La grafica internazionale dal 1969 al 1990

I due aspetti proposti a partire dagli anni Sessanta in ambito grafico, la tradizione moderna e i radicali rinnovamenti, fu evidente nella realizzazione dei manifesti, che però andò incontro ad una lenta fase necrotica, dettata soprattutto dall’avvento del cinema e della televisione, dove il suo uso fu limitato ad ambienti e spazi ben precisi delle strade, come l’area culturale e sociale, oppure ambiti ferroviari o metropolitani mantenendo ancora vivi i linguaggi comunicativi su cui si era formata la sua struttura illustrativa.
In questo ambito la grafica fu ancora in grado di assolvere il suo compito mediante illustrazioni ancora sapienti e creative, come il modello minimalista elaborato dal designer inglese Alan Fletcher (fig. 01), che dopo l’esperienza americana insieme all’illustratore statunitense Bob Gill (fig. 02) e il romanziere e disegnatore grafico britannico Colin Forbes (fig. 03), che diedero vita nel 1972 allo studio Pentagram, oppure le composizioni costruite su una sintesi visiva molto accurata da parte dello studio newyorkese Chermayeff e Geismar del 1960, invece il designer indonesiano Gert Dumbar (fig. 04) lavorò sulla tradizione della grafica olandese rendendola più equilibrata mediante l’inserimento di figurazioni e spazi più estesi, e ancora il designer italiano Marcello Minale (fig. 05) che disegnò nel 1979 un’immagine di forte impatto grafico per la mostra dei British Airports.

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Questa continua ricerca sui linguaggi, fu sempre più attento verso il cambiamento della società e della cultura, raffinandola sempre più in una serie di rappresentazioni personali, per esempio la progettista americana April Greiman (fig. 06) si legò ad un sistema grafico compiuterizzato per generare nuove possibilità visive, come il suo manifesto del 1986, che ripiegato formava il fascicolo n. 133 della rivista Design Quarterly (fig. 07), oppure l’illustratore francese Le Quernec (fig. 08) diede importanza alle sue immagini mediante il collage, l’espressione della tipografia e modelli di matrice espressionistica.
Altro notevole contributo venne fornito dalla nuova grafica giapponese, il designer Kamekura Yusaku (fig. 09) inserì un senso poetico degli umori nel moderno sistema visivo nipponico, come nel caso del manifesto per l’uso pacifico dell’energia atomica, o ancora il disegnatore grafico Tanaka Ikko (fig. 10) che realizzò manifesti dove le sue forme geometriche sono rese forti e dinamiche dal colore, come nel manifesto per l’UCLA Asian Performing Arts Institute (fig. 11) del 1981.

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Anche l’artista, scultore e grafico Fukuda Shigeo (fig. 12) diede vita ad immagini pen definite e incisive che si staccavano dal fondo monocromatico per dar maggiore importanza all’immagine, come il manifesto realizzato nel 1975 Victory (fig. 13).
Accanto a queste esperienze vennero fuori altre nuove alternative, come il manifesto Easy Rider (fig. 14) del teologo tedesco Christoph Theobald (fig. 15) del 1970, che fu molto influente soprattutto per la circoscrizione di un linguaggio grafico legato a nuovi elementi del tempo, come la moto, simbolo di una vita di continui spostamenti, etc, quindi un linguaggio costruito sulla narrazione dell’immagine sormontata da fasce in sequenza che ne accresce il dinamismo.
Negli Stati Uniti, in particolare in California, si affermò invece una ricerca basata sulla cultura locale, come l’opera del designer e grafico Ed Fella (fig. 16), che lavora sulle manipolazioni delle strutture grafiche e sulla rottura delle regole basandosi sulla formula di lettura More into less, cioé Più in meno, invece in Europa le novità giunsero dalla grafica polacca da un gusto accattivante della grafica, e anche dall’Italia.

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Qui i grafici e designer italiani Armando e Maurizio Milani (fig. 17 e 18) diedero vita al manifesto per la Fondazione Napoli (fig. 19) del 1985, in Germania vi fu il designer grafico tedesco Uwe Loesch (fig. 20) con la comunicazione dal forte impatto visivo, in Francia i Graphistes Associés nato nel 1989 e gli studi Grapus del 1970, con i manifesti teatrali e le mostre presso La Villette, La natura dell’arte del 1989, in Spagna vi fu l’artista visuale Javier Mariscal (fig. 21), e in Giappone avremo il designer e grafico Nagai Kazumasa (fig. 22) con il suo manifesto Japan (fig. 23) del 1988, che insieme hanno reso più incisivi gli aspetti moderni della tradizione.
Comunque il massimo caso di sviluppo, se non anche di superamento dell’attività pubblicitaria, sarà il lavoro del fotografo e politico italiano Oliviero Toscani (fig. 24) presso la Benetton di Treviso, che puntò ad una logica estranea dalle tipiche forme o logiche progettuali, con immagini estranee alla natura del messaggio che però si fissano bene nella mente dell’osservatore, grazie alla violenta immaginazione che queste scaturiscono.

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