La grafica nelle riviste e l’avvento del digitale

L’esigenza di rinnovarsi e adeguarsi ai tempi e alle tendenze, fu una caratteristica legata alle moderne riviste che divennero lo specchio della società, e saranno proprio i periodici meno vincolati dal marketing che daranno vita a sperimentazioni e sviluppi sempre più avanzati e innovativi, inoltre riviste come Ray Gun (fig. 01), Beach Culture (fig. 02) curate dal designer statunitense David Carson (fig. 03), i-D (fig. 04) dell’attore, regista e sceneggiatore britannico Terry Jones (fig. 05), e The face e Arena (fig. 06 e 07) del designer, direttore artistico e disegnatore di caratteri britannico Neville Brody (fig. 08), ebbero numerosi imitatori in tutto il mondo.
Oltre l’abuso dell’immagine femminile sulle copertine, vi furono riviste che si caratterizzarono verso un ritratto, come l’esempio di The Face, quindi il primo piano del volto fu un esempio a cui fece riferimento anche la rivista i-D, opposta invece fu l’aspetto della rivista Graphical International che si basava su temi della superficie materica di tipo astratto.
Importante fu la capacità compositiva dell’art director Brody, che nelle doppie pagine della rivista The Face, riuscì a realizzare composizioni ben equilibrate e gradevoli senza l’ausilio di una griglia strutturale, inoltre sperimentò dal 1981 al 1986, diversi e arditi modelli di impaginazione e composizione tipografica, basandosi sull’esperienza costruttivista fino a giungere ad un approccio di tipo dadaista, quindi un intreccio di figurazioni dove la grafica diventa un elemento che rivela tutto.
Un’altra figura importante fu quella del designer e direttore artistico francese Fabien Baron (fig. 09) che operò soprattutto all’interno della testata Vogue (fig. 10) in Italia.
Lui operò mediante l’uso del carattere tipografico innalzandolo ad elemento grafico dando vita a strutture che comunicarono più sul livello visivo che su quello descrittivo o verbale, inoltre fu anche art director di Interview (fig. 11).
Come punto di riferimento sulla dimensione sperimentale in ambito editoriale, vi furono le riviste Beach Culture di David Carson, che trattava il mondo del surf, e la rivista Arena di Brody, nel primo esempio Carson fece uso del materiale tipografico per la formazione di un tessuto narrativo, e stravolgendo i normali canoni dell’impaginazione la cui composizione fu gestita mediante una gerarchia di immagini, lui diede vita ad una struttura calcolata nel disordine, con titoli sparsi lungo gli spazi della pagina, testi dai caratteri di dimensioni diverse, didascalie dalle dimensioni sporpositate e colonne proposte secondo andamenti irregolari.
Quindi la lettura divenne in questa circostanza più difficile nella sua decifrazione, cercando di creare una giusta relazione tra contenuti e espressione grafica, dove inconsciamente sembra abbracciare la lezione del futurismo.

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In Transworld Skateboarding (fig. 12), lui pone in evidenza i dettagli della rappresentazione fotografica che con tagli incredibili, sfocature mediante immagini in movimento, darà vita ad effetti sempre diversi.
Altri esempi che misero il lettore a dura prova nel decifrare i contenuti delle pagine, lo abbiamo nel n°. 26 di Colors (fig. 13), una rivista voluta dall’industriale italiano Luciano Benetton (fig. 14) che aveva come fondatore editoriale e fotografo italiano Oliviero Toscani (fig. 15), a cui seguirono anche altri art director come il designer Fernando Gutiérrez (fig. 16), Scott Stowell (fig. 17), l’americano Gary Koepke (fig. 18) e il grafico scozzese Mark Porter (fig. 19).
Gutiérrez nato a Londra da genitori spagnoli, studiò nel corso degli anni Ottanta presso il London College of Printing e dopo aver fatto un po di esperienza si trasferirà in Spagna nel 1993 dove realizzerà e dirigerà la grafica per Tentaciones (fig. 20), qui le copertine avrà sempre un afigura posta su fondo bianco per venire incontro alla stampa che non consentiva di andare al vivo con l’immagine, mentre il logotipo veniva posizionato liberamente sulla superficie.

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Nel 1995 lavorerà alla copertina n°. 13 di Colors (fig. 21) con il redattore capo e designer americano di origine ungherese Tibor Kalman (fig. 22), realizzando un numero composto tutto da immagini escludendo la parte scritta.
Lui darà vita anche alla rivista Matador (fig. 23) con un’unica pubblicazione annuale, trattando con particolare attenzione i temi relativi alla cultura e all’arte e dal 1998 sarà anche redattore creativo della rivista di moda Vanidad (fig. 24).
Molto importante sarà anche la sperimentazione di Emigre (fig. 25), la rivista di arte e grafica americana fondata dal graphic design olandese Rudy Vanderlans (fig. 26), dando vita a nuovi schemi strutturali della pagina, e nel suo formato oversize riuscirà a dar vita a caratteri originali proponendoli anche come generazione di nuovi fonts.
Con lui lavorò anche la cecoslovacca e designer di caratteri Zuzana Licko (fig. 27), sia in Emigre e sia per il periodico Apple Macintosh (fig. 28), inoltre l’operato tipografico di Vanderlans non si legò ai caratteri tradizionali, pittosto cercò sempre di giungere a nuove possibilità.
Comunque a seguire vi furono molte altre testate, come Blah Blah Blah, una rivista che cambiava sempre le sue pubblicazioni riuscendo a mantenere una sua identità e mostrando influenze da parte della rivista Ray Gun, invece la rivista Design (fig. 29) della Council of Industrial Design inglese, pose sempre un progettista diverso per la pubblicazione di ogni numero, dando vita ad una collezione dal gusto grafico sempre diverso, un metodo seguito anche dalle publicazioni della rivista italiana Domus (fig. 30).

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Poi vi furono anche le riviste The Manipulator (fig. 31), la rivista più grande al mondo per via del suo formato 50 per 70, oppure la rivista newyorkese Metropolis (fig. 32), che operò soprattutto nel settore dell’architettura legandosi molte volte all’uso della tecnica del fotomontaggio, e con l’art director Helene Silverman (fig. 33), saranno introdotti contrasti forti, sovrapposizioni di testo e immagini, montaggi di fotografie provenienti da diverse fonti, etc.
Diversa sarà la realizzazione della rivista britannica Octavo (fig. 34) con la grafica del design Simon Johnston (fig. 35), Mark Holt, il dirigente d’impresa franco-americano Michael Burke, etc, rivista destinata a grafici e stampatori che mirò a nuove sintesi di lettura per l’epoca post tipografica.
Una rivista dal passato vincente che negli anni Sessanta ebbe come art director Roger Black (fig. 36) fu Rolling Stone (fig. 37), inoltre proprio all’interno di questa vi fu dal 1987 come art director anche Fred Woodward (fig. 38), che si concentrò soprattutto sull’aspetto tipografico adoperandola come immagine.
Lui indagherà tutte le possibilità offerte dal computer per conferire alle lettere un aspetto tridimensionale, variarne la tonalità, la scala e cercando di porle visivamente senza alterare i contenuti del messaggio.

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