(H 97) La fotografia dagli anni ottanta in poi, prima parte

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 8 May 2018

Come abbiamo visto in precedenza, gli anni sessanta e settanta sono stati molto intensi per l’esito evolutivo dell’arte e della fotografia, e con l’avvento degli anni ottanta ci si stava affacciando verso un’epoca di svolta e di fine.
Questi sono anni rivolti al pensiero debole, gli anni del presidente Reagan e in Italia di Craxi e del CAF, cioé i Centri di Assistenza Fiscale per il lavoro.
Nel 1989 vi fu una mostra importantissima organizzata sia presso il Museo d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e presso il Centre National des Arts Plastiques di Parigi dal titolo Un’altra obiettività, curata dal critico d’arte Jean-Francois Chevrier (fig. 1038) e James Lingwood (fig. 1039), importante questa per comprendere le problematiche legate al mondo dell’arte e della fotografia.
In questo periodo ancora rilevante sarà l’operato di Bernd e Hilla Becher (fig. 1040 e 1041) fondamentale per l’esito e gli sviluppi della fotografia contemporanea, inoltre ciò che rende importante la fotografia in questi anni sarà proprio la semplicità.
Presso la mostra citata in precedenza vi saranno molte personalità che esporranno, tra queste citiamo il fotografo Robert Adams (fig. 1042), i fotografi Becher, la fotografa Hannah Collins (fig. 1043), il pittore Gunther Forg (fig. 1044), il progettista grafico e appassionato di fotografia Jean-Louis Garnell (fig. 1045), il fotografo Jeff Wall (fig. 1046), etc e rilevante sarà anche la precedente mostra di Rochester nel nord degli Stati Uniti, New Topographics Photographs of a Man-altered Landscape, che getterà le basi del futuro mediante l’analisi del passato.

1038 Jean-Francois Chevrier

1039 James Lingwood

1040 Bernd Becher

1041 Hilla Becher

1042 Robert Adams

1043 Hannah Collins

1044 Gunther Forg

1045 Jean Louis Garnell

1046 Jeff Wall

Con Adams si cerca di abbandonare l’ideologia legata allo stile artistico, una pratica che richiedeva tempo e molta attenzione, lo stesso vale per Hannah Collins che lavorava legandosi sempre all’analisi delle immagini del passato cercando di capire quelle che furono le problematiche socio-politiche, e l’influenza che queste hanno avuto sulle opere del passato.
In The Hunter’s Space (fig. 1047), lavoro realizzato in Polonia e in Slesia, le immagini raccontano o meglio sono dominate dalle strutture architettoniche di sopravvivenza, esperienza questa che che sembra legare uno stato documentaristico con una fiction, immagini che sembrano motlo ricordare quelle tipiche scene di spionaggio.
Con Collins le strutture degli edifici vengono ridotte a piccoli frammenti, immagini ai margini e struggenti dove domina un senso memorico, praticamente piccole tracce del quotidiano, di atmosfere passate, piccole storie, che sembra essere di risposta nei confronti di quella fotografia ufficiale dei giornali.
Molto influente sarà la figura di Moholy-Nagy (fig. 1048) sul lavoro Vieux Port de Marseille per Collins, mostrando una forte analisi sulla parte visuale, inoltre lo stesso Nagy nel 1925 affermava che, cinema e fotografia saranno non tanto per i nostri occhi ma quando per l’impatto sociale.
Con la sua dichiarazione, lui intuì che queste sarebbero divenute il virus della società futura, dove sentimento e sensazione si sarebbero sotituiti ad un’immagine capace di veicolare il pensiero dell’uomo verso ideologie più convenienti.
Nel 1992 avvierà anche un’analisi sulla condizione dell’uomo contemporaneo dal titolo, Segni di vita (fig. 1049), dove protagonista è ancora una realtà marginale di mondi diversi, quello degli zingari e quello militare.
Queste sono immagini dove lo spettatore deve avere un occhio attento e prendersi del tempo, perché deve esaminare tutti i dettagli come se fosse una sequenza pellicolare, e sembrano anche richiamare a quelle stesse immagini di Becher.

