(H 24) La fotografia diretta

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

Nel corso degli anni trenta del Novecento si affermo la fotografia diretta, praticamente una risposta nei confronti del pittorialismo.
L’inziatore fu Paul Strand, che realizzò fotografie senza artefatti o eventuali elaborazioni, comunque per avere un po un quadro generale dell’arte durante questi anni, bisogna considerare l’aspetto storico e politico dell’epoca.
Nell’Unione Sovietica l’arte in generale era sottoposta a duri vincoli, inoltre la fotografia in questi anni si legò molto alla rappresentazione della massa proletaria, dando vita al fotoreporter, immagini forti che rappresentavano la vita degli operai, delle officine, il duro lavoro dell’uomo, etc.
A questo gruppo si opponeva quello definito degli Ottobre nato nel 1929 ad opera di alcuni fotografi tra cui il russo Alekandr Rodchenko (San Pietroburgo, 23 novembre 1891 – Mosca, 3 dicembre 1956, fig. 172), che mostrava una posizione diversa rispetto alle tipiche rappresentazioni sociali del tempo.
Il loro lavoro era maggiormente rivolto ad una sorta di documentazione più che ad una rappresentazione della caratterisitica misera della classe popolare e lavorativa, inoltre le sue ricerche e il suo stile influenzeranno altri fotografi del tempo, inoltre questo nuovo gruppo sarà costretto, per via delle famose restrizioni politiche accennate in precedenza, a biurare, cioé rinunciare ad avere contatti con l’intera fotografia occidentale.
Quindi sotto queste dittature il destino delle arti in generale diventò molto infausto, cioé sentito, basta pensare anche alla Bauhaus e allo stesso fotografo tedesco August Sander (Herdorf, 17 novembre 1876 – Colonia, 20 aprile 1964, fig. 173), senza dimenticare, anche se in dosi meno forti, l’Italia, e se prendiamo in considerazione la Germania, molto materiale prodotto in ambito fotografico era destinato all’esaltazione del regime tedesco.
Infatti sotto la Repubblica di Weimar, nacquero diverse avanguardie tra cui lo stesso Dada di matrice tedesca, praticamente un movimento nato a Zurigo in Svizzera che incarnava la sua politica antibellica attraverso un rifiuto degli standard artistici, preceduto da manifestazioni durante il 1916, come quelle della presenti sulle riviste dei fratelli Herzfelde, la Neue Jugend (fig. 174) e quella dell’austriaco Raoul Hausmann (Vienna, 12 luglio 1886 – Limoges, 1º febbraio 1971, fig. 175) e l’artista, scrittore e architetto tedesco Johannes Baader (Stoccarda, 22 giugno 1875 – Adldorf, 15 gennaio 1955, fig. 176).
Il Dada tedesco sfruttava la fotografia come strumento ironico in ambito politico, inoltre dal 1919 lo stesso Hausmann iniziò la pubblicazione della rivista Der Dada (fig. 177) sotto le influenze della metafisica, vuole rappresentare ciò che è oltre l’apparenza fisica della realtà dell’artista e scrittore italiano Giorgio de Chirico(Volo, 10 luglio 1888 – Roma, 20 novembre 1978, fig. 178) e del costruttivismo, che rifiutava il culto dell’arte per l’arte a favore dell’arte come pratica diretta verso scopi sociali, dell’artista russo Vladimir Tatlin (Charkiv, 28 dicembre 1885 – Mosca, 31 maggio 1953, fig. 179).
Questo movimento trovò la sua fine subito dopo la Fiera Dadaista verso il 1922-23, comunque in questo periodo va collocata la ricerca del pittore, scultore e fotografo tedesco naturalizzato francese Hans Bellmer (Katowice, 13 marzo 1902 – Parigi, 23 febbraio 1975, fig. 180), che inzialmente frequentò il mondo artistico per poi dedicarsi alla pubblicità, infatti all’inizio del 1932 fotografò una bambola di sua produzione esaltandone i toni.
La sua è un’arte fotografica di tipo surrealista, praticamente un automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l’inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, emerge anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori, inoltre non è da escludere il suo legame con il pittore e scultore e francese naturalizzato statunitense nel 1955 Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968, fig. 181) e la sua bambola a gambe aperte sul prato di Entant Donnes.
Lo stesso fotografo statunitense Joel-Peter Witkin (Brooklyn, 13 settembre 1939, fig. 182) realizzerà bambole legate con spago che richiamano molto al modello di Duchamp.
Comunque molte delle esperienze artistiche e fotografiche del tempo appartenenvano alla Bauhaus, soprattutto per via del forte modernismo.

