(H 98) La fotografia dagli anni ottanta in poi, seconda parte

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 8 May 2018

Proseguendo sempre lungo la scia degli avvenimenti fotografici e artistici durante gli anni ottanta e oltre, possiamo ricordare ancora altri esponenti di questo mondo, che hanno ricevuto ispirazione dalla pubblicità e dalla comunicazione contemporanea.
Proseguiamo proprio con l’artista giapponese Yasumasa Morimura (fig. 1117) che con occhio roientale esamina tutto del mondo occidentale, moda, fotografia, arte, media, etc.
Le sue sono immagini di autoritratti adattatti ai diversi contesti scenografici (fig. 1118, fig. 1119).
Poi abbiamo anche l’ucraino Boris Mikhailov (fig. 1120) il cui lavoro come fotografo sarà molto celebre, dove i suoi protagonisti sono individui marginali della società, ritratti proposti dall’artista in modo poco gradevole che esprimono un senso di mancata esistenza e tra i suoi lavori più di spicco ricordiamo Dance (fig. 1121) del 1978 che rappresentano persone anziane del quotidiano ripresi mentre danzano all’aperto.
Abbiamo anche Case History dedicato agli homeless, cioé i senza tetto, inoltre nelle sue immagini più recenti adopererà la sovrapposizione, come in Yesterday sandwich (fig. 1123), immagini queste dove propone immagini del passato con puri richiami di tipo memorico.
Lui successivamente si trasferirà a Berlino, città dove opererà anche Miron Zownir (fig. 1123) le cui immagini principalmente in bianco e nero, mettono in evidenza le sue esperienze culturali (fig. 1124, 1125 e 1126).

1117 Yasumasa Morimura

1118 Autoritratto white marilyn, 1996

1119 Autoritratto, After Ingrid Bergman

1120 Boris Mikhailov

1122 Yesterday sandwich

1123 Miron Zownir

1124 Senza titolo, NYC, 1980

1125 Senza titolo, NYC

1126 Senza titolo, Berlino

Invece la fotografa Louise Lawler (fig. 1127) parte realizzando lavori ispirati dal ready made di Duchamp (fig. 1128), compiendo un’analisi dell’opera relativa alla sua collocazione, e tra i suoi lavori ricordiamo quello presso la mostra inaugurale di New York della sua galleria Metro Pictures (fig. 1129 e fig. 1130).
Lei realizzerà anche interni di case, immagini che sembrano essere state concepite per copertine di riviste, posizionando gli elementi su piani che sembrano condurre ad un duplice significato.
Anche le foto realizzate dal brasiliano Vik Muniz (fig. 1131) mostrano dei richiami al Ready made, immagini dove sono evidenti tratti ironici come nel caso in cui ridisegnò e fotografò l’opera Merda d’artista di Piero Manzoni.
Sandy Skoglund (fig. 1132) di origine americana realizzò invece una serie di lavori molto spiazzanti per via del colore, come nella scena di Radioactive Cats (fig. 1133), che raffigura ventotto gatti verdi, ma un verde molto forte, che popolano una cucina dove sono presenti solo due figure umane passive.
Queste sono immagini dove i diversi oggetti collocati sono privi di significato, che sembrano richiamare ad una situazione postatomica dovetutto sembra essere fermo.
Anche l’americano e fotografo Andres Serrano (fig. 1134) si sofferma durante questi anni sul tema della provocazione colpendo tutti, dalla religione alla morte, gli aspetto sessuali peggiori, etc.
Tra i suoi lavori più famosi ricordiamo quello di The Morgue (fig. 1135 e 1136), che mostra una serie di ritratti di cadaveri posti in obitorio.
Immagini molto crude, cosa che lui ripropone anche sui membri del Ku Klux Klan (fig. 1137), organizzazioni segrete esistenti negli Stati Uniti d’America a partire dall’Ottocento, con finalità politiche e terroristiche a contenuti razzisti e che propugnano la superiorità della razza bianca, oppure ancora le immagini di Nomads (fig. 1138) che mostra lo stesso timbro provocatorio legato al mondo dei barboni.
Il suo è un lavoro diverso da quello di Avedon (fig. 1139), perché questo esprime una forte lirica o poesia attraverso le sue immagini, invece con Serrano le immagini sono di pura matrice sociale.