1047 The Hunter's Space

1048 Laszlo Moholy-Nagy

1049 Segni di vita

Per Gunther Forg il mezzo fotografico serve per avvicinarsi alla realtà e per rivalutare l’operato dell’arte passata, in modo particolare quella degli anni sessanta e settanta.
Lui inziò con l’esporre immagini di grande formato (fig. 1050), due metri per due di strutture architettoniche e molte volte poste affianco a specchi, questo per permettere agli altri edifici circostanti di essere parte integrande dell’opera.
Le sue immagini come la Casa del Fascio di Terragni a Como, è riuscito ad imporre una visione positiva del popolo tedesco e riuscendo a sfatare la negatività legata alle problematiche dopo la seconda guerra mondiale.
Anche lo studioso d’arte John Coplans (fig. 1051) si cimentò nella fotografia anche se in tarda età, circa sessantenne, spinto soprattutto dalla morte del suo amico Robert Smithson (fig. 1052) che secondo lui non fu considerata con la giusta dignità, inoltre il suo modo di operare si lega ad una visone di tipo iconica, cioé legandosi a immagini elevate a rappresentazioni simboliche.
Jean-Louis Garnell dopo aver lavorato per la missione Datar legata al paesaggio, diede vita ad uno dei lavori che lo rese molto conosciuto, i Désordres (fig. 1053, 1054), immagini legate al mondo del circo, della musica, della danza, etc, sono lavori dove la sua ricerca viene teorizzata solo dopo averla realizzata, praticamente l’idea prende vita solo dopo la realizzazione del quadro.
In questi anni vi sarà anche il fotografo Philip Lorca di Corcia (fig. 1055) realizzerà lavori (fig. 1056) dove mantiene una certa distanza emotiva dai soggetti, immagini rappresentate in piccole coreografie urbane.
Invece i lavori degli artisti visuali Aziz e Cuher (fig. 1057), sono personaggi privi di occhi (fig. 1058) e sensa sensi, che richiamano la tipologia Post-human, praticamente l’uomo che non si apre al mondo, oppure la fotografa Nan Goldin (fig. 1059) che già dalle sue prime immagini, in bianco e nero e dopo anche a colori, racconta immagini di realtà di emarginazione, mondi legati alla tossicodipendenza, la prostituzione, violenza, etc (fig. 1060, 1061).
Questa stessa visione è presente anche nella sua realizzazione di interni, luoghi comuni, malattie, AIDS, luighi di morte, dove elementi opposti come l’amore bisogna indagarli e scoprirli attraverso i dettagli.

1050 Immagini di grande formato

1051 John Coplans

1052 Robert Smithson

1053 Désordres

1054 Désordres

1055 Philip Lorca di Corcia

1056 Reflections on Streetwork, 1993-­97

1057 Anthony Aziz e Samuel Cucher

1058 After Man Ray, 1994

1059 Nan Goldin

1060 Misty and Jimmy Paulette in a Taxi in NYC

1061 The Ballad of Sexual Dependency

L’artista Paul McCarthy (fig. 1062) sia nelle immagini che nei suoi video si lega a rappresentazioni che disturbano o infastidiscono, come scene di sesso ed escrementi, adoperando anche colori molto forti.
I lavori che realizza durante gli anni settanta e ottanta rappresentano immagini simulate di castrazioni mediante l’inserimento anche di persone meccaniche, inoltre in lui sono forti i richiami al B-movie del mondo di Hollywood la cui attenzione si concentra sul cinema spazzatura con raffigurazioni sempre di tipo feticistico, come escrementi e la pornografia.
La sua è una forma contrapposta alle buone maniere, dovuto anche al fatto che provenisse da una famiglia mormone.
Altra grande personalità sarà il giapponese Araki (fig. 1063), nelle sue immagini prevale un mondo fatto di violenza e sesso, quest’ultimo occuperà una posizione di rilievo nei suoi lavori, inoltre la sua caratteristica è quella di essere sempre munito una prolunga visiva, cioé per lui il mondo è sempre filtrato attraverso l’obiettivo, un elemento di conoscenza e scoperta dietro ogni immagine, anche il suicidio per lui può essere colto o letto secondo un senso poetico, inoltre le sue immagini ritraggono il cielo, il suo gatto Ciro, la natura (fig. 1064 e 1065), etc.
Invece il fotografo l’inglese Craigie Horsfield (fig. 1066) inzia ad affacciarsi al mondo della fotografia verso gli anni settanta e le immagini più conosciute sono quelle sui ritratti (fig. 1067) degli amici, dove prevale il senso della memoria sono molto conosciuti.
Tra il 1993 e il ’95 lavorerà insieme al direttore della fondazione Tàpies Manuel Borja-Villel (fig. 1068) e con lo storico d’arte Jean-Francois Chevrier sul progetto organizzato a Barcellona dell’arte sul territorio, La Ciutat de la Gente dove poneva l’accento sull’intreccio tra l’identità del luogo e lo sviluppo degli abitanti.

