(HI 100) La fotografia negli anni ’80 e ’90, ulteriori approfondimenti, prima parte

 Welcome
  • Benvenuto in giuseppepalumbo.org, il sito web dedicato interamente al profilo personale di Giuseppe Palumbo. Il sito oltre a fornire informazioni personali sul mio profilo, mette in mostra anche il mio portfolio personale, strutturato in diverse sezioni, dalla grafica al web, la grafica 3D e arte, etc, inoltre è disponibile anche una sezione blog dedicata alle diverse sezioni di interesse personale, come la grafica, l'editoria e la fotografia.
author image by Giuseppe | 0 Comments | 10 May 2018

Nel 1975 presso il Museum of Photography in Rochester ci fu la mostra dei New topographics photographs of a man altered landscape curata da W. Jenkins (fig. 1322) su un nuovo modo di guardare al paesaggio.
Tra gli invitati di questo evento vi furono Robert Adams (fig. 1323), Lewis Baltz (fig. 1324), Bernd e Hilla Becher(fig. 1325), Joe Deal (fig. 1326), Frank Goelke (fig. 1327), etc.
Questi fotografi hanno un aproccio verso la fotografia che non ha niente a che vedere con la bellezza e l’estetica, ma piuttosto si pronunciano più verso un’attegiamento di tipo dcientifico e antropologico.
Il primo lavoro realizzato del genere, risale ad Adams dal titolo The New West, Landscapes Along the Colorado Front Range (fig. 1328 e 1329) dedicandosi ad un luogo preciso, dove lo scopo era quello di rendere familiare ciò che sembrava ormai perduto, ed ogni immagine mostra un coinvolgimento emotivo molto forte dove l’uomo non appare mai direttamente, ma attraverso la conseguenza del suo operato.

1322 William Jenkins

1323 Robert Adams

1324 Lewis Baltz

1325 Bernd e Hilla Becher

1326 Joe Deal

1327 Frank Goelke

1328 The New West, Landscapes Along the Colorado Front Range

1329 The New West, Landscapes Along the Colorado Front Range

Invece l’uomo appare nella sua opera Our lives and our children (1330) di matrice sociale, qui emerge il concetto di non luogo rappresentato da una serie di immagini in un centro commerciale, inoltre in lui è presente il richiamo verso l’arte, in modo particolare quella dell’artista Paul Cézanne (fig. 1331).
Molto apprezzato dai fotografi dell’epoca fu Georges Perec (fig. 1332) che scrisse nel 1975: “Non ho molto da dire a proposito della campagna, questa non esiste è un’illusione.
Per i miei simili è semplicemente un luogo di svago che circonda la loro seconda casa la cui presenza fiancheggia le autostrade che percorrono il venerdì per recarvisi e poi lasciano la domenica per far rientro in città”.
Quindi l’immagine diviene in questo senso memoria del soggetto, e con Adams si fa ritorno all’immagine sotto una visione popolata di sensi e significati.
Comunque negli anni settanta le situazioni stavano cambiando, nel 1976 vi fu la presenza del primo fotografo di colore presso la Modern Art Museum di New York, inoltre vi furono anche William Eggleston (fig. 1333), Lewis Baltz, John Gossage (fig. 1334) e Stephen Shore (fig. 1335), fotografi che furono anche conosciuti in Italia durante la mostra a Palazzo Fortuny a Venezia nel 1987 curata da Paolo Costantini dal titolo Nuovo passaggio americano.

1330 Our lives and our children

1331 Paul Cézanne

1332 Georges Perec

1333 William Eggleston

1334 John Gossage

1335 Stephen Shore

Inoltre in questi anni vi saranno altre mostre che punteranno ad un nuovo modo di vedere il paesaggio, come New Documents del 1967, una mostra curata da John Szarkowski (fig. 1336) con le opere di Diane Arbus (fig. 1337), Winogrand (fig. 1338) e Friedlander (fig. 1339), oppure la mostra The Photographer’ Eye del 1966 curata sempre da Szarkowski.
Lewis Baltz eredita dal concettuale la rappresentazione in serie delle immagini, praticamente tracce di paesaggio, dove al centro regna la marginalità.
Invece Eggleston racconta storie reali con connessioni alla letteratura e al cinema, infatti il suo lavoro, presso la mostra di Venezia, trova la collaborazione con David Byrne (fig. 1340) autore del film True story girato a Dallas.
Invece in Italia le situazioni stavano mutando partendo già dal fotoreportage alla moda, evidenziando anche l’importanza dell’arte, la cui figura di rifierimento fu proprio quella di Luigi Ghirri (fig. 1341) che non fu importante solo per le sue ricerche, ma anche per le diverse mostre e eventi organizzati, come quello del 1984 dal titolo Viaggio in Italia.