172 Alexandr Rodcenko

173 August Sander

174 La rivista Neue Junged dei fratelli Herzfelde

175 Raoul Hausmann

176 Johannes Baader

177 Rivista Der Dada di Hausmann

178 Giorgio de Chirico

179 Vladimir Tatlin

180 Hans Bellmer

181 Marcel Duchamp

182 Joel-Peter Witkin

In ambito fotografico il maggior esponente è stato fotografo e pittore ungherese Laszlo Moholy-Nagy(Bácsborsód, 20 luglio 1895 – Chicago, 24 novembre 1946, fig. 183), senza dimenticare il fotografo e scultore tedesco Karl Blossfeldt (Giugno 13, 1865 – Dicembre 9, 1932, fig. 184) che si dedicò intermanete alla fotografia del mondo vegetale.
Inoltre in questi anni non mancò l’esigenza da parte di altri fotografi di ritornare ad una sorta di ricostruzione dell’ordine visivo e quindi legarsi all’obbiettvita, a questo punto non possiamo non ricordare Albert Renger-Patzsch (Würzburg Giugno 22, 1897 – Wamel bei Soest Settembre 27, 1966, fig. 185), un fotografo industriale e pubblicitario tedesco che riuscì a sopravvivere professionalmente durante gli anni della campagna nazista.
Differente fu il caso di August Sander che non veniva visto di buon occhio dal nazismno perché durante il XX secolo tentò di realizzare un’archiviazione della popolazione tedesca.
Durante questi anni, per problemi di natura economica, molti fotografi si dedicarono alla fotografia di natura pubblicitaria, come lo stesso Sander, quindi la fotografia venne utilizzata a scopo di marketing, immagini che rimasero però sempre legate al mondo dell’arte e alla Bauhaus.
Infatti raramente si sentirà parlare di Alberts e la sua esperienza in campo pittorico, visto che era affermato nella scena della pittura internazinale, a testimoniarlo erano el sue fotografiedi sedie, manichini, abiti appesi che mostravano un filo diretto con la sua ricerca pittorica.
Durante gli anni venti e trenta in Germania si registrarono sviluppi molto interessanti, soprattutto per il miglioramento tecnoilogico, come la reflex Leica del 1930 (fig. 186, 187 e 188), che permetteva una migliore gestione dell’apparecchio e consentiva anche di ottenere tempi più rapidi di realizzazione.
Due anni prima, nel 1928 venne fondata la famosa agenzia fotografica dal fotografo inglese di origine tedescaFelix Man (Friburgo in Brisgovia, 1893 – Londra, 1985, fig. 189) e Umbo la Dephot che chiuderà nel 1934.
Umbo venne inoltrato nel mondo della fotografia dal regista, fotografo e pittore olandese Paul Citroen (Berlino, 15 dicembre 1896 – Wassenaar, 13 marzo 1983, fig. 190), uno dei più grandi creatori di foto-collages di matrice surrealista e autore di Metropolis (fig. 191), un incredibile intreccio fantasioso di immagini a cui si ispirerà molto lo scrittore e regista austriaco Fritz Lang (Vienna, 5 dicembre 1890 – Beverly Hills, 2 agosto 1976, fig. 192).