1062 Paul McCarthy

1063 Nobuyoshi Araki

1064 Senza titolo, Cielo

1065 Il suo gatto Ciro

1066 Craigie Horsfield

1067 Mary Moszynska, 1995

1068 Manuel Borja-Villel

La fotografa Suzanne Lafont (fig. 1069) inzialmente lavorerà sul tentativo di isolare i soggetti dall’intero contesto che poi abbandonerà, perché ritenuto troppo semplificativo, e nelle sue immagini non vi sono richiami di tipo simbolico che fanno pensare ad altre interpretazioni, ma si concentra sull’immagine stessa.
I soggetti da lei realizzati sono bloccati durante le azioni, quindi in attegiamenti dinamici (fig. 1070) e fissati in più immagini dando vita ad immagini molto complesse.
Inoltre lei ama molto la storia dell’arte prendendola anche come modello per il suo lavoro, come i Souffleurs (fig. 1071) che si ispirano ai trombettieri del pittore Piero della Francesca delle Storie della Vera Croce di Arezzo (fig. 1072).
Diverso è invece l’opera della fotografa Jan Groover (fig. 1073) dove rivolge la prorpia attenzione verso l’essenza delle cose, come mani, piedi, particolari architettonici, nature morte (fig. 1074 e 1075), in particolar modo su questi ultimi lei sarà molto conosciuta.
Lei si ispirerà molto alla fotografia di Edward Weston (fig. 1076 pag. 314), del fotografo Paul Outerbridge (fig. 1077 ) e del pittore Giorgio Morandi (fig. 1078), il cui concetto si lega al fatto che conoscenza si costruisce tramite un’osservazione acuta e attenta.
Lei si servirà di oggetti o soggetti molto semplici nelle sue immagini, perché con poco riesce a trasmettere poesia ed emozioni senza richiamare ad un senso drammatico o amaro, infatti le sue sono come sfumature di mezzo, e a questo punto possiamo ricordare quella famosa dove ritrae il suo gatto (fig. 1079).
James Casebere (fig. 1080), artista e fotografo,
mostrò grande interesse per la storia dell’arte e per il cinema, legandosi soprattutto alla figura del regista Robert Bresson (fig. 1081) e anche alla fotografia e all’architettura del XIX secolo.
Inizialmente lui realizzerà immagini di modellini come, situazioni da set cinematografico, oppure disrodini di vario genere, interni domestici, etc, sia in bianco e nero che a colori.
E dagli anni novanta avvierà una ricerca sui carceri catturando qualsiasi cosa attrverso l’obiettivo fotografico, bagni, edifici, le celle (fig. 1082 e 1083), etc, qui lui si farà testimone del vuoto.

