(A 13) Il Manifesto

 Welcome
  • Benvenuto in giuseppepalumbo.org, il sito web dedicato interamente al profilo personale di Giuseppe Palumbo. Il sito oltre a fornire informazioni personali sul mio profilo, mette in mostra anche il mio portfolio personale, strutturato in diverse sezioni, dalla grafica al web, la grafica 3D e arte, etc, inoltre è disponibile anche una sezione blog dedicata alle diverse sezioni di interesse personale, come la grafica, l'editoria e la fotografia.
author image by Giuseppe | 0 Comments | 19 May 2018

In questo contesto storico fu importante il ruolo del manifesto, in francese affische, che inziò ad affermarsi per le strade delle città grazie a diversi fattori:
– il primo fu legato allo sviluppo dei metodi di stampa tra cui la cromolitografia (fig. 168) che permise al manifesto di uscire fuori dai vecchi schemi per abbracciare i nuovi metodi espressivi della comunicazione moderna,
– il secondo la possibilità di poter giocare con i diversi formati, permettendo a questi di spiccare enormi sui muri delle città come fossero quadri,
– e infine il manifesto fu un modo da parte della grafica liberty e moderna di poter testare e realizzare nuove soluzioni formali ed estetiche.
Diverse furono le realizzazioni mosse verso questa nuova forma d’arte, iniziando dal pittore pre-impressionista Edouard Manet (fig. 169) che nel 1868 realizzò un disegno per la raccolta Les Chats (fig. 170) dello scrittore Champfleury (fig. 171), un manifesto che presentava ancora l’immagine posta al centro con il testo che faceva da cornice, quindi un’impostazione ancora di tipo tradizionale e lontana dai nuovi canoni moderni.
Molto più importante fu l’opera dei pittori francesi Henri Toulouse-Lautrec (fig. 172) e Pierre Bonnard (fig. 173) dove il primo mostrò un senso di costanza mentre il secondo un caso più nutrito.
Grazie a loro venne anche fondato un movimento dal nome Movimento del manifesto, cercando nuove soluzioni sfruttando il suo formato in una perfetta integrazione tra testo e pittura.

168 Cromolitografia

169 Edouard Manet

170 Les chats

171 Jules Champfleury

172 Henri Toulouse-Lautrec

173 Pierre Bonnard

Altri grandi esponenti saranno i pittori, grafici e incisori francesi Jules Chéret e Eugéne Grasset (fig. 174, fig. 175), che riuscirono a trovare un perfetto equilibrio tra la tradizione e le nuove aspettative liberty e grazie a loro il manifesto trovò la sua giusta dimensione tra immagine e testo, tra visione e lettura.
Chéret fu quello che mostrò una personalità più spiccata verso un senso più verve, cioé spiritoso, spigliato, dove le sue figure realizzate secondo un tratto vignettistico, e il dinamismo che accompagnava i testi con le loro realtive modellazioni, rispecchiava perfettamente l’atmosfera degli spettacoli (fig. 176).
Diverso fu invece lo stile di Grasset (fig. 177), molto più pacato, anche nei timbri tonali, il cui linearismo e studio del lettering e dei testi si delineò con quello dello stile liberty, mostrando un perfetto equilibrio visivo.
Anche gli atri artisti come Bonnard e Lautrec riscontrarono le gli stessi problemi nella fase di progettazione e risolvendola nel medesimo modo, inoltre i manifesti come Moulin Rouge e dei due Aristide Bruant (fig. 178 e 179) di Lautrec e quelli della Revue Blanche e France Champagne (fig. 180 e 181) di Bonnard, siano stati un punto di riferimento per gli esiti della produzione futura dei manifesti.
Invece soluzioni diverse venivano filtrate nello stile dello Jugenstil tedesco e della Secessione in Austria, i cui tratti somatici mostravano forti legamo con il mondo dell’architettura e delle forme geometriche.
L’esempio lampante fu quello di Peter Behrens (fig. 182) per l’AEG, il cui lavoro veniva organizzato mediante una griglia e mediante il linearismo espresse immagini di tipo geometrico, anche i disegni di Joseph Maria Olbrich(fig. 183) si ispirarono all’architettura (fig. 184), così come quello realizzato anche da Ferdinand Andrì (fig. 185) per la XXVI mostra della Secessione (fig. 186).

