Il manifesto italiano

La grafica italiana lavorerà principalmente in due settori, quello dei manifesti e quello dell’editoria, riuscendo ad ottenere risultati molto più elevati rispetto ad altre nazioni dell’epoca, quindi in quest’ottica vanno ricordati artisti del settore come l’artista Duilio Cambellotti (fig. 01), il pittore Aleardo Terzi (fig. 02), il pittore Giorgio Kienerk (fig. 03), il pittore Marcello Dudovich (fig. 04), l’illustratore, disegnatore e scrittore Enrico Sacchetti (fig. 05), l’illustratore Leonetto Cappiello (fig. 06), etc.
Inoltre lo sviluppo di quest’arte fu favorita anche dall’esistenza di ottime officine cromolitografiche come la Ricordi del 1808 che dopo aver prodotto edizioni musicali si dedicherà ai manifesti artistici e pubblicitari dal 1885.

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Adolfo Hohenstein fu direttore dell’atelier in questione riuscendo a gestire la squadra di tecnici riproduttori proprio come l’esempio di Chéret (fig. 07) a Parigi, inoltre proprio qui sarà stampato nel 1899 il famoso manifesto per Tosca (fig. 08), caratterizzato da un maestoso gioco di luci e ombre, aprendo la strada al filone dei manifesti dell’opera lirica italiana, infatti a seguire vi sarà quello per Iris di Metlicovitz (fig. 09) e quello per Cabiria (fig. 10).

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In questo stesso periodo si affermeranno anche i manifesti su commissione da parte delle industrie di carattere commerciale come quelli realizzati da Ricordi per i magazzini Mele (fig. 11) di Napoli dal 1896 fino al 1916-17, che vide l’impegno di diversi disegnatori come Dudovich, Cappiello, Terzi, Sacchetti, etc.
Tra questi quello più di spicco sarà proprio Dudovich che inizialmente lavorerà presso lo studio di Metlicovitz, caporeparto in quel periodo presso la Ricordi, dove realizzerà molti manifesti, Campari (fig. 12), La Rinascente (fig. 13), Borsalino (fig. 14), Fiat (fig. 15), etc.

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Oltre a Dudovich vi fu anche Aleardo Terzi che oltre alle illustrazioni per Novissima realizzò anche dei manifesti di carattere impressionista come, Dentol (fig. 16) del 1914 e quello per il Colorificio Max Mayer (fig. 17) del 1921.
Va ricordato anche il famoso manifesto sempre realizzato per Bitter Campari (fig. 18) di Enrico Sacchetti dove giocherà con un forte contrasto cromatico tra l’azzurro del personaggio e l’arancio-rosso del fondo.

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