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author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

La scuola della Bauhaus fu fondata a Weimar in Germania nel 1919 dall’architetto, designer e urbanista tedesco Walter Gropius (Berlino, 18 maggio 1883 – Boston, 5 luglio 1969, fig. 245) con lo scopo di unificare le arti artigiane con l’industria o meglio l’architettura contemporanea.
La scuola sarà successivamente trasferita a Dessau nel 1925 e giungerà alla chiusura nel 1932-33, anche se l’anno prima sarà trasferita a Berlino.
All’interno della scuola si sono susseguite molte personalità di spicco dell’arte e della fotografia, tra cui lo stesso pittore e fotografo ungherese Moholy-Nagy (Bácsborsód, 20 luglio 1895 – Chicago, 24 novembre 1946, fig. 246), che fra l’altro fu anche un’insegnante all’interno della scuola stessa.
Proprio nel corso degli anni venti all’interno di questa scuola, sono state inventate la maggior parte delle innvoazioni fotografiche, tra cui il fotomontaggio, il fotogramma, sviluppi tipografici, etc.
Altro fattore fondamentale nella formazione fotografica all’interno della Bauhaus, fu anche il rapporto tra l’individuo e l’architettura, praticamente un rigido rivestimento della vita.
Tra i diversi artisti che sono venuti fuori dalla scuola tedesca, ricordiamo il fotografo, artista e grafico pubblicitario Herbert Bayer (Haag am Hausruck, 5 aprile 1900 – Montecito, 30 settembre 1985, fig. 247) il cui lavoro fotografico mostra dei chiari riferimenti al surrealismo, un movimento culturale del Novecento nato come evoluzione del dadaismo che si lega a quel processo in cui l’inconscio, la parte di noi che emerge durante i sogni, emerge anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitor e al dadaismo, che inzialmente nasce come forma artistica di protesta contro le barbarie della guerra ma poi divenne più improntato su una sorta di nichilismo, cioé dedacadenza artistica, che escludeva e condannava la rigidità e il manierismo in vari campi dell’arte come la letteratura, la pittura, la scultura.
La fotografia sviluppata nell’ambito della Bauhaus era orientata soprattutto verso l’importanza degli effetti ottici e della luce che veniva assorbita o riflessa medainte le proprietà dei diversi oggetti, praticamente una nuova concezione di fare fotografia, dove l’occhio umano non riesce ad arrivare.
Praticamente la fotografia divenne uno strumento in aiuto del nostro sistema percettivo al fine di bloccare o registrare determinati fenomeni della realtà che noi non percepiamo.
L’unico che sembrò mostrare una certa opposizione all’uso eccessivo o totalitario dello stumento fotografico e della sua concezione sulla spazialità fotografica di Moholy-Nagy e dello stesso Rudcenko, fu il pittore tedesco originario della Svizzera Paul Klee (Münchenbuchsee, 18 dicembre 1879 – Muralto, 29 giugno 1940, fig. 248), infatti il suo stile si legava di più all’astrattismo, praticamente considerava l’arte un discorso sulla realtà e non una sua semplice riproduzione.
Nelle sue opere infatti la realtà è rarefatta, resa all’essenziale, talvolta ridotta a semplici linee o campiture colorate.

245 Walter Gropius

246 Laszlo Moholy-Nagy

247 Herbert Bayer

248 Paul Klee

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