La propria identità attraverso la grafica visiva

I nuovi sviluppi protesi verso l’industria, la tecnologia, la diversificazione dei prodotti, hanno spinto all’evoluzione la corporate identity e ad una forte decifrazione dei segni grafici.
Tra le aziende che hanno maggiormente consolidato questo aspetto, vi fu proprio la Olivetti, che nel corso degli anni Settanta e Ottanta rese la propria immagine simbolo istitutivo di tutte le sue pratiche aziendali, culturali e artistiche.
Inizialmente tutto fu definito mediante l’opera del designer italiano Marcello Nizzoli (fig. 01) e del pittore e designer italiano Giovanni Pintori (fig. 02), poi vi fu la definizione, partendo dal logotipo stesso, dello svizzero e grafico Walter Ballmer (fig. 03), che nel 1970 raccoglierà all’interno di un volume la sua analisi sulla scritta Olivetti (fig. 04), mediante diversi schizzi che poi l’avrebbero portato all’idea definitiva del marchio.

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Successivamente l’azienda si affiderà ad un gruppo di esperti, che collaboreranno al continuo sistema di identificazione della società, tra questi ricordiamo il designer uscito dalla scuola di Hochschule di Ulm di origine ceca Hans von Klier (fig. 05), il disegnatore industriale che si basò molto sul colore Clino Trini Castelli (fig. 06), il designer Perry King (fig. 07) che lavorerà con il designer spagnolo Santiago Miranda (fig. 08) nel settore degli allestimenti e del product design e il fotografo, architetto e designer italiano Ettore Sottsass (fig. 09).
La cosa più interessante nel sistema grafico del marchio Olivetti, fu che ogni elemento grafico risultava essere autonomo, cioè rispecchiava il singolo settore aziendale di appartenenza, per esempio gli allestimenti grafici tridimensionali erano collegati con gli imballaggi e il packaging dei prodotti, e i primi furono prodotti insieme all’Unimark e poi disegnati dall’ingegnere italiano Roberto Pieraccini (fig. 10).

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Inoltre il nuovo aspetto grafico del packaging Olivetti arriverà a raggiungere livelli fenomenali, mentre l’immagine dei punti vendita e dei negozi sarà affidato ad Hans von Klier, il designer canadese Albert Leclerc (fig. 11), Ulla Salovaara (fig. 12), Akira Kimura, il designer Pierparide Vidari (fig. 13), mentre il marchio sarà affidato al disegnatore italiano Giovanni Ferioli.
In questo periodo vi saranno comunque molte altre aziende che cureranno in modo dettagliato la propria identificazione visiva, dando vita anche a manuali sull’applicazione di regole di codifica in questione.
Un altro esempio molto innovativo sarà anche quello dello Studio Dumbar tra il 1988 e il 1989 per le Poste olandesi (fig. 14), che determinò il passaggio di questa da servizio pubblico a privato.
Anche se partì da elementi tradizionali come gli elementi tipografici, le griglie modulari, il designer indonesiano Gert Dumbar (fig. 15) e la sua squadra riusciranno anche a fondere le nuove aspettative grafiche derivanti dalle avanguardie olandesi come il DeStijl e lo stesso Zwart, proiettandosi verso un senso di astrazione e la decostruzione architettonica.
Comunque fu un progetto notevole dove le diverse diversificazioni aziendali interne, come la posta, la telefonia, etc, furono legate da un segno grafico guidato dalla lezione della grande tradizione e cultura visuale olandese.

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