1127 Louise Lawler

1128 Marcel Duchamp

1129 Senza titolo, Metro Pictures

1130 Senza titolo, Metro Pictures

1131 Vik Muniz

1132 Sandy Skoglund

1133 Radioactive Cats

1134 Andres Serrano

1135 The Morgue

1136 The Morgue

1137 Ku Klux Klan

1138 Nomads

1139 Richard Avedon

Anche importante sarà il fotografo spagnolo Joan Fontcuberta (fig. 1140), le cui ricerche vanno anche oltre spaziando dalla fotografia al teatro, dalla grafica alla filosofia, etc, per esempio nella serie di immagini in bianco e nero di Herbarium (fig. 1141 e 1142) del 1985, sembra mostrare inzialmente delle semplici piante, ma se vengono osservate con attenzione possiamo scorgere delle strane necrosi come protuberanze, quasi ad assumere forme che richiamano ad animali o esseri mostruosi.
Nel 1987 realizzerà anche Fauna (fig. 1143), composto da una serie di collage che nell’insieme formano esseri fantasiosi come unicorni, elefanti alati, etc.
Altro grande capolavoro sarà Sputnik (fig. 1144) dove mette in dubbio la verità sulla narrazione storica degli eventi.
Roni Horn (fig. 1145) si dedicherà invece alla fotografia dopo la sua esperienza avuta con la creazione di sculture metalliche.
Il suo concetto riguarda la creazione di immagini in serie dove coglie l’importanza delle variazioni, come l’immagine della ragazza che esce dalla piscina, esposta presso la biennale di Venezia nel 1997.
La sua ricerca si lega molto alla profondità delle cose come risposta al presente, cosa che lei evidenzia anche mediante i meccanismi della natura (fig. 1146 e 1147) dell’Islanda con i suoi colori forti tra lava e acqua, tra vulcani e mare, etc.
Anche Shirin Neshat (fig. 1148) che da vita attraverso le sue immagini, ad un mndo di prigionia del mondo femminile.
I suoi video e le sue fotografie diventano mezzi di denuncia contro il trattamento delle donne in Iran, soprattutto con il regime di Aiatollah Komehini, praticamente il suo diventa un richiamo alla libertà.
Lei infatti partirà per l’america effettuando studi presso berkley in California, anni importanti soprattutto per i cambiamenti sociali, poi farà rientro in Iran, ma sarà costretta ad andare via per colpa del nuovo regime autoritarioe incentrato sulla religione.
Infatti le sue prime immagini la ritraggono con il chador (fig. 1149 e 1150), il famoso velo, quello stesso velo che venne rimosso con la legge del 1936, ma che fu ripristinata con quella del 1983.