1069 Suzanne Lafont

1070 Marcheur, 1995

1071 Souffleurs, 1992

1072 Soldato e trombettiere dell'esercito di Costantino, XV sec.

1073 Jan Groover

1074 Senza titolo, (Legs on Bench), 1982

1075 Senza titolo, 1987

1076 Edward Weston

1077 Paul Outerbridge

1078 Giorgio Morandi

1079 Cat by Groover

1080 James Casebere

1081 Robert Bresson

1082 Cell With Skylight, 1993

1083 Toilets, Prison at Cherry Hill, 1993

Realizzerà anche altre immagini che sembrano ricordare le fogne fotografate in passato da Nadar, quindi cunicoli, gallerie, etc.
Altro grande fotografo molto conosciuto in quei anni, sarà Thomas Struth (fig. 1084).
Dopo aver compiuto gli studi, divenne allievo di Bernd Becher, che lo fornì di una piccola Linhot 6 per 9 dove potè osservare per la prima volta un soggetto attraverso un obiettivo decentrato, evitando la distrosione di linee orizzontali.
Inizialmente le sue immagini sembrano essere avvolte dalla semplicità, dove prevale l’influenza del suo maestro, soprattuto nel filo conduttore tra fotografia, arte storia, etc.
La sua è fotografia come arte, cosa che vedaimo anche nei suoi ritratti, dove cerca appunto di coglierne la sua storia, celebre quello che immortala Gerhard Richter (fig. 1085) durante una sua mostra.
Inoltre lui realizzerà altri ritratti all’interno di museo in tutto il mondo, traendo spunto dalla fotografia del tedesco Eisenstaedt (fig. 1086).
Altre grandi immagini saranno quelle realizzate dal fotografo Patrick Tosani (fig. 1087), che mostra un’attenzione particolare verso la stratificazione degli elementi e sull’estetica di ciò che avviene o si svolge.
Tra i suoi migliori lavori ricordiamo quelli su carta Braille (fig. 1088), dove tenterà di catturare l’impossibile.
Nella maggiorparte dei casi i suoi soggetti sono superfici consumate dal tempo mediante il tatto, teste viste dall’alto, cucchiai (fig. 1089, fig. 1090), etc.
Jeff Wall invece mise a punto un pensiero dove il fotografo veniva paragonato ad un cacciatore o ad un raccoglitore di grano, di conseguenza la sua è una ricerca che si concentra sulla metafora, cioé sotituisce il pensiero con l’immagine figurata.
I suoi Tableaux vivants (fig. 1091) sono proprio il frutto di questa sua ricerca.
Infatti lui prima di realizzarle andva in giro, anche in macchina per trovare elementi o scene che potessero dar vita ad una narrazione.
Molto interessante è anche il testo presente all’interno del catalogo Fotografia e intelligenza liquida presso la mostra al Museo Pecci di Prato, dove puntualizza la sua teorizzazione sull’acqua che secondo lui rappresenta lo strumento fotografico con cui catturare la realtà, quindi strumento di riproduzione di immagini, ma contemporaneamente rifiutata o meglio tenuta sotto controllo.

1084 Thomas Struth

1085 Gerhard Richter

1086 Alfred Eisenstaedt

1087 Patrick Tosani

1088 Portraits, Color photographs & braille, 1985

1089 Série têtes, 1992

1090 Cuilleres

1091 Passerby, 1996

Inoltre lui si ispirerà anche al cinema di Andrej Tarkovskij (fig. 1092), trovando la metafora perfetta tra intelligenza liquida e secca nel film Solaris.
Nel 1978 la sua fotografia The Destroyed Room (fig. 1093) venne definita come un tentativo di ricostruzione postconcettuale nell’epoca dei media, di una tradizione pittorica, inoltre dal 1991 le sue immagini diventeranno più minacciose mostrando un forte gusto noir, cioé triller, aspetti grotteschi ed toni esasperati legandosi molto alla storia dell’arte come in A Sudden Gust of Wind (fig. 1094), ispirandosi agli aspetti creativi e rozzi del pittore giapponese Katsushika Hokusai (fig. 1095).
Vicino al gruppo di artisti canadesi a Vancouver insieme a Jeff Wall, vi fu anche Jan Wallace, che dagli anni settanta realizzò opere di tipo concettuale cercando di fondere arte, fotografia, filosofia, etc.
Molto raffinato invece sarà il lavoro di Paul Den Hollander (fig. 1096) le cui immagini sono molto semplici ed esaltano la geometria degli spazi ed il suo interesse principale sembra essere rivolto ai giardini botanici e zoologici.
Le sue sono immagini poste ai limiti dell’astrazione come il lavoro sulla frontiera franco-belga in Les Pyramides du nord (fig. 1097, fig. 1098).
Anche importante sarà Voyage botanique (fig. 1099), dove mostra una catalogazione botanica di foglie e fiori e materiali legata allo scienziato Linneo.
L’artista messicano Gabriel Orozco (fig. 1100) si dedicherà alla registrazione del quotidiano, quindi molto semplici, prive di manipolazioni e con il fuoco sempre al centro dando vita ad immagini con risultati imprevedibili che attirano l’attenzione dell’osservatore.
Lui innesta un legame nelle sue immagini, l’osservazione che può mutare la prospettiva o percezione delle cose.
In questo periodo vi saranno anche altri artisti importanti, come la fotografa Candida Hofer (fig. 1101) che adopererà la fotografia come strumento di indagine.
Le immagini realizzate puntualizzano proprio il fatto di voler riodinare gli spazi i cui soggetti sono spesso interni ed esterni, musei, luoghi comuni, biblioteche, etc (fig. 1102).
Nei suoi lavori non ci sono presenze umane, ma il luogo stesso diviene testimone stesso dela presenza umana.

