La grafica in Italia dopo la guerra

Dal 1945 a Milano prende vita il settimanale Il Politecnico (fig. 01) dello scrittore e traduttore italiano Elio Vittorini (fig. 02) e la grafica curata secondo un gusto costruttivista dal designer italiano Albe Steiner (fig. 03).
Nell’ambito del politecnico Albe sarà riconosciuto come uno dei maggiori protagonisti della grafica, riuscendo a fondere il suo impegno nell’ambito politico con la tradizione tipografica del Bodoni (fig. 04) e del Baskerville (fig. 05), diventando un esempio per le generazioni successive.
Bisogna anche dire che prima della guerra non esistevano in Italia scuole di grafica e i maestri prima di queste provenivano da esperienze formative diverse, come quella artistica di Bruno Munari (fig. 06) e Luigi Veronesi (fig. 07), a quella architettonica di Erberto Carboni (fig. 08) e Remo Muratore (fig. 09).

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Comunque Steiner tende anche ad adoperare i caratteri sans serif, bastoni e grotteschi nell’ambito della pubblicità promozionale, mentre nell’ambito del settore editoriale come nel caso della Rinascita, adopererà caratteri bodoniani, inoltre lui opererà con grande maestria anche in altri ambiti, come i marchi, come quello realizzato per il Compasso d’Oro (fig. 10) della Rinascente nel 1954 e quello per il Teatro Popolare Italiano (fig. 11) di Gassman , il marchio per la Coop (fig. 12), fino al packaging Pierrel (fig. 13).
Importante sarà anche Bruno Munari la cui personalità artistica va inquadrata sul suo intero operato, inoltre lui fu anche designer, grafico, filosofo e poeta, e ancora psico-pedagogo, infatti sulla base di questo vanno ricordati i suoi incontri con i bambini sul fare artistico.
Lui iniziò ad operare dal 1932, grazie all’esposizione della Galleria Pesaro di Milano, con la rappresentazione di oggetti sospesi come mobiles nello spazio (fig. 14), e la sua ricerca si allontana da un operato ben preciso nell’arte, in quando il suo segno iconico e i suoi spazi bidimensionali sembrano avvicinarlo al dadaismo e al surrealismo, inoltre lui tenta di addentrarsi in nuovi territori della percezione e dei codici visivi, con mente sgombra e serena.

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Nel 1948 lui prenderà parte al gruppo milanese MAC, Movimento Arte Concreta, e dopo collaborerà insieme all’imprenditore italiano Bruno Danese (fig. 15), realizzando diversi oggetti d’uso, e in ambito grafico sarà importante per aver realizzato l’immagine per la collana Einaudi (fig. 16) dal 1942, e poi per il manifesto realizzato per Campari (fig. 17), dove adopererà ancora la sua concezione sullo spaziamento.
Lui lavorerà anche alle impaginazioni editoriali per Mondadori come Tempo (fig. 18) dal 1939 e Epoca (fig. 19), e collaborerà anche con Bompiani e lo scrittore e filosofo italiano Umberto Eco.
Altro protagonista sarà Erberto Carboni che intensificherà la sua produzione nel settore della pubblicità.
Dopo aver studiato architettura a Milano, inizierà a lavorare prima nello studio pubblicitario di Motta e poi con Olivetti e lo Studio Boggeri.
Lui farà grande uso della fotografia mediante manipolazioni e scontorni e fotomontaggi, anche se la sua pubblicità sarà maggiormente incentrata su manifestazioni fieristiche, e tra i suoi lavori ricordiamo l’immagine per pasta Barilla (fig. 20), l’azienda di Parma con cui realizzerà ogni tipo di lavoro grafico, dal restyling del marchio al packaging, etc.

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