1140 Joan Fontcuberta

1141 Herbarium

1142 Herbarium

1143 Fauna

1144 Sputnik

1145 Roni Horn

1146 Senza titolo

1147 Senza titolo

1148 Shirin Neshat

1149 Oltre lo sguardo di Allah

1150 Soliloquy, 1999

Lei realizzerà anche una serie di lavori tra il 1993 e il 1997 dal titolo Women of Allah (fig. 1151 e 1152), inoltre su alcune immagini lei mostra una grafia molto decorativa, come fanno tutte le donne iraniane come segno di protesta, e in questo fu fondamentale la sua esperienza americana, soprattuto quando vi rientrerà, importante perché, gli permetterà attraverso l’arte di dar vita alla sua lotta per trovare una soluzione al problema.
L’artista Sophie Calle (fig. 1153) avvierà una ricerca mediante i processi dell’osservazione, del voyeur e della curiosità.
Le sue immagini sono il frutto di manipolazioni mediante la comunicazione, inoltre importante sarà la sua collaborazione con lo scrittore americano Paul Auster (fig. 1154) che dichiarò di essersi ispirata a lei per la creazione del suo personaggio Maria.
Lei infatti tenterà proprio di imitare Maria, chiedendo allo stesso scrittore di darle lezioni di vita per un periodo, sarà proprio in questa occasione che gli invierà Istruzioni personali per Sophie Calle in modo da migliorare la sua vita a New York.
Lei accolse queste istruzioni a tal punto che vennero scritte anche sul libro Double game, quindi le sue immagini verranno modellate su un mondo fantastico, legate proprio allo stile di vita del personaggio Maria all’insegna di narrazioni di vita quotidiana.
Nel 1981 lei farà assumere dalla madre un investigatore privato, che la pedini e le faccia delle fotografie documentando tutto, praticamente lei diviene il suo lavoro, cosa che farà anche in Suite Vénitienne (fig. 1155 e 1156) del 1980 e ’83, solo che qui sarà lei ad operare come detective, documentando la vita di uno sconosciuto con un meccanico di Blow Up.
In questo scenario vi saranno altri artisti che continueranno le ricerche cavalcando l’onda del post-concettuale, dove qualunque espressione artistica, concetti e idee espresse, sono più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa, a tal proposito ricordiamo gli artisti israeliano-newyorkesi Michael Clegg e Martin Guttmann (fig. 1157).
La loro opera più famosa fu Ritratto di gruppo dei dirigenti di una multinazionale (fig. 1158), realizzata nel 1980, che mette in evidenza la loro ricerca e mostra anche legami con la storia dell’arte e la pittura fiamminga, soprattutto quella di Antoon Van Dyck (fig. 1159).
Il loro lavoro viene presentato man mano, coe se fosse una serie televisiva, mostrando un’atteggiamento critico verso la realtà.
Invece la coppia di artisti svizzeri Peter Fischli e David Weiss (fig. 1160) realizzarono immagini banali sulla quotidianità, inoltre imitarono lo stile delle immagini commerciali più invitanti composte da fotomontaggi che raccontano menzogne.

