Il potere visivo nel Design

Oggi noi, intesi come appartenenti alla società contemporanea e soprattutto legata al consumo, siamo circondati pienamente da questo fenomeno che definiamo design, ma ciò che primeggia su tutto quello che può determinare questo elemento, è il fatto di essere visibile, da cui il termine visual design.
Data la sua natura, che si lega a vari settori produttivi, non è possibile racchiuderlo entro confini ben precisi, ma possiamo individuarne alcune caratteristiche.
Comunque il visual design è tutto intorno a noi, e in molti casi non ce ne rendiamo neanche conto, perché si pensa piuttosto a rappresentazioni spettacolari, come banner, poster, ed altri elementi realizzati in modo scenografico, e non prendiamo in considerazione altri aspetti come la semplice etichetta di una maglia, l’aspetto di una bolletta, etc.
Comunque fare design non significa solo rapportarsi all’aspetto artistico e creativo, ma vi sono altre problematiche che vanno ad amplificare la questione, come il fatto di doversi informare sul tema da affrontare, oppure prendere in considerazione i diversi fattori tecnici, l’ambiente che ospiterà il progetto, il cliente, etc.
Quindi per poter essere dei bravi designer, bisogna prima acquisire competenze molto approfondite, che comporta una crescita nel tempo.
Quindi tutto e design, che sia più o meno amplificato nei confronti dello spettatore o osservatore, lo è anche l’interfaccia grafica di un PC (fig. 01), di uno smartphone (fig. 02), etc, inoltre altro grande fattore da considerare, è l’aspetto economico, culturale e l’epoca in cui vive una determinata società, perchè ne regoleranno il linguaggio e l’aspetto artistico.
Non è come ricevere un semplice commento, che per quanto piacevole, rimane infruttuoso, ma la storia del design risulta essere molto più articolata.
Sono diversi anche i campi in cui il design si rapporta, se parliamo di loghi (fig. 03), manifesti (fig. 04), e altri layout grafici, allora parleremo di graphic design, invece se consideriamo un capo di abbigliamento alla moda allora parleremo di fashion design (fig. 05), se consideriamo una scarpa, parleremo di product design, se invece vediamo una parete decorata di un interno, allora questo sarà interior design, comunque tutti questi artefatti sono stati pensati per essere messi in mostra e di conseguenza vi è una linea sottilissima che divide le diverse discipline.
L’unico modo che abbiamo per distinguere queste forme è legata all’intenzionalità del progettista, cioè a cosa stava pensando, chi è che lo ha commissionato, il contesto sociale, etc, quindi per farla breve potremmo dire che la forma non dipende dalla funzione ma dall’intenzione.
Inoltre per dar vita ad un artefatto di design non bisogna essere per forza degli operatori nel settore, ma vi sono diversi esempi di persone che lavorando in settori completamente diversi, hanno dato vita a lavori degni di nota, per esempio Worldmapper, un programma di statistiche tra i migliori, fu il frutto dell’opera di un gruppo di matematici, mentre la collana editoriale italiana Adelphi, considerata tra le più eleganti, venne realizzata dagli stessi redattori che si trovavano in contrasto con i gusti estetici dei grafici del tempo, e così via.
Comunque il dominio del visual design mostra limiti sfumati ed elastici, e per capirci meglio proseguiamo con il relativo esempio di un’immagine televisiva, composta d in immagine in serie senza l’originale autentico.
Quando parliamo di televisivo, dobbiamo far riferimento non solo alla televisione, ma anche ad altri apparecchi che imitano la stessa funzione, come YouTube trasmesso sul web, così anche i siti web si legano a questo modello, così come anche telegiornale su cui appariranno loghi, testi, immagini, etc.
Stessa identica cosa per le rappresentazioni sui monitor dei PC, dove durante la navigazione vediamo apparire diverse notifiche pubblicitarie, un elemento che non si limita più ad interrompere la semplice trasmissione, ma ora si sovrappone ad essa.
Oggi ci definiscono appunto società delle immagini, proprio perché siamo bombardati in continuazione da un flusso enorme di elementi visivi, ma è anche vero che che data la sua invadenza tante volte risulta essere invisibile ai nostri occhi.
Inoltre il nostro non è un guardare inesperto, ma questo varia in base alla nostra cultura, infatti quando osserviamo qualcosa già formuliamo delle idee, senza avere la garanzia che quello che vedremo potrebbe o non potrebbe essere come l’idea di chi lo ha progettato.
Anche quando questo si dimostra molto semplice e povero nella sua realizzazione, diventa sempre espressione di determinati codici linguistici, frutto del passato, come il colore rosso che è frutto della passione, oppure la forchetta posta sempre sul lato sinistro del piatto, etc, convenzioni fissate dalla pittura, dall’economia, dall’educazione, etc.
Questo può a volte essere un problema per il designer, perché data la sua formazione, che nella maggior parte dei casi, risulta essere di natura artistica, può determinare la creazione di un progetto dove prevale un gusto o una comunicazione autoreferenziale.
Quindi la comunicazione diventa come la scalata ripida dei fiumi da parte dei salmoni, praticamente solo alcuni riusciranno ad arrivare a destinazione, quindi bisogna fare pace con se stessi ed accettare il fatto che questi processi siano in continuo cambiamento.
Altro fattore importante, e che quando percepiamo un artefatto di design, tutti i nostri sensi interagiscono in processo di multi-sensorialità, quindi il visual design è una contaminazione dei sensi, per esempio, se prendiamo un libro, questo non sarà solo l’espressione della copertina, ma vi sarà anche il titolo, il prezzo, l’autore, i materiali, etc.

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Inoltre nella nostra società odierna, non esiste nessuna istituzione o azienda che non può o non riesce a mettere da parte il sistema visivo.
L’esempio più lampante è quello della casa svedese Ikea, il cui catalogo opera in perfetta sintonia con le merci (fig. 06), infatti tutto è coordinato con gli ambienti che ospitano i loro prodotti, diventando un perfetto esempio di graphic design dove l’aspetto visivo anticipa il prodotto vero è proprio.
Molto simile è anche il packaging di una lattina di legumi, oppure il confezionamento grafico della pasta (fig. 07), dove raffigurano tante volte l’immagine in grandezza naturale del prodotto cucinato, rendendo il tutto più invitante, oppure molte volte capita anche di avere davanti packaging della pasta con una parte a finestra dove è visibile il prodotto reale, basandosi molto sulla fedeltà e la coerenza con il prodotto senza mediazioni.
Questo modello come anche quello di Ikea, permette di mantenere un richiamo forte nella nostra mente, quindi in conclusione il visual design non è altro che la progettazione della rappresentazione.

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