183 Laszlo Moholy-Nagy

184 Karl Blossfeldt

185 Albert Renger-Patzsch

186 Reflex Leica del 1930

187 Reflex Leica del 1930

188 Reflex Leica del 1930

189 Felix Man

190 Paul Citroen

191 Metropolis di Citroen

192 Fritz Lang

La Germania di quest’epoca storica si stava legando sempre di più al giornalismo, dando vita alle prime figure di fotoreporter, che ben presto avrebbero lasciato il paese per fuggire dal nazismo, e spostandosi in America daranno vita al famoso periodo del giornalismo americano.
Tra questi va ricordato il fotografo tedesco Erich Salomon (Berlino, 28 aprile 1886 – Auschwitz, 7 luglio 1944, fig. 193 e 194), un aristocratico che con la sua Leica riusciva ad intrufolarsi nei convegni diplomatici o ad una seduta della Corte Suprema.
Altra grande personalità del giornalismo tedesco fu il fotografo e film-maker ungherese Stefan Lorant (February 22, 1901 in Budapest – November 14, 1997 in Rochester, Minnesota, fig. 195) redattore capo della Munchner Illustrierte Press, facendo da maestro per le soluzioni sempre nuove mostrate in ambito grafico e fotografico, inoltre per un periodo lui si stabilì anche in Inghilterra dove lavorò per alcuni giornali, il Weekly Illustrated, il Lilliput e il Picture Post, come direttore.
In questo clima di tipo socialista durante la repubblica di Weimar, si affermò anche una fotografia di tipo operaia, dove il lavoratore aveva il dovere di dover documentare non solo la sua vita quotidiana ma anche il suo posto di lavoro per permettere di poter rendere la sua vita migliore.
Infatti proprio in questi anni nascerà l’Arbeiter Illustrierte Zeitung, in vero e proprio organo di battaglia sociale, al quale collaborò anche l’artista tedesco John Heartfield (Berlino, 196 giugno 1891 – Berlino, 26 aprile 1968, fig. 195), una delle personalità di spicco dell’arte e della fotografia tedesca.
Il suo fu principalmente una lavoro di tipo critico, non solo verso il nazismo ma anche verso il comunismo, inoltre le sue immagini divennero delle vere e proprie copertine di libri, come quella per il romanzo del 1934 Fontamara(fig. 197) dello scrittore, drammaturgo e politico italiano Ignazio Silone (Pescina, 1º maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978, fig. 198).
In questi anni divenne molto forte il lavoro svolto dalle agenzie per coordinare il lavoro dei fotografi delle diverse nazioni e tra i fotografi stranieri che ricevono una formazione tedesca, vi fu il fotografo britannico Bill Brandt (Amburgo, 2 maggio 1904 – Londra, 20 dicembre 1983, fig. 199), che affrontò studi tra la Germania e la Svizzera per poi seguire Man Ray a Parigi nel 1929 per collaborare con il fotografo ungherese naturalizzato francese Brassai (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984, fig. 200), entrando anche a contatto con il lavoro di Atget.
Poi con il terzo Reich la situazione tedesca cambiò, la fotografia venne adoperata come mezzo di propaganda politica, quindi un mezzo fondamentale per i fini nazisti, e nel 1929 si tenne a Stoccarda una delle più grandi esposizione della nuova fotografia definita, Film und Photo.
Questa fu organizzata da Gustaf Stotz dove precisò il fatto di voler inquadrare il campo d’azione della fotografia.
In quest’occasione Edward Steichen ed Edward Weston si occuparono della parte americana, mentre El Lissitzky di quella sovietica.
Una cosa simile venne poi riproposta nel 1933, ma con esiti diversi circosrcitta ormai al nazismo.
Addirittura il terzo Reich ebbe anche fotografi personali, fra cui il fotografo tedesco Paul Wolff (1887-1951, fig. 201), specializzato soprattutto nella fotografia pubblicitaria e con una forte passione verso il paesaggio, lo stesso Hitler ebbe un fotografo personale,il tedesco Heinrich Hoffmann (Fürth, 12 settembre 1885 – Monaco di Baviera, 11 dicembre 1957 fig. 202), con il compito di realizzare le foto ufficiali.