1151 Women of Allah

1152 Women of Allah

1153 Sophie Calle

1154 Paul Auster

1155 Suite Vénitienne

1156 Suite Vénitienne

1157 Clegg e Guttmann

1158 Ritratto di gruppo dei dirigenti di una multinazionale

1159 Antoon Van Dyck

1160 Peter Fischli e David Weiss

Altra importante personalità sarà quella del giapponese-americano Hiroshi Sugimoto (fig. 1161) che dopo aver frequentato gli studi a Tokyo si trasferirà a New York.
Nei suoi lavori c’è la cancellazione della relazione con il luogo stesso, e le sue immagini sono fatte di diorama,teatri e paesaggi marini (fig. 1162, 1163 e 1164).
Per esempio i diorama lui li realizza all’interno del museo di storia naturale, infatti cancellando le tracce del luogo conferisce a queste una forte realtà, come se la scena si stesse svolgendo proprio d’avanti ai nostri occhi.
Invece i luoghi di teatro sono in realtà immagini del cinema dove la luce dello schermo vuoto lascia spazio alle diverse supposizioni.
Le scene di mare sono realizzate con tempi molto lunghi di apertura del diaframma dove prevale l’importanza per la sfumatura e i dettagli.
gli anni che vanno tra il 1978 e il 1982, mettono in luce i lavori realizzati da Jean-Marc Bustamante (fig. 1165) dove il tema principale sarà il margine fisico dei paesaggi che coincideranno con il margine fisico dei quadri, inoltre saranno di formato molto grande e costante, 111 per 138 centimetri.
Nel 1989 su fotografie già esistenti di interni con luce artificiale dal titolo Lumières (fig. 1166 pag. 334), poi nel 1991 realizzerà Stationnaires (fig. 1167) concentrandosi sugli ambienti.
Molto legato al paese diprovenienza saranno i lavori dell’artista irlandese Willie Doherty (fig. 1168) dove la presenza del conflitto (fig. 1169) è visibile nei dettaglile immagini, inoltre come affermerà lui stesso, rimarrà scosso da un episodio avuto durante la sua adolescenza.
Nel 1972, nell’Irlanda del Nord, la folla dei manifestanti irlandesi promuoveva le sue idee di indipendenza contro Derry, solo che non finì bene, visto che la polizia inglese fece fuoco sui manifestanti uccidendone tredici.
Invece il lavoro della fotografa Lorna Simpson (fig. 1170) sarà improntato tutto sulla gestualità del corpo (fig. 1171, fig. 1172), evitando le espressioni dei volti evidenziando un senso drammatico e frutto della sua cultura.
L’artista tedesca Astrid Klein (fig. 1173) realizzerà immagini (fig. 1174 e 1175) dove ombre e corpi si alternano con elaborazioni difficilmente riconoscibili, immagini prese da altre immagini, praticamente come se prendessero vita dalla memoria che nel tempo possono modificarsi o essere totalmente romosse.
L’artista Laurie Simmons (fig. 1176) lavorava isolando gli oggetti legati all’immaginario e alla tradizionefemminile e maschile per poi dare vita a strani accoppiamenti (fig. 1177), inoltre attraverso questo suo modo di comunicare cerca anche di portare a galla gli stereotipi, cioé un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità.
Lei utilizzerà effetti mimetici per modificare le cose e creare elementi di critica.
Nel 1992 venne affermata l’espressione Post-Human legata ai cambiamenti della società contemporanea, legata alla trasformazione degli individui, la chirurgia estetica, sembrare sempre più belli e legati alla cura del proprio corpo, etc, un termine confermato dal critico e mercante d’arte Jeffrey Deitch (fig. 1178).

1161 Hiroshi Sugimoto

1162 Diorama

1163 Teatro

1164 Paesaggio marino

1165 Jean-Marc Bustamante

1166 Lumières

1167 Stationnaires

1168 Willie Doherty

1169 Senza titolo, immagine che racconta il conflitto

1170 Lorna Simpson

1171 Five Day Forecast', 1991

1172 Guarded Conditions', 1989

1173 Astrid Klein

1174 Senza titolo, 1987

1175 Senza titolo, 1982

1176 Laurie Simmons

1177 Walking gun

1178 Jeffrey Deitch

L’artista Annette Lemieux (fig. 1179) realizzò invece lavori utilizzando vecchie immagini che assemblava mediante la composizione a modi collage (fig. 1180) dal gusto dadaista.
Gli anni ottanta e a seguire, furono anni particolare dettati soprattutto dall’evoluzione scientifica e tecnologica, che sembrava avanzare talmente veloce a tal punto che la cosa sembrasse sfuggire di mano all’uomo, cosa che sembrò influenzare l’arte del tempo, inoltre si affrontò anche il tema del femminismo, evoluzione in atto già nel decennio precedente e molte saranno le artiste che si legheranno a questo tema, una sorta di rsicossa della donna anche nel settore dell’arte.
Zoe Leonard (fig. 1181) fu un’artista che collaborò insieme a gruppi post-femministi, impegnate sul fronte omosessuale, cercando di sfatare i pregiudizi legati a questo mondo e la sua arte cerca di raccontare il nostro passato (fig. 1182), ponendo la donna in una posizione ben diversa rispetto a quella abitudinale di un tempo.
In questi anni la figura dell’artista in generale entrerà in crisi con l’abbandono anche del concetto di stile, come nelle Situations (fig. 1183 e 1184) di Sam Samore (fig. 1185) dove chiederà ai propri amici e altri fotografi di realizzare immagini fotografiche della gente senza che loro se ne accorgessero, poi lui selezionò le diverse immagini accostandole a dei testi di elenchi stampati su una superficie trasparente.
L’artista Sam Taylor Wood (fig. 1186)prenderà spunto dalle composizioni classiche cercando di bloccare l’attimo e cercando di ricostruire mediante scene, in diverse occasioni anche video, dando vita a storie di tipo religiose impersonate da gente contemporanea, praticamente dei veri e propri tableaux vivants dagli effetti incredibili.
Nel 1995 realizzerà Cinque secondi rivoluzionari (fig. 1187) dove racconta mediante diverse scene, di un litigio domestico.
Invece le condizioni di una donna australiana di origine aborigena, fu la ricerca principale della fotografa Tracey Moffatt (fig. 1188).
Le sue immagini esprimono racconti di matrice surreale dove vi è la sensazione di due vite parallele che si sovrappongono, mostrando all’osservatore immagini molto aspre fatte di violenze familiari, etc (fig. 1189).
Il fotografo Thomas Demand (fig. 1190) presenterà immagini (fig. 1191 e 1192) dove la presenza dell’uomo è nulla all’interno degli spazi, costruzioni le sue in scale reali dove destinate alla distruzione, praticamente allestite solo per essere catturate e viste mediante lo strumento fotografico, mentre i suoi spazi deiventano ripieni di colore formando le superfici.
Invece l’Islanda sarà l’oggetto di molte realizzazioni da parte di Olafur Eliasson (fig. 1193) che osserverà tutto con forte attenzione verso i fenomeni percettivi, installazioni le sue che guardano alla natura (fig. 1194, fig. 1195) in stretto rapporto con i progressi del mondo.