1336 John Szarkowski

1337 Diane Arbus

1338 Garry Winogrand

1339 Lee Friedlander

1340 David Byrne

1341 Luigi Ghirri

Sulla scia di queste operazioni presero parte altri grandi fotografi come Mario Cresci (fig. 1342), Vincenzo Castella (fig. 1343), Giovanni Chiaramonte (fig. 1344), Mimmo Jodice (fig. 1345), Guido Guidi (fig. 1346), Francesco Radino (fig. 1347), etc.
Anche Francesco Fontana (fig. 1348) fu importante iniziando a fotografare negli anni sessanta, e tra i suoi primi libri ricordiamo Terra da leggere del 1973, anche se il lavoro che lo portò ad affermarsi fu quello del 1978, Skyline (fig. 1349), che raffigura paesaggi in chiave stratta dove sono forti le forme il richiamo alla geometria e al colore.
Molto importante è stato il suo lavoro in America dove cerca di ordinare la realtà sempre basandosi sul colore e sulle forme.
La fotografia per George Tatge (fig. 1350), autore di origine italo-americano, diventa un mezzo per esaltare il paesaggio sotto una chiave di lettura poetica, dove protagonistasarà soprattutto Firenze (fig. 1351 e 1352) cercando di cogliere tutti gli aspetti che possono essere sfuggiti esaltandone l’aspetto pittorico.
Pio Tarantini (fig. 1353) lavorerà per oltre trent’anni ad immagini di reportage, inizialmente di Brindisi, poi a Milano, poi sul mosso, prendendo spunto da Francis Bacon (fig. 1354), immagini sull’architettura del Salento, il barocco a Lecce, etc.

1342 Mario Cresci

1343 Vincenzo Castella

1344 Giovanni Chiaramonte

1345 Mimmo Jodice

1346 Guido Guidi

1347 Francesco Radino

1348 Francesco Fontana

1349 Skyline

1350 George Tatge

1351 Angelo del marciapiede

1352 Italia Metafisica, Villa Bardini, Firenze

1353 Pio Tarantini

1354 Francis Bacon

Nel 1985 darà vita a Il passato e i pensieri (fig. 1355 e 1356), immagini di memoria esistenziale a cui seguirà anche Il giardino interiore del 1987 fino al 1995, Del Crepuscolo e Sera a sud-est.
Di carattere sociale sarà il suo lavoro su Milanopoli (fig. 1357 e 1358) durante gli anni novanta, un lavoro il suo che non si lega semplicemente alla rappresentazione del paesaggio, ma ai processi a cui è soggetta la città nel corso degli ultimi trent’anni con tutti i suoi cambiamenti, dalla moda all’industria, etc.
Anche di matrice sociale sarà il lavoro svolto da Roberto Salbianti (fig. 1359), una realtà dove l’uomo sembra imprigionato dalle sue stesse costruzioni (fig. 1360), un mondo di visioni dove l’urbanizzazione si sovrappone a tutte le cose.
Massimo Vitali (fig. 1361) non fu conosciuto nel mondo dell’arte solo per via delle diverse mostre fra cui anche la Biennale di Venezia, ma fu anche un importante studioso.
Lui ricevette la sua prima macchina fotografica dal padre, una Bencini (fig. 1362), e Leo Lionni (fig. 1363) direttore del Panorama iniziò a pubblicare le sue prime immagini di reportage politico.
Lui fu promettente fin dall’inizio e realizzò diìverse immagini di photoreportage in giro per il mondo, Iraq, Pakistan, Turchia, inoltre lavorò anche per diverse testate tra cui Tempo Illustrato, l’Espresso, e fotografo anche molti personaggi come Danilo Dolci e la band rivoluzionari inglese i Rolling Stones, inoltre realizzò anche immagini durante il sessantotto.
Più tardi si dedicherà al cinema e al video realizzando diversi lavori interessanti come quello sulla Germania dell’Est e negli anni novanta prenderà parte alla Biennale di Fotografia di Torino nel 1993, riavvicinandosi nuovamente alla fotografia realizzando immagini di natura concettuale sulle spiaggie italiane (fig. 1364 e 1365).

