La grafica della disapprovazione

Molte campagne pubblicitarie si servirono del manifesto per comunicare messaggi di tipo educativo, per esempio in Svizzera vi fu il grafico svizzero Carlo Vivarelli (fig. 01) che nel 1949 realizzerà il manifesto Fur das Alter (fig. 02) in difesa degli anziani, poi vi fu anche il disegnatore svizzero Josef Muller Brockmann (fig. 03 e 04) che realizzerà manifesti relativi all’educazione stradale, comunque in tutte queste opere ciò che risaltava nel messaggio, era l’aspetto formale.
Più importanti furono i manifesti legati ai problemi del genere umano, come il disarmo, la pace, l’inquinamento, etc, dove vi è un perfetto equilibrio tra essenzialità grafica e drammaticità, come nell’esempio del manifesto del 1962 della FAO, che rappresenta un bambino in sembianze scheletriche ed una spiga di grano con scritto Impediamolo!, oppure il manifesto del 1964 del pittore, scultore e disegnatore svizzero Hans Erni (fig. 05) per il Movimento svizzero per la pace, dove il messaggio comunicativo fu semplificato in tre elementi, il fungo atomico, il teschio come simbolo di morte nel mondo e il colore nero come rinvio ad un pericolo di vaste dimensioni.
Anche le rivolte studentesche del 1968 contro la guerra in Vietnam e le lotte politiche diedero nuova carne a cuocere per la comunicazione del tempo.

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Il critico d’arte statunitense Harold Rosenberg (fig. 06) notò in tutto questo le realizzazioni delle teorie surrealiste, inoltre i manifesti di natura politica mossero verso linguaggi alternativi rispetto ai classici, come il manifesto del 1968 di Toni Evora (fig. 07) dedicato a Che Guevara (fig. 08), che fu un esempio di fusione tra elementi retorici, cioè della persuasione con elementi grafici stupendi, dove la figura di Che Guevara è rappresentata mediante quadri concentrici, oppure End Bad Breath (fig. 09), cioè fine alito cattivo, realizzato nel 1967 dal designer statunitense Seymour Chwast (fig. 10), che propose in chiave grottesca, cioè innaturale o deforme, le motivazioni di protesta contro la politica americana, o ancora il manifesto anonimo Debut d’une lutte prolongée (fig. 11), che fu eletto come simbolo dell’intero movimento di contestazione contemporanea.

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