La particolarità della grafica italiana

Il modello del design italiano fu considerato in molte occasioni e in diverse parti del mondo molto semplice, da un lato il Futurismo che ne fu l’origine e dall’altra Memphis che mostrò la fase avanzata dell’aspetto creativo e comunque entrambi devono tanto al dadaismo durante gli anni Venti e alla grafica di carattere inglese degli anni Ottanta.
Una figura che rafforzò decisamente l’aspetto della grafica italiana fu il designer, pittore e scultore italiano Fortunato Depero (fig. 01), futurista e armato di grande fantasia, che operò a New York dal 1927.
Comunque la grafica italiana durante il XX secolo fu un po camaleontica, cioè assunse diversi volti, come il carattere assunto del designer e architetto italiano Massimo Vignelli (fig. 02), che si legò ad una rappresentazione visiva di tipo semplicistica, modelli e temi molto eleganti e un messaggio semantico sempre molto semplice e sobrio.
L’uso del rosso vermiglione, del bianco e del nero, dei caratteri Bodoni e Haas-Helvetica (fig. 03 e 04) dall’extrabold al neue leicht, furono i semplici elementi con cui lavorò legandoli anche al forte senso delle proporzioni e degli spazi delle relative superfici.
Invece in America, si iniziò a parlare di stile Vignelli con l’immagine coordinata della Knoll (fig. 05), che si diffuse a macchia d’olio nel settore grafico.
Il suo design applicato su riviste, libri, segnaletiche, etc, evidenzia un approccio razionale, accessibile e direttamente indicato per il consumatore sofisticato.
Come Vignelli, anche il graphic design Heinz Waibl (fig. 06), nato in Italia da genitori austriaci, operò in ambito razionalista, oscillando tra una visione grafica vivace di derivazione svizzera, dovuta alla vicinanza con il designer svizzero Max Huber (fig. 07), e la libertà della grafica italiana.
Lui dal 1960 fino al 1971 affronterà una grande esperienza a Chicago, New York e Johannesburg, come membro della Unimark, dove si occupo principalmente di corporate image, di manifesti istituzionali e collaborò anche con lo stampatore e editore Nava, realizzando agende e opere di design.
Il suo segno è organizzato mediante una logica visiva tipica della tradizione svizzero-tedesca, oltre che alle influenze legate alla Gestalt, mostrando anche legami con il jazz e le costanti attenzioni rivolte verso l’evoluzione dell’architettura e del design.
Inoltre il suo operato sarà un punto di riferimento per il designer italiano Giulio Cittato (fig. 08), collaboratore di Vignelli a New York, che rientrato in Italia entrerà a far parte dello studio Signo fondato da Waibl insieme a Laura Micheletto (fig. 09).
Anche il designer italiano Armando Milani (fig. 10) fu molto vicino allo stile concettuale di Vignelli con cui collaborò, e dopo essere stato allievo del designer italiano Albe Steiner (fig. 11), si trasferì a New York lavorando per conto suo, vantando anche diversi corsi e una lunga esperienza come insegnante, tra cui la Cooper School di New York dal 1983 al 1985.
Il pittore e decoratore italiano Salvatore Gregorietti (fig. 12) dopo aver conseguito il diploma presso la Kungstewerbeschule di Zurigo, iniziò a lavorare anche lui con Vignelli a Milano.

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Il suo lavoro fu libero dalla lezione della scuola svizzera abbracciando una grafica sempre diversa, sia nella progettazione di marchi e loghi ed anche nell’uso della fotografia per i manifesti, come è possibile notare in quello per Merloni-Ariston, l’istituto San Paolo (fig. 13) e Di Varese, inoltre progettò come art director presso l’Unimark International (fig. 14) dal 1965, diverse riviste come Ottagono e Casa Vogue (fig. 15).
Dall’ Unimark venne fuori anche il grafico Emilio Fioravanti (fig. 16) che nel 1969, insieme al fratello Giorgio ed altri darà vita alla GeR Associati, svolgendo un’attività nel settore dell’exhibit design per il Comune di Milano, realizzando manifesti per spettacoli come quelli per il Piccolo Teatro di Milano.
Va ricordato anche l’opera dell’artista Ennio Lucini (fig. 17) il cui metodo, fu caratterizzato dalla precisione per le griglie e dell’analisi percettiva, conferendo alla grafica una maggiore espressione della cultura moderna, progettando anche immagini coordinate per diverse aziende e curato la grafica per importanti mostre come l’Eurodomus del 1972.
Invece il fotografo e designer italiano Mimmo Castellano (fig. 18) lavorò molto sull’editoria, realizzando copertine, impaginazioni e manifesti per la casa editrice Laterza (fig. 19) e Vallecchi (fig. 20), e successivamente realizzò anche lavori per aziende, mostre ed esposizioni, come il manuale di identificazione grafica dell’Expo del 1988 e del 1990 e la segnaletica turistica per le isole Eolie (fig. 21) nel 1978, e il suo lavoro fu sempre regolato da una continua analisi di nuove forme espressive senza abbandonare l’aspetto della modernità.

