La grafica aziendale

Le evoluzioni registrate durante la prima metà del XX secolo furono fondamentali perché imposero in ambito aziendale un nuovo metodo strategico di comunicazione.
Tra i designer maggiormente impegnati in tale settore, ricordiamo il designer statunitense di origini francesi Raymond Loewy (fig. 01) che tra il 1940 e il 1946 ridisegnò il packaging per le sigarette Lucky Strike (fig. 02) e i relativi marchi per Greyhound (fig. 03) e Coca-Cola (fig. 04), e nel 1958 venne chiamato per la realizzazione del marchio BP (fig. 05) e nel 1960 realizzerà quello per la Exxon (fig. 06) e nel 1967 quello per la Shell (fig. 07).
Lui lavorò mettendo in evidenza soprattutto il segno nell’ambito del marchio, cosa che vediamo anche nell’incarico del marchio per conto della Esso, da cui ne venne fuori quella per la Exxon, dove le X furono ridotte da tre a due mediante un gioco di intrecci grafici.
La sua pratica era tipica della cultura americana del tempo, e tendeva a rifiutare ogni riferimento teorico sui propri prodotti affidandosi semplicemente all’onda del successo, mediante un segno grafico asciutto ed essenziale.

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Altri marchi, come quello del designer svizzero Max Huber (fig. 08) per la Rinascente (fig. 09) del 1950, oppure quelli del designer, pittore, architetto e pubblicitario italiano Marcello Nizzoli (fig. 10) per la Olivetti (fig. 11) del 1956, o ancora in Gran Bretagna da Design Research Unit per la British Rail (fig. 12), o il designer svizzero Carlo Vivarelli (fig. 13) con la Therma (fig. 14) del 1958 in Svizzera e Electrolux (fig. 15) del 1962, in America con il designer statunitense Paul Rand (fig. 16) per la Westinghouse (fig. 17) e la IBM (fig. 18) nel 1962, proposero lo spazio grafico come piano dove organizzare il segno e il loro relativo significato, dove ogni singola forma era subordinata a precise regole semantiche e percettive.

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Comunque questo fu un periodo dove l’essenza aziendale si concentrava totalmente sull’immagine del marchio, cosa ancora più evidente con la realizzazione dell’immagine del designer, pittore e architetto italiano Franco Grignani (fig. fig. 19) del marchio Pura Lana Vergine (fig. 20) del 1963, dove il minimalismo del segno fu l’evidente timbro di questo nuovo senso della costruzione grafica, cosa evidente nella sua struttura, nei valori espressivi secondo l’idea gestaltica del disegno e la sintesi visiva da cui prende vita la sua fisionomia.

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