1179 Annette Lemieux

1180 Left Right Left Right, 1995

1181 Zoe Leonard

1182 Photo Archive, 1993-96

1183 Situations

1184 Situations

1185 Sam Samore

1186 Sam Taylor Wood

1187 Cinque secondi rivoluzionari

1188 Tracey Moffatt

1189 Senza titolo

1190 Thomas Demand

1191 Studio, 1997

1192 Processo Grottesco, 2015

1193 Olafur Eliasson

1194 Creates an Indoor Riverbed at Danish Museum

1195 Take your time

Molto raffinato è intenso sarà invece il lavoro di Paul Seawright (fig. 1196).
Lui cresce durante gli anni in cui l’Irlanda vive una realtà difficile, comunque il suo non è un lavoro di tipo narrativo ma in lui vi è la sfida con il concetto di limite, ecco perché realizzerà immagini di soffitte dei musei, ripostigli, etc.
Praticamente i suoi limiti di psazio riguardano sia quello morale che fisico, inoltre lavorò anche in Afghanistan(fig. 1197 e 1198), realizzando immagini che raccontano quello che non viene mai mostrato di quella realtà.
I soggetti principali dell’artista Matthew Barney (fig. 1199) sono i corpi che culminano nella serie di Cremaster(fig. 200, 1201 e 1202) basandosi su una ricerca cinematografica.
Il titolo è stato dato mediante il nome di un muscolo situato nell’apparato genitale maschile proprio dove pendono i testicoli.
Nei suoi lavori c’è una tendenza alla cura della bellezza veramente maniacale soprattutto verso se stesso, visto che era molto attraente ed anche atleta e marito di una famosa cantante, praticamente incarna l’attegiamento della società.
L’artista Amy Adler (fig.1203) darà vita a disegni che poi fotograferà sotto un profilo borderline, cioé spinto al limite legato ai linguaggi dell’arte.
Nel 1994 realizzerà After Sherrie Levine (fig. 1204) dove ricrea la figura di Levine ripresa a sua volta da Edward Weston, avviando una ricerca sul autorialità dell’immagine.
Nel 1996 realizzerà Once in Love with Amy (fig. 1205) che hanno per soggetto delle immagini che un’anziana voyerista le scattò da adolecente.
Oppure ricordiamo anche Nervous Character (fig. 1206 e 1207) del 1999, ventiquattro parti fotografiche che la compongono come i frame di una pellicola del mondo cinematografico.
Oppure del 2002 Centerfold (fig. 1208 e 1209), autoritratti di dimensioni maggiori rispetto alla realtà dove sembra che a momenti, per quanto banale possa essere la rappresentazione, possa accadere qualcosa.