1092 Andrej Tarkovskij

1093 The Destroyed Room, 1978

1094 A Sudden Gust of Wind

1095 Katsushika Hokusai

1096 Paul Den Hollander

1097 Les Pyramides du nord

1098 Les Pyramides du nord

1099 Voyage Botanique, 1997

1100 Gabriel Orozco

1101 Candida Hofer

1102 Teatro della Pergola Firenze, 2008

Come Candida anche Thomas Ruff (fig. 1103) risentirà dell’influenza dei maestri Becher, e le sue prime foto rappresentano interni domestici mentre nel 1981 realizzerà i primi ritratti.
Con Ruff si osserverà ad un lavoro improntato sulla tipizzazione della forma umana, grandi fototessere che svelano ben poco del personaggio, dove mette in discussione l’atteggiamento neutrale della fotografia attraverso un dibattito comunicativo tra soggettività della scelta e oggettività dell’immagine trattata.
Nel 1995 avvierà un’indagine di tipo psicologica sui suoi personaggi mediante l’uso di un’apparecchio molto avanzato adoperato per gli identikit, della serie di Andere (fig. 1104), mnetre nella metà degli anni novanta realizzerà Nacht (fig. 1105), vedute notturne di Dusseldorf, oppure la serie di Haus (fig. 1106 e fig. 1107) del 1987 fino al ’91 dove fotografa edifici visti frontalmente che si impongono sui vasti spazi adoperando, in questa occasione il digitale per evitare il disturbo e poi manipolarle ulteriormente, cosa che fece anche con i Nudes (fig. 1108).
A partire dal 1989 realizzerà anche altre immagini sui cieli che comprenderà anche quelli di natura astronomica(fig. 1109).

1103 Thomas Ruff

1104 Andere

1105 Nacht, 1994

1106 Haus

1107 Haus

1108 Nudes

1109 Senza titolo, 1989

Più strettamente legate al concetto di massa sono le immagini di Beat Streuli (fig. 1110) che si concentra sul catturare i volti all’interno delle folle (fig. 1111 e 1112), praticamente gli esamina, gli misura, gli osserva dove il suo diventa un rubare gli sguardi e le espressioni.
Il fotografo Andreas Gursky (fig. 1113) la cui formazione fu prima sotto Otto Steinert (fig. 1114) presso la Folkwangschule e successivamente con Bernd Becher presso la Staatliche KunstaKademie di Dusseldorf, concentrandosi sulla realizzazione di immagini dove raffigura oggetti in lontananza e collettivamente (fig. 1115) realizzate con grande semplicità.
Il suo concetto riprende un po gli aspetti della massificazione che nell’insieme non permette il riconoscimento e fa apparire il tutto come semplici numeri, come impiegati di borsa, auto in coda nell’attesa di essere traghettate, etc.
Sublimi le sue immagini dei negozi della griffe Prada, inoltre in lui vi è anche un forte legame con la storia dell’arte e con la pittura tedesca dell’ottocento, in modo particolare con quella di Caspar David Friedrich (fig. 1116).

1110 Beat Streuli

1111 Senza titolo, Volti tra le folle

1112 Senza titolo, Volti tra le folle

1113 Andreas Gursky

1114 Otto Steinert

1115 The bigger the better?

1116 Caspar David Friedrich

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