193 Erich Salomon

194 Erich Salomon e la sua Leica

195 Stefan Lorant

196 John Heartfield

197 Copertina del romanzo Fontamara

198 Ignazio Silone

199 Bill Brandt

200 Brassai

201 Paul Wolff

202 Heinrich Hoffmann

Una delle armi preferite dal nazismo in ambito propagandistico, fu proprio la fotografia più amatoriale realizzata sui campi di combattimento, inoltre diversi fotografi furono anche coinvolti nel realizzare fotografie che documentavano il territorio nazionale, tra cui lo stesso Renger-Patzsch.
In parallelo si viluppò anche la fotografia italiana, dove molti artisti fecero tesoro degli insegniamenti acquisiti sotto la Bauhaus, tra cui lo stesso pittore, fotografo e regista Luigi Veronesi (Milano, 28 maggio 1908 – Milano, 25 febbraio 1998, fig. 203).
Ma molto importante per gli esiti della fotografia italiana fu l’insegnamento della fotografia futurista e l’esperienza tramandata dal fotografo, pittore e designer svizzero Xanti Schawinsky (Basilea, 26 marzo 1904 – Locarno, 11 settembre 1979, fig. 204), che visse in Italia per circa tre anni, dal 1933 al 36.
Sempre in ambito fotografico, da quella industriale a quella pubblicitaria, vi furono altri esponenti che ebbero un ruolo fondamentale, tra questi, Mario Crimella, Antonio Boggieri, etc.
Come abbiamo visto per il nazismo, anche in Italia con il fascismo la stampa era tenuta sotto controllo e le rappresentazioni figurative erano sempre sottoposte alle ragioni del regime, anche se esistevano certe eccezioni, e quella più evidente fu sul fotografo, scrittore e regista italiano Orio Vergani (Milano, 6 febbraio 1898 – Milano, 6 aprile 1960, fig. 205), penna illustre del Corriere dell Sera, anche se tra le riviste quella che risultò essere più di peso sulla mole di lavoro della fotografia fu Tempo, fondata dallo scrittore, editore e giornalista Alberto Mondadori (Ostiglia, 8 dicembre 1914 – Venezia, 14 febbraio 1976, fig. 206) figlio di Arnoldo,molto capace e intelligente che amava guardarsi intorno vedendo cosa succedeva all’estero.
Sulla base del modello Tempo si appoggiava la rivista Life del giornalista statunitense Henry Luce (Penglai, 3 aprile 1898 – Phoenix, 28 febbraio 1967, fig. 207) con numerosi servizi fotografici e visivi di grande importanza.
Concorrente della rivista il Tempo fu Omnibus del giornalista, editore, disegnatore e artista Leo Longanesi(Bagnacavallo, 30 agosto 1905 – Milano, 27 settembre 1957, fig. 208) la cui fotografia ebbe un ruolo meno dominante e di peso rispetto alla scrittura.
Di grande appoggio fu l’approccio del regista e sceneggiatore italiano Luchino Visconti (Milano, 2 novembre 1906 – Roma, 17 marzo 1976, fig. 209), il borghese approdò in Francia e fu testimone del Fronte Popolare che osservò con molta intelligenza e attenzione, infatti rientrato in patria proiettò nelle cineteche La grande illusion che accese l’ira della censura, poi nel 1943 darà vita a Ossessione, un film girato lungo le rive del Po, dimostrandosi molto rivoluzionario, soprattutto per l’esito visivo della fotografia.
In questi anni il governo sentì di conseguenza il bisogno di formare una classe di fotografi, il cui riferimento sarà l’istituto Luce.
In questi anni altra grande personalità sarà quella del fotoreporter italiano Porry Pastorel (Vittorio Veneto, 1º gennaio 1888 – Roma, 1º aprile 1960, fig. 210) che rese visibile la farsità del fascismo dittatoriale, inoltre tra i fotografi antifascisti va anche ricordato il fisico italiano Eugenio Curiel (Trieste, 11 dicembre 1912 – Milano, 24 febbraio 1945, fig. 211) che in questi anni realizzò un lavoro sulle abitazioni coloniali del padovano.
Molti furono anche fotografi anonimi che scattarono numerose immagini legati ai disagi e alla drammaticità del fascismo, in modo particolare quelle lungo il fronte russo sotto la seconda guerra mondiale.
Nel 1939 giunse come clandestino l’american Photographs del fotografo statunitense Walker Evans (Saint Louis, 3 novembre 1903 – New Haven, 10 aprile 1975, fig. 212), praticamente un racconto attraverso le immagini raccolte tra il 1929 e il 1937 pubblicato su Corrente che segnò in modo netto lo sviluppo della fotografia italiana.

