La grafica della seconda generazione italiana

In questo periodo storico, cioè dopo la seconda guerra mondiale, affianco a personalità già affermate nel mondo della grafica e della pubblicità come l’architetto, designer e pubblicitario italiano Erberto Carboni (fig. 01), il designer italiano Albe Steiner (fig. 02), e lo scrittore, artista e designer italiano Bruno Munari (fig. 03), si affermarono altri operatori più giovani, la cui caratteristica fu quella di una formazione autodidatta, dovuta principalmente al fatto che prima e dopo la guerra, in Italia non vi era la presenza di scuole di formazione legate al settore di interesse.
Comunque diversi di loro saranno molto disponibili anche al lavoro di gruppo firmando insieme vari lavori, tra questi ricordiamo l’educatore e designer italiano Angiolo Giuseppe Fronzoni (fig. 04), che iniziò fin da giovane a lavorare nel settore grafico, dando vita ad uno stile asciutto, severo e basato sulla semplificazione dei contenuti, cosa visibile in un manifesto realizzato per una mostra del ceramista, scultore e artista italiano di origini argentine Lucio Fontana (fig. 05) del 1966, dove tutta la comunicazione si lega al testo informativo posto in verticale, segnato da un taglio che esprime tutta la profondità del messaggio.
Comunque lui sarà uno dei progettisti più originali nell’ambito della grafica italiana, dove la riduzione del linguaggio visivo rappresentato in modo originale, renderà più forte il messaggio generando molteplici significati.
Il suo indomabile minimalismo sarà anche riproposto mediante il bianco e nero, rivelando una grande intelligenza nell’esprimere anche e nel catturare un senso di stabilità nella mobilità stessa delle cose.
Altra personalità tra le nuove leve del settore, sarà quella del designer italiano Giancarlo Iliprandi (fig. 06), che ebbe una colta formazione artistica preso l’Accademia di Belle Arti di Brera, ma fu autodidatta in ambito grafico.

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I suoi modelli di riferimento furono i grafici e pubblicitari come lo svizzero Max Huber (fig. 07), Albe Steiner e Bruno Munari, inoltre lui fu protagonista della scena grafica, infatti lo stesso Steiner lo coinvolgerà come insegnante per i corsi di assistenti grafici presso l’Umanitaria di Milano, insieme al designer italiano Massimo Vignelli (fig. 08), il designer, illustratore e grafico italiano Michele Provinciali (fig. 09), il designer e architetto olandese Bob Noorda (fig. 10), Agiolo Giuseppe Franzoni e il designer e grafico italiano Pino Tovaglia (fig. 11).
Lui fu anche promotore di associazioni professionali e ricevendo anche cariche come presidente a livello internazionale come nel caso del Beda, Bureau of European Designer’s Associations, fu anche collaboratore della Rinascente dal 1955 fino al 1968 e anche art director di diverse riviste come l’edizione italiana di Popular Photography.
Divenne anche socio del designer e grafico italiano Ilio Negri (fig. 12) con cui lavorerà anche nel 1965 presso lo studio CNTP, acronimo dei cognomi dei diversi soci, Confalonieri, Negri, Provinciali e Tovaglia.

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Tra questi va ricordato l’operato del grafico e designer italiano Giulio Confalonieri (fig. 13), che opera con forte tratto incisivo che richiama allo stile gestaltico, legato alla tensione dinamica e ai contrasti tra positivo-negativo, elementi evidenti nei progetti come quello per Pirelli (fig. 14), Domus (fig. 15), Boffi (fig. 16), Ratti (fig. 17) e Ferrari, e lavorò anche alle edizioni Lerici insieme a Negri per riviste come Marcatré (fig. 18) e FMR (fig. 19), senza dimenticare l’eleganza costruttiva mostrata nel manifesto per la Triennale di Milano (fig. 20) del 1973.
Ilio Negri iniziò invece facendo le sue prime esperienze presso la tipografia del padre, e poi avvierà un’attività tutta sua in ambito grafico, lavorando con Confalonieri e presso lo studio CNPT.
Nel corso degli anni sessanta farà parte delle gruppo di ricerca della società Nebiolo, e dal 1968 darà vita insieme al disegnatore e illustratore italiano Aldo Novarese (fig. 21) il carattere Forma (fig. 22), un font di tipo lineare basato su figure del quadrato e del cerchio.
Anche Pino Tovaglia dirà la sua, infatti fin da giovane lavorerà subito nel settore grafico mostrando molto interesse verso la sperimentazione fotografica legata alla progettazione del design grafico.
Dal 1952 lavorerà anche come insegnante e nel 1967 prenderà anche parte al gruppo di ricerca dell’Exhibition Design, che vedrà partecipe anche Confalonieri.
In questo stesso periodo darà vita anche al simbolo di Radiofortuna per la Rai, un susseguirsi di immagini mediante una percezione energica.

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Più tardi realizzerà anche il marchio della Regione Lombarda nel 1974, prendendo spunto dalla rosa camuna d’epoca neolitica (fig. 23), inoltre fu un progetto a cui collaborarono anche altri personaggi come Bruno Munari, Bob Noorda e il designer, pittore e architetto italiano Roberto Sambonet (fig. 24).
Sempre all’interno del gruppo CNPT vi fu anche Michele Provinciali, che si laureo in lettere a Urbino e poi si trasferì a Milano nel 1951 dopo essere stato a Parma, dove riceverà una borsa di studio che gli permetterà di frequentare l’Institute of Design di Chicago.
Insegnò nel 1971 presso l’Umanitaria di Milano e oltre ai diversi progetti realizzati per libir, marchi, etc, vanno ricordati anche quelli per le ricerche grafiche mediante l’uso della macchina fotografica.
Molto importante sarà anche la sua concezione sull’impaginazione delle riviste, come quelle disegnate negli anni sessanta per l’Edilizia Moderna (fig. 25).
Va ricordato anche l’architetto italiano Silvio Coppola (fig. 26), che realizzò piani urbanistici e edifici in parallelo alle sue campagne pubblicitarie.
Più subordinato all’aspetto artistico fu invece Roberto Sambonet che dopo aver studiato presso il Politecnico di Milano, viaggerà in diversi paesi come, Brasile, Svezia, Finlandia, Stati uniti e Estremo Oriente, inoltre lui fu un intellettuale che operò in diversi settori occupandosi anche di visual design e product design.
Dal 1956 al 1960 sarà anche Art Director per Zodiac, una grande rivista internazionale dedita all’architettura e fu anche collaboratore presso l’Accademia di Brera a Milano per l’ambito grafico, dove i progetteranno mantenuti ad alti livelli non solo tecnici ma anche culturali.

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