1355 Il passato e i pensieri, S. Giovanni al Sepolcro, Brindisi 1989

1356 Per le vie della città vecchia, Taranto

1357 Milanopoli

1358 Milanopoli

1359 Roberto Salbitani

1360 Senza titolo

1361 Massimo Vitali

1362 Bencini

1363 Leo Lionni

1364 Spiagge italiane

1365 Spiagge italiane

Altre nazioni che ebbero un ruolo importante e molto influente sulla fotografia di questi anni, ricordiamo la Francia, che ogni estate Arles ospiterà la manifestazione più importante del settore, realizzati nel 1970 da Lucien Clergue (fig. 1366), Jean-Maurice Rouquette (fig. 1367) e Michel Tournier (fig. 1368), i Rencontres Internationales de la Photographie d’Arles, dove si cercherà di conferire una forma o un’aspetto alla fotografia.
Nel panorama francese spunta anche il nome di Raymond Depardon (fig. 1369) realizzatore di immagini autobiografiche, un fotoreporter sensibile e anche poetico, inoltre divenne anche consulente della Datar, una missione fotografica conferita dal governo francese per la documentazione del territorio.
Nella Datar prenderà parte anche l’italiano Gabriele Basilico (fig. 1370) esemplare per il nuovo concetto di missione fotografica, in cui seguirà la Transmanque a cui presero parte anche Olivo Barbieri (fig. 1371).
Nell’ottica della Datar saranno molto condizionati dal tema mentre con la fase successiva della Transmanque si vedranno dei cambiamenti, e lungo questa scia vedremo nascere in Italia altre missioni fotografiche, tra cui Archivio dello spazio assistita dalla provincia di Milano, Linea di confine sostenuta dalla provincia di Modena e Reggio Emilia e Via dell’Appennino sostenuta sempre nell’ambito dell’Emilia Romagna.

1366 Lucien Clergue

1367 Jean-Maurice Rouquette

1368 Michel Tournier

1369 Raymond Depardon

1370 Gabriele Basilico

1371 Olivo Barbieri

Sempre nella cerchia della fotografia francese va ricordato anche Bernard Plossu (fig. 1372) molto legato al tema del West americano (fig. 1373, 1374 e 1375) gestito con grande maestria nei giochi di luci e ombre.
Lui visse in un periodo molto turbolento, una Francia travagliata dalla contestazione, elemento che si ripercuote sul suo lavoro, inoltre nelle sue immagini vi è anche la rappresentazione significativa, anche se in piccole tracce, dei pellirossa, immagini che si schierano dalla parte dei vinti e dei deboli.
Le sue immagini sono immediate e in piccolo formato mediante l’uso di macchinette istantanee, immagini che richiamano ad un senso di solutidine evidente nella scarsa apparizione dell’uomo.
Anche Hervé Guibert (fig. 1376) adopererà la fotografia in modo eccezionale dove rappresenta il suo mondo, i suoi oggetti e i suoi sentimenti.
Nel 1980 pubblicherà il suo libro Suzanne e Louise che ha come soggetto due sue parenti anziane, inoltre attraverso la fotografia lui cerca di spingersi nei vicoli più profondi dell’esistenza, personali e privati e gli ultimi suoi lavori si concentrano sull’aspetto della malattia (fig. 1377), che ben presto lo avrebbe portato alla morte, dove racconta tale esperienza vissuta attraverso i propri occhi.

1372 Bernard Plossu

1373 Senza titolo

1374 Senza titolo

1375 Senza titolo

1376 Hervé Guibert

1377 Senza titolo

0

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

Captcha code *Captcha loading...

Who is online

There are no users currently online

Calendar

November 2018
M T W T F S S
« Oct    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
error: Content is protected !!