203 Luigi Veronesi

204 Xanti Schawinsky

205 Orio Vergani

206 Alberto Mondadori

207 Henry Luce

208 Leo Longanesi

209 Luchino Visconti

210 Porry Pastorel

211 Eugenio Curiel

212 Walker Evans

Importante fu anche l’episodio dell’annuario Fotografia del 1943 curato da Ermanno Scopinich, che si apre con testo teorico dove mette in risalto la sua presa di posizione e distanza nei confronti del pittorialismo che assillava ancora la fotografia italiana, inoltre l’annuario mostrava anche dei legami con l’architettura che richiamavano a Edoardo Persico e Xanti Schawinski che frequentò la Bauhaus.
In questo annuario furono anche pubblicate immagini degli otto fotografi del volume Arti Grafiche di Bergamo, quindi Giuseppe Cavalli (Lucera, 29 novembre 1904 – Senigallia, 25 ottobre 1961, fig. 213), l’artista e ingegnere fiorentino Vincenzo Balocchi, etc.
La fotografia legata alla ricerca trova anche terreno favorevole in Francia tra cui vi fu l’ungherese André Kertesz(Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985, fig. 214) che influenzo con la sua fotografia anche un’altra grande personalità giunta a Parigi dall’Europa dell’Est, Brassai che fra l’altro fu anche suo allievo.
In questo periodo storico vi furono artisti che lavorarono con la fotografia soprattutto in ambito surrealista, tra cui il designer, artista, scrittore e scultore spagnolo Salvador Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989, fig. 215) e il pittore belga René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967, fig. 216), ma in modo particolare Dalì fu quello maggiormente impeganto nel settore cinematografico, riuscendo a realizzare fotomontaggi di grande ironia, infatti va ricordato il suo lavoro sull’estasi del 1933 (fig. 217) composto da donne in posizioni statiche.
In questi anni a Parigi approda anche il pittore e fotografo Man Ray figlio di immigrati russi (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976, fig. 218) che riuscirà a spingere in modo veramente estremo la fotografia.
Altra figura straordinaria all’interno di questo scenario sarà la scrittrice, fotografa e artista francese Claude Cahun (Nantes, 25 ottobre 1894 – Saint Helier, 8 dicembre 1954, fig. 219) che realizzerà immagini di impatto moderno raffigurando autoritratti e travestimenti ambigui dove il maschile e il femminile si fondono.
Anche la fotografa e artista statunitense Florence Henri (28 giugno 1893, New York – 24 luglio 1982, Laboissière-en-Thelle, fig. 220) si trasferirà a Parigi dopo aver ricevuto una preparazione presso la Bauhaus, operando e confrontandosi sempre nel settore dell’arte.
Dalla fine del XIX secolo la fotografia trova la sua massima forma di espressione negli Stati Uniti, infatti questi si sono dimostrati sempre i migliori nell’uso di questo strumento, soprattutto nell’arco dell’Ottocento.
Inoltre tra la fine del XIX secolo e il l’inizio del XX secolo in America prenderà vita la famosissima società di consumo, basta pensare alle immagini fotografiche di Camera Work, questi enormi grattacieli che prendevano vita affianco ai vecchi palazzi bassi della vecchia New York, immagini definite per primo da Paul Strandt straight photography, fotografia diretta, che creerà insieme ad Alfred Stieglitz.