174 Jules Chéret

175 Eugéne Grasset

176 Olympia

177 Palais de glace

178 Moulin Rouge

179 Aristide Bruant

180 Revue Blanche

181 France Champagne

182 Peter Behrens

183 Joseph Maria Olbrich

184 Secession II, 1898

185 Ferdinand Andrì

186 XXVI mostra della Secessione

Anche nelle opere belga si vede l’affermazione dello stile liberty con il suo linearismo che si affermò grazie alla cultura artistica moderna del Cercle des XX, che poi fu rinominata come La Libre Esthétique e della rivista l’Art Moderne.
Inoltre di grande spinta fu anche l’opera di artisti come Théo van Rysselberghe (fig. 187) e James Ensor (fig. 188), i disegnatori Fernand Khnopff (fig. 189) e gli stranieri Bradley (fig. 190), Whistler (fig. 191), etc e gli architetti, tra cui Victor Horta (fig. 192), Crane (fig. 193), Seurat (fig. 194), etc.
Questi ebbero modo di confrontarsi nella quarta mostra della Libre Esthétique dove il manifesto (fig. 195) fu realizzato da van Rysselberghe dove sdoppierà lo spazio rendendo ben distinti l’elemento del testo e delle immagini, cosa visibile anche nei manifesti di Gisbert Combaz dalla qualità grafica ben definita, cosa che invece sembra venir meno o annullata in Tropon (fig. 196) di van de Velde (fig. 197).
In questi anni i disegnatori fecero fronte al problema della gestione e struttura dello spazio, cosa presente anche nel settore dell’editoria, comunque il grande formato del manifesto permise ad un grande artista come Alphonse Mucha (fig. 198) di poter sfruttare al meglio il suo senso verticale.
Lui diede vita ad opere dalla struttura slanciata, dove i testi e le immagini giocavano in un forte intreccio visivo(fig. 199).

187 Théo van Rysselberghe

188 James Ensor

189 Fernand Khnopff

190 William Bradley

191 James Abbott McNeill Whistler

192 Victor Horta

193 Walter Crane

194 Georges Seurat

195 Manifesto IV edizione Libre Esthétique

196 Tropon

197 Henry van de Velde

198 Alphonse Mucha

199 Champagne Printer Publisher, 1897

Anche il manifesto per il Glasgow Institute of Fine Arts (fig. 200) realizzato dalle pittrici Margaret e Frances Macdonald e dall’artista Herbert McNair (fig. 201), sembra mostrare questo richiamo alla tensione verticale del formato e a richiami anche geometrici, anche se questo non sarà l’elemento primario dei loro progetti.
Invece trasgressivo fu il manifesto orizzontale realizzato con grande maestria da Manuel Orazi per la pubblicità della Maison Moderne (fig. 202), inoltre lui introdusse una differenza sull’approccio al tema progettuale spinta soprattutto da contenuti che imposero prospettive diverse.
Da un lato abbiamo la comunicazione pubblicitaria che mirava a comunicare il messaggio mediante immagini e testi molto sintetici attirando lo sguardo ladro dei passanti, mentre dall’altra avevamo la comunicazione di matrice cultura che invece aveva bisogno di un pubblico più preparato e attento ai dettagli, come i manifesti per una mostra o un evento artistico.
Quindi questa situazione portò a rieasaminare la produzione artistica rivolta al manifesto, infatti lo stesso Mucha il cui stile fu sempre elgante, e possibile notare questa differenza, soprattutto tra i manifesti per Sarah Bernhardt (fig. 203) e quelli pubblicitari dei Cycles perfecta (fig. 204) del 1897.

200 Poster for the Glasgow Institute of the Fine Arts, 1895

201 Herbert McNair

202 Maison Moderne

203 Sarah Bernhardt

204 Cycles perfecta

0

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

Captcha code *Captcha loading...

Who is online

There are no users currently online

Calendar

November 2018
M T W T F S S
« Oct    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
error: Content is protected !!