1196 Paul Seawright

1197 Afghanistan

1198 Afghanistan

1199 Matthew Barney

1200 Cremaster

1201 Cremaster

1202 Cremaster

1203 Amy Adler

1204 After Sherrie Levine

1205 Once in Love with Amy

1206 Nervous Character

1207 Nervous Character

1208 Centerfold

1209 Centerfold

Anche la produzione della giapponese Mariko Mori (fig. 1210) merita la nostra attenzione, il cui impegno artistico è soprattutto legato al video, realizzando modelli femminili della sua cultura in scene tipicamente da videogame (fig. 1211), dove tenta di unire arte, credenze magiche e spirituali, società e credenze religiose.
Un tocco di grande impatto e riconoscibilità hanno mostrano gli enormi ritratti a colori dell’olandese e fotografa Rineke Dijkstra (fig. 1212), dove i soggetti sono ritratti sia da soli che in gruppo (fig. 1213 e 1214) concentrandosi sull’adolescenza.
Invece nel 1994 realizzerà un lavoro sulla maternità (fig. 1215) delle donne danesi, messe in mostra su un muro nude dove sono ancora evidenti i segni del parto.
Invece la fotografia di Wolfgang Tillmans (fig. 1216) mostra dei chiari riferimenti al vissuto, in lui non esiste una gerarchia nelle immagini ma solo una relazione tra lo spettatore e l’opera.
Inoltre da quando introdurrà il colore nelle sue immagini (fig. 1217), giocherà proprio sugli errori del processo di relizzazione, divertendosi sui pezzi unici o sui multipli che saranno al centro di una sua edizione sulla rivista Parkett del 1998.
Il lavoro Sog (fig. 1218) del fotografo tedesco Gosbert Adler (fig. 1219) punterà invece sul margine dello sguardo, praticamente una raccolta di microfenomeni, buche nell’asfalto, piccoli sassi, tutto realizzato in bianco e nero.
Il cubano Carlos Garaicoa (fig. 1220) lavorerà molto sulla sua città, l’Avana (fig. 1221 e 1222), il suo è un luogo mentale che non condivide nulla con la realtà, cercando di ricreare il grande mito caraibico integrando anche l’aspetto del fallimento comunista.
Adam Fuss (fig. 1223) concentra le sue immagini sul confine tra vita e morte.
Le sue sono immagini che appaiono come tracce, abiti da bambola, carcasse di uccelli, feti trasparenti e altri riferimenti alle interiora di animali (fig. 1224, fig. 1225), morti per via dell’inquinamento che lui lascia intravedere solo come traccia, senza dimenticare anche le sue silohuettes che hanno dei richiami alla sua precedente esperienza prima della fotografia.
Molto drammatiche sono le immagini Esko Mannikko (fig. 1226), fotografo finlandese le cui immagini sono incorniciate mediante l’uso di legno grezzo del bosco.
Il suo lavoro Naarashauki (fig. 1227 e 1228) del 1993 richiamano alle tipiche rappresentazioni di interni ed esterni, caldi e freddi della sua madre terra e richiami pittorici del cinquecento e del seicento.
Immagini che raccontano realtà di fumo, caccia e alcol.
Molto forti sono anche le immagini realizzate per Ballantyne (fig. 1229) una fabbrica di maglieria inglese dove mostra macchine, strutture e persone che hanno lavorato da tempo il cashmere, elementi che diventano protagonisti.

1210 Mariko Mori

1211 Pure Land

1212 Rineke Dijkstra

1213 Senza titolo

1214 Senza titolo

1215 Senza titolo

1216 Wolfgang Tillmans

1217 Senza titolo

1218 Sog

1219 Gosbert Adler

1220 Carlos Garaicoa

1221 Avana

1222 Avana

1223 Adam Fuss

1224 Series My Ghost

1225 Senza titolo

1226 Esko Mannikko

1227 Naarashauki

1228 Naarashauki

1229 Cashmere Ballantyne

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