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In questa scena non mancò anche l’architetto e designer italiano Pierluigi Cerri (fig. 22), che fu impegnato in diversi settori, come la realizzazione di marchi, l’editoria, il design di prodotto, etc.
Il suo spazio grafico fu sempre strutturato mediante precisi criteri architettonici, e il colore, le immagini e l’aspetto visivo dei caratteri tipografici furono disposti secondo composizioni molto accurate.
Fu anche responsabile artistico della casa editrice Electa, e progettò mostre e marchi per numerose aziende, come la Biennale di Venezia, la Rai e la Ferrari.
Anche la carriera del designer svizzero Bruno Monguzzi (fig. 23), ultimo collaboratore dello studio Boggeri, operò basandosi sugli aspetti visivi del XX secolo, mediante una tecnica sempre più raffinata e uno spazio grafico dalle composizioni precise, ordinate e spinte da una comunicazione minimalista.
Nell’ambiente romano vi furono invece l’ingegnere italiano Ettore Vitale (fig. 24) e il designer italiano Michele Spera (fig. 25) che vantavano già una lunga esperienza nel settore dell’insegnamento, e furono anche protagonisti nella realizzazione di alcune immagini per partiti politiche senza cedere a ricatti o proposte di limitazioni progettuali da parte delle relative segreterie, dando vita a realizzazioni grafiche degne di ogni nota.
A spera fu affidata nel 1965 la progettazione grafica di tutti gli eventi e manifestazioni del Partito Repubblicano (fig. 26) da parte del fondatore Ugo la Malfa, e il suo operato fu molto coerente, facendo risaltare uno stile molto chiaro in relazione all’interpretazione che lui gli ha voluto conferire.
Più complesse furono le campagne di Vitale per il Partito Socialista Italiano e per il sindacato UIL, dove partì da puri emblemi di significato storico mediante l’arte del passato.
Inoltre Vitale vanterà anche un’ampia produzione grafica, come le sigle televisive e campagne pubblicitarie per la Rai e diversi marchi aziendali come quello per Tecnolyte illuminazione.
Comunque in questo ampio quadro stilistico e operativo italiano, l’aspetto più rilevante fu quello legato alla libera sperimentazione, dettato da un bagaglio tecnico molto ricco.
Un’altro esponente che si pone su livelli molto alti dell’espressione grafica e figurativa molto vicina anche alla grafica inglese e americana, fu l’architetto, grafico e designer italiano Italo Lupi (fig. 27), che riuscì ad integrare la tradizione visiva di massa con l’astrazione, fissando il tutto mediante una forte qualità simbolica.
Questa caratteristica è visibile nei manifesti come quello per Domus (fig. 28) del 1988 o nei logotipi come quello per la Triennale di Milano (fig. 29), dove combina l’iniziale del nome con la struttura dell’edifico.

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Lui fu molto operoso anche in ambito editoriale, come i progetti per i periodici Zodiac, Rivista IBM (fig. 30), IF e l’incarico avuto come art director per Domus e Abitare (fig. 31 e 32).
Anche l’imprenditore, sceneggiatore e fotografo italiano Gianni Sassi (fig. 33), operò nelle arti visive a partire dagli anni Sessanta, curando le riviste aziendali come Caleidoscopio (fig. 34) e Humus (fig. 35).
Nel 1979 diede vita al mensile di informazione culturale Alfabeta (fig. 36) e poi La Gola (fig. 37), inoltre realizzò anche manifesti per l’Arci (fig. 38) e nel 1988 la nascita di venti culturali come Milano poesia.
Il suo lavoro e caratterizzato dalla presenza della figurazione dal taglio ironico, dove anche i testi sembrano diventare immagini.
Il grafico Massimo Dolcini (fig. 39), allievo di Albe Steiner e del designer e illustratore italiano Michele Provinciali (fig. 40) presso Urbino, opera secondo un metodo grafico nitido e diretto, e il messaggio viene espresso mediante immagini persuasive, marcate però, da un rigore compositivo e notevoli sono le sue produzioni di carattere sociale e culturale.
Nei manifesti dell’illustratore italiano Andrea Rauch (fig. 41) si punta ad un forte senso visivo, mediante figurazioni equilibrate che informano mediante un messaggio molto pulito e allo stesso tempo emozionante.

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Lo studio Tapiro realizzato nel 1979 dal disegnatore industriale Enrico Camplani (fig. 42) e dall’architetto e visual design Gianluigi Pescolderung (fig. 43), darà inizio a lunghe sperimentazioni sui valori visivi e comunicativi di massa, mostrando sempre attenzione verso i valori compositivi della tradizione moderna, cosa evidente nei diversi manifesti realizzati per la Biennale di Venezia, dove la ricerca verso nuove soluzioni figurative è affiancata da un preciso decorativismo.
Importante fu anche il lavoro svolto nel territorio della Valle d’Aosta del designer italiano Franco Balan (fig. 44), dando vita ad un modello legato alla politica del Novecento e al pittore belga Magritte (fig. 45) e al pittore e scultore italiano Baj (fig. 46), mostrando anche legami con l’espressionismo polacco nei manifesti senza escludere elementi caratteristici della sua regione mediante un gusto grafico moderno.
Particolare sarà anche l’opera dello stilista e artista Elio Fiorucci (fig. 47), che nel 1967 a Milano, presenterà i suoi abiti, oggetti e gadget mediante un’immagine fresca e piena di colori.
Il suo stile grafico sembra legarsi molto al gusto dei fumetti anni Trenta americani con richiami evidenti alla Pop Art.

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