La grafica made in Italy

Grazie all’Esposizione di Torino nel 1902 e quella di Milano del 1906, il Liberty trovò il modo per inserirsi nel clima italiano, accettando soprattutto lo stile inglese.
Le riviste contribuirono fin da subito allo sviluppo di questo stile, come Emporium del 1895 che prese come riferimento la rivista The Studio e lo Jugendstil tedesco, oppure Italia Ride del 1900 che seppe interpretare con grande maestria gli stili e i modelli dell’Art Noveau, come anche l’Arte decorativa moderna del 1902 che avviò un’analisi di tipo tecnica sulla nuova concezione dell’arte visiva.
In Italia grazie a questi sviluppi si giunse nel corso degli anni a maturare uno stile del tutto autonomo, lo stesso Adolfo Hoenstein inserì nel manifesto il senso plastico della Jugendstil visibile nella locandina Tosca (fig. 01) del 1899, stessa cosa anche per il pittore Leopoldo Metlicovitz (fig. 02) che riuscì anche ad abbinare nei suoi lavori strutture spaziose e funzionali.

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Quindi il manifesto pubblicitario fu il mezzo per eccellenza che proiettò la grafica verso nuovi modelli di comunicazione, a tal proposito possiamo citare i cartelloni del grande magazzino napoletano Mele (fig. 03), il cartellonista Franz Laskoff (fig. 04), il disegnatore e pubblicitario Aleardo Terzi (fig. 05) e il publicatore e pittore Marcello Dudovich (fig. 06) che nella prima metà del XX secolo riuscirono a fondere l’aspetto comunicativo con quello estetico.

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Dudovich, disegnatore pubblicitario, troverà in questo un fertile terreno, come il manifesto per la marca di inchiostri (fig. 07) del 1899, i cappelli Borsalino (fig. 08) del 1910, oppure i magazzini La Rinascente (fig. 09) del 1921.

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Altra grande spinta evolutiva venne introdotta dai manifesti cinematografici, realtà che godeva di un grande favore popolare, diventando un fenomeno di massa, che videro il massimo impegno da parte dei grafici giungendo a risultati migliori rispetto a quelli teatrali.
A tal proposito ricordiamo il manifesto disegnato dall’artista Roberto Franzoni (fig. 10) per Marc’Antonio e Cleopatra (fig. 11) del 1913, oppure quello di Metlicovitz per Cabiria (fig. 12) del 1914 scritto da Gabriele D’Annunzio (fig. 13).

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Altra grande spinta evolutiva venne introdotta dai manifesti cinematografici, realtà che godeva di un grande favore popolare, diventando un fenomeno di massa, che videro il massimo impegno da parte dei grafici giungendo a risultati migliori rispetto a quelli teatrali.
A tal proposito ricordiamo il manifesto disegnato dall’artista Roberto Franzoni (fig. 10) per Marc’Antonio e Cleopatra (fig. 11) del 1913, oppure quello di Metlicovitz per Cabiria (fig. 12) del 1914 scritto da Gabriele D’Annunzio (fig. 13).

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