213 Giuseppe Cavalli

214 André Kertesz

215 Salvador Dalì

216 René Magritte

217 Lavoro sull'Estasi di Dalì

218 Man Ray

219 Claude Cahun

220 Florence Henri

Nel 1922 entrerà all’interno del gruppo il fotografo statunitense Edward Weston (Highland Park, 24 marzo 1886 – Carmel, 1º gennaio 1958, fig. 221), che insieme al fotografo statunitense Imogen Cunningham (Portland, 12 aprile 1883 – San Francisco, 23 giugno 1976, fig. 222) e il fotografo statunitense Ansel Adams (San Francisco, 20 febbraio 1902 – Carmel-by-the-Sea, 22 aprile 1984, fig. 223), dieci anni più tardi daranno vita al famoso gruppo F64, legato alla purezza delle immagini fotografiche e sul pensiero dello storico d’arte, fotografo e scrittore americano Beamount Newhall (22 giugno 1908 – 26 febbraio 1993, fig. 224).
Nel 1933 l’intera nazione americana si ritrovò, sotto la guida del nuovo presidente Franklin Delano Roosevelt, ripiegata sotto il segno dello sbaraglio e del disagio dovute alla crisi del 1929 di carattere politico e commerciale.
In questi anni molto duri per l’america, il presidente e i suoi consiglieri avevano bisogno di conoscere la situazione dell’intera agricoltura della nazione, quindi nel 1935 l’economista e fotografo statunitense Roy Stryker (Great Bend, 5 novembre 1893 – Grand Junction, 27 settembre 1975, fig. 225) venne incaricato di dar vita ad un gruppo di fotografi che dovevano documentare la situazione agricola del paese, infatti questa prenderà il nome di FSA, Farm Security Administration.
I fotografi che presero parte all’impresa furono, Ben Shahan, Walker Evans, Dorothea Lange, Carl Mydans e Russell Lee.
Io statunitense Ben Shahan (Kovno, 12 settembre 1898 – New York, 14 marzo 1969, fig. 226) in realtà non era un fotografo pienamente titolato, visto che proveniva dal mondo dell’arte e dell’illustrazione, anche se le foto in grande formato colpirono molto Stryker, inoltre la storia della FSA durò parecchi anni, infatti la si può dividere in tre parti, la prima che va dal 1935 al 1936, che vide la realizzazione documentata di circa un terzo della popolazione, poi il 1936 che vide protagonista Walker Evans nella realizzazione di un libro sulle condizioni dei mezzadri, cioé quelli a metà, nella zona dell’Alabama, e infine il 1938, dove il programma assunse toni positivi a tal punto da realizzare la documentazione sulla grande provincia, definita anche lo zoccolo duro, praticamente l’america che si dà da fare.
Comunque una tappa fondamentale fu quella legata alla nascita di Life nel 19 Novembre del 1936, la cui redazione era composta da grandi personaggi, come la fotografa statunitense Margaret-Bourke White (New York, 14 giugno 1904 – Stamford, 27 agosto 1971, fig. 227), il fotografo e fotoreporter tedesco naturalizzato statunitense Alfred Eisenstaedt (Tczew, 6 dicembre 1898 – Massachusetts, 24 agosto 1995, fig. 228), tra le sue realizzazioni citiamo il famoso bacio dopo la fine della seconda guerra mondiale, V-J Victor Jorgensen, Day a Times Square (fig. 229) e fu anche autore di un servizio fotografico sulle condizioni disastrate delle colonie in Etiopia nel 1935, il fotografo statunitense William Eugene Smith (Wichita, 30 dicembre 1918 – Tucson, 15 ottobre 1978, fig. 230), il fotografo John Phillips (13 novembre 1914, Bouïra , Algeria – 22 agosto 1996, Manhattan , New York, fig. 231), etc.
John Phillips, rappresentava la figura del fotoreporter per eccellenza sempre insieme alla sua relflex e capace di colgiere l’immagine o il servizio perfetto per le relative riviste.
Comunque in questi anni bisognava fare un po di chiarezza sul ruolo del fotoreporter, inoltre l’ultima figura che appare all’interno del team della FSA fu il regista, fotografo, attore e produttore statunitense Gordon Parks(Fort Scott, 30 novembre 1912 – New York, 7 marzo 2006, fig. 232) nel 1942. Comunque in questi anni l’america fu protagonista indiscussa della fotografia pubblicitaria, e la maggior parte dei fotografi che operavano in questo settore furono allievi del fotografo americano Clarence White (8 aprile 1871 – 7 luglio 1925, fig. 233), un pittorialista per eccellenza.
Tra i fotografi che appartenenvano a questa cerchia possiamo ricordare il fotografo americano Paul Outerbridge jr. (15 agosto 1896 – 17 ottobre 1958, fig. 234), la fotografa statunitense Margaret Bourke White, il fotografo americano Ralph Steiner (February 8, 1899 – July 13, 1986, fig. 235), Anton Bruhel e Ira Martin.
In questi anni anche la Bauhaus riuscì ad inserirsi all’intenro dello scenario statunitense, affermandosi come il Chicago Institute of Design, inoltre in questo panorama ricco di evoluzioni e personaggi, non va dimenticato anche il fotografo americano Mike Disfarmer (1884-1959, fig. 236) importante per i suoi numerosi ritratti rinvenuti a Heber Springs nell’Arkansas, dove ebbe il suo studio per circa quarant’anni. Queste sono immagini molto raffinate e straordinarie che rittraggono in modo particolare il ceto medio della realtà americana, praticamente una sorta di archivio o documentazione che ricordano molto lo stile di Sander, praticamente i soggetti venivano posti contro un telo privi di artefatti e riproposti singolarmente o anche in gruppo.
Per concludere questa parte sulla fotografia diretta, possiamo citare infine un’altro grande fotografo che fu tra i più noti in Cecoslovacchia, parliamo di Joseph Sudek (Kolín, 1896 – Praga, 15 settembre 1976, fig. 237), uno stile realista legato soprattutto alla rappresentazione di oggetti comuni e la vita semplice.

221 Edward Weston

222 Imogen Cunningham

223 Ansel Adams

224 Beamount Newhall

225 Roy Stryker

226 Ben Shahan

227 Margaret-Bourke White

228 Alfred Eisenstaedt

229 V-J, Day a Times Square

230 William Eugene Smith

231 John Phillips

232 Gordon Parks

233 Clarence White

234 Paul Outerbridge jr.

235 Ralph Steiner

236 Mike Disfarmer

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