Il valore dell’iconografia

L’esigenza di avere schemi ben precisi per la rappresentazione figurativa è una pratica che risale già ai tempi del medioevo, per esempio con la rappresentazione di personaggi importanti, santi, etc, quindi la posizione del drappeggio, l’inclinazione del busto, lo sguardo, erano circoscritti all’interno di rigide regole.
Oggi non vi è eccezione rispetto al passato, può variare la terminologia, ma il concetto o le regole da seguire restano sempre quelle.
Comunque in molti casi può trattarsi anche di rappresentazioni o codici figurativi guidati dai modi o usi anche del tempo che poi sono diventati veri e propri simboli, per esempio in un dipinto di Lady Diana (fig. 01), si fece rappresentare con le gambe accavallate, che fu sinonimo di eleganza e semplicità, mentre in passato tale rappresentazione femminile era da considerarsi come gesto di ribellione e anticonformismo nei confronti della società contemporanea.
Gli stereotipi non devono essere obbligatoriamente delle figure, ma possono riguardare anche altri elementi, come gli oggetti, oppure i metodi di inquadratura, uno stile di rappresentazione, etc.
Per esempio con la pittura abbiamo il problema di individuare la composizione, quindi come distribuirle all’interno, mentre con la fotografia dovremo decidere come tagliare l’immagine che vogliamo catturare.
In questo caso sorge un altro elemento importante, cioè la tipologia, il modo in cui vengono rappresentati i contenuti, diverso dall’iconografia che riguarda invece il contenuto, l’uno è di rappresentazione mentre l’altro è di strutturazione.
Per esempio se osserviamo l’immagine di Michael Jackson raffigurato durante i suoi tipici passi di danza (fig. 02), questo è un’iconografia, ma se osserviamo il volto di Marilyn Monroe che ci fissa dritto negli occhi (fig. 03), questa è una tipologia iconografica, perché risalta non tanto il soggetto ma il suo modo di rapportarsi col pubblico, oppure può essere un ulteriori esempio iconografico l’ ombra tagliata, che fa tanto thriller (fig. 04), etc.

01

02

03

04

Anche la questione stilistica può essere elevata a iconografia, per esempio un Picasso (fig. 05) così come anche i colori, per esempio nel mondo occidentale il rosso è amore, il bianco è purezza, etc, anche se nel design il colore è più una qualità attribuita alle cose, cioè un modo per identificare un qualcosa nello spazio, un modo di essere nella realtà.
Se pensiamo al grigio metallizzato, ci verrà subito in mente un richiamo alla tecnologia, oppure se pensiamo al blu ci verrà subito in mente il mare, comunque dobbiamo pensare anche che nell’ambito della comunicazione queste non sono regole rigide, infatti in passato per pubblicizzare il sapone si adoperava il bianco, ma nel corso degli anni abbiamo visto anche packaging di detergenti liquidi per lavaggi scuri rappresentati con il nero.
Altro esempio di iconografia è la rappresentazione di uomini e donne nelle vesti di veri e propri divi, come le modelle rappresentate sulle confezioni di prodotti cosmetici, etc, poi esistono anche iconografie che nell’ambito di in contesti o linguaggi artistici precisi, come la famosa gonna sollevata di Marilyn Monroe (fig. 06).

05

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Comunque le scelte iconografiche possono variare nell’ambito del design, per esempio un volto può essere accostato a diverse soluzioni, come quello applicato su un prodotto per la cura del corpo, oppure su una tintura per capelli, o ancora per usi artistici come la gioconda.
Comunque i valori iconografici delle immagini sono in continua evoluzione, perché si legano ai tempi in cui essi vivono, che siano di matrice o stampo popolare o di stampo professionale, tutto oggi è catalogato mediante i tag o parole chiave.
Praticamente non esiste più quel significato rigido e iconografico che abbiamo visto applicato in tempi passati, come accadeva per i santi in ambito medievale, ma attualmente i significati tendono a sovrapporsi e di conseguenza si trasformano, praticamente molte di queste sono diventate invisibili e scontate.

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