore di manifesti teatrali e cinematografici Henryk Tomaszewski (fig. 02) che fu anche tra i fondatori della scuola polacca.
Lui dal 1954 insegnò all’Accademia di Belle Arti di Varsavia, dove fu prima allievo e poi prese il posto del maestro e artista polacco Tadeusz Trepkowski (fig. 03), e di grande impatto fu il manifesto realizzato nel 1952 sulla tragicità della guerra (fig. 04) e premiato presso il Congresso della Pace di Vienna, che raffigura la silhouette di una bomba e dell’edifico distrutto, chiudendo il tutto con il termine NO!

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In questa scena sono molti i grafici e maestri polacchi di spicco che si sono messi in mostra con le loro realizzazioni grafiche sul manifesto, come il grafico polacco Bronislaw Zelek (fig. 05), l’artista polacco Waldemar Swierzy (fig. 06) e il designer polacco Roman Cieslewicz (fig. 07).
In particolar modo Cieslewicz, considerato successivamente artista francese a tutti gli effetti visto che si era trasferito a Parigi dal 1963, vanta una produzione privilegiando in diversi casi il fotomontaggio, e migrando il segno grafico dall’espressionismo al surrealismo.

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Lui collaborò anche con molte organizzazioni internazionali e diverse produzioni editoriali, fu anche direttore dal 1966 al 1969 della rivista Elle (fig. 08), inoltre fondò anche la rivista Topor (fig. 09) insieme all’illustratore, drammaturgo, scrittore, attore e sceneggiatore francese Roland Topor (fig. 10).

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