La grafica editoriale nei periodici degli anni Sessanta

Negli anni Sessanta la grafica editoriale più in evidenza nella cerchia Europa, fu quella svizzera, infatti le progettazioni sperimentali basate sulla struttura rigorosa della pagina e sul formalismo, furono visibili nella rivista Du (fig. 01) realizzata dal designer Roland Schenk (fig. 02) e nelle riviste realizzate dal direttore artistico Willy Fleckhaus (fig. 03) come Quick (fig. 04), Neue Review e Twen (fig. 05).
Comunque questo fu anche un periodo dove il rigore formale fu mescolato alle griglie di impaginazione della lezione svizzero-germanica, mediante l’uso di caratteri lineari e un uso più libero delle immagini.
Invece nell’editoria americana vi fu il designer americano Herbert Lubalin (fig. 06) che stravolse la tradizione della pagina come nel Saturday Evening (fig. 07), dove anche i testi divennero immagini, inoltre va menzionato anche l’adeguamento tipografico di Life (fig. 08) sotto la guida dell’art director Bernard Quint (fig. 09) e infine i miglioramenti continui della rivista Look (fig. 10) con il fotografo e designer statunitense Allen Hurlburt (fig. 11).

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In Europa vi furono invece gli esempi di alcune riviste specializzate in settori come l’architettura, l’arte e il design, come le svizzere Neue Grafik (fig. 12) dell’artista e designer Richard Paul Lohse (fig. 13) ed altri, oppure Werk (fig. 14) realizzata dal designer svizzero Karl Gerstner (fig. 15), o ancora l’inglese The Architectural Review (fig. 16) con la grafica di Bill Stack e l’architetto, scultore e designer inglese Theo Crosby (fig. 17) come direttore tecnico, o Domus (fig. 18) dell’architetto e designer italiano Gio Ponti (fig. 19) che mostrò una grande cura per l’aspetto grafico, etc.
In Francia vi fu la rivista Elle (fig. 20) del 1945 che si distinse in modo particolare dal 1959 sotto la direzione del fotografo svizzero Peter Knapp (fig. 21), il cui stile fu molto forte e dinamico con l’uso prevalente dei caratteri grotteschi e Helvetica (fig. 22).

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Nel 1959 vi fu l’apparizione della rivista Twen realizzata in Germania da Willy Fleckhaus, e indirizzata ad un pubblico più giovanile con contenuti trattati in modo un po confuso e vario, dal viaggio alla politica, dalla musica al sesso, etc.
Un punto a suo favore fu la grafica, che rappresentava sempre una stupefacente sorpresa ad ogni numero, come la contrapposizione di grandi immagini come poster, paesaggi e ambienti di piccole dimensioni, testi composti in lungo, caratteri pesanti e neri ed enormi spazi bianchi.
L’avventura di questa rivista si chiuse nel 1970 e Fleckhaus si dedicò interamente all’editoria e all’insegnamento.
Invece nel 1965 nasce la rivista Nova (fig. 23) destinata a un pubblico femminile e affidata all’Art Director inglese David Hillman (fig. 24), che si avvicinò molto allo spirito della rivista Twen.
La sua fu un’impostazione radicale sia per orientamento politico e sia per organizzazione editoriale, e precedentemente fu diretta dall’inglese Dennis Hackett ed ebbe come art director il fotografo inglese Harry Peccinotti (fig. 25).
Infatti sotto questa gestione la rivista fu caratterizzata da titoli dal gusto pop mediante l’uso del Windsor bold (fig. 26) e nel 1969 vi sarà il cambio di direzione con Hillman.
Altro grande periodico del tempo sarà l’olandese Avenue realizzata da D. De Moei mediante l’aiuto di validi illustratori della tradizione nazionale.
Di rilievo fu anche il nuovo Sunday Times Magazine (fig. 27) dell’art editor statunitense David King (fig. 28) e l’art director Michael Rand (fig. 29) che lavorarono già con Wolsey a Queen, comunque grazie all’inserto illustrato a colori il Sundey Times divenne un’enciclopedia di idee e immagini, ma con la crisi economica degli anni Settanta si calmerà la mania degli inserti all’interno dei quotidiani, dando vita ad una pubblicazione più controllata di questi, diventando sempre più espositori di pubblicità.
Con la chiusura futura di Twen e Town, la rivista Nova si vide costretta a ridurre il formato e fino a rendere la pagina povera di contenuti grafici, la stessa cosa si verificò anche per Sundey Times Magazine.
La stessa situazione si verificò anche negli Stati Uniti con le relative riviste Vogue, Harper’s Bazaar, Holiday, Fortune ed Esquire, e nel 1968, con l’avvento delle rivolte studentesche prese sempre più piede la stampa alternativa, che nella maggior parte dei casi furono stampe di tipo occasionale di giornali, opuscoli limitati di opposizione alla politica e all’arte convenzionale.
Le prime riviste che rispecchiarono questo genere di pubblicazione regolare furono la Private Eye britannica del 1964, Ramparts e The San Francisco Oracle, quest’ultima fu una rivista legata alla cultura delle droghe.
Poi nel 1967 vi fu a Londra Oz, che da giornale umoristico divenne un modello del linguaggio grafico contemporaneo, che inizialmente fu seguita da Jon Goodchild, che sempre negli Stati Uniti realizzerà Rolling Stone (fig. 30).
In quel periodo le riviste furono caratterizzate da due elementi principali che costituivano un paradosso tecnico, infatti queste apparivano molto confuse e faticose nella lettura dei contenuti, ma dall’altra parte si dimostrarono veramente originali per la composizione grafica dei contenuti.

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Un nuovo stile si affermò in New York con il Poush Pin Studio del designer statunitense Seymour Chwast (fig. 31) e il designer e illustratore statunitense Milton Glaser (fig. 32).
Con le grandi composizioni di Herbert Lubalin direttore e art director di AvantGarde ed altre riviste, si registrò una svolta fondamentale, con una deviazione dalla rappresentazione astratta a quella figurata.
Questa nuova impostazione e il recupero di vecchie composizioni tipografiche, cornici, filetti, caratteri in legno, furono molto evidenti nel lavoro di Glaser, come quelli per la rivista Esquire (fig. 33) oppure su un’altra rivista da lui creata nel 1968, New York (fig. 34).

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Un’altra rivista che si oppose ad impostazioni più rigide, fu Rolling Stone, che nacque inizialmente come rivista di informazione musicale, che inizialmente fu condotta dal designer, art director e poi consulente, Roger Black (fig. 35), che adoperò nella rivista il Times New Roman (fig. 36) un carattere che contrappose allo stile psichedelico della stampa alternativa.
Lui si distinse molto per la progettazione del lettering specialmente in ambito editoriale, realizzando titoli non solo per Rolling Stone, ma anche per Newsweek (fig. 38) nel 1985-86 e per Esquire (fig. 39) dal 1992 al 1993, per poi proiettare la sua esperienza nel settore produttivo del webdesign.

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