La rivista Campo Grafico e lo Studio Boggeri

La rivista venne fondata nel 1933 ad opera diallo scrittore e operatore culturale Carlo Dradi (fig. 01) e dal pittore e grafico Attilio Rossi (fig. 02), una rivista che graficamente e tecnicamente si opponeva alla linea classica de Il Risorgimento grafico, puntando verso lo steso modernismo espresso anche dalle avanguardie contemporanee.
Ogni numero della rivista era progettato secondo una forma nuova, partendo dall’impaginazione ai caratteri tipografici, dall’immagine di copertina alla struttura visiva delle sue doppie pagine, etc.
Le pagine della rivista miravano ad una asimmetria dove il testo e le immagini davano vita a figurazioni dinamiche e forti, con inserimenti fotografici e coloristici, fotomnotaggi e richiami alle opere d’arte del tempo.
Il rifermento al futurismo fu solo un cenno o punto di partenza, mentre il loro vero obiettivo era quello di arrivare alla progettazione di un metodo visivo moderno ed efficace, inoltre le pagine dedicate anche alla didattica grafica, diventavano allo stesso tempo un modello di riferimento, e molto importante fu anche la collaborazione tra tipografi e artisti.
Un’aspetto interessante della rivista fu la sua insistenza nei confronti della tipografia cercando di ripristinare il suo ruolo di arte applicata, capace anche di assorbire i nuovi modelli estetici e fuonzionali della comunicazione.
La rivista fu importante anche per aver pubblicato diverse monografie dedicate all’arte contemporanea, come quella sul pittore Atanasio Soldati (fig. 03), o quella sullo scultore Lucio Fontana (fig. 04), quella sull’architetto Alberto Sartoris (fig. 05), etc.

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Loro presero anche come punto di riferimento l’insegnamento della scuola tedesca della Bauhaus, senza dimenticare anche l’influenza che ebbe la Triennale del 1933 legata alla sezione Grafica tedesca allestita con grande maestria dal tipografo tedesco Paul Renner (fig. 06), l’inventore del font Futura (fig. 07).
Tale desiderio o tendenza verso il modernismo fu ancora confermato dalla nascita dello Studio Boggeri, non solo per le sue scelte progettuali che la portarono verso nuove mire linguistiche, ma anche per la sua organizzazione, dove le diverse personalità artistice potevano esprimersi senza frantumare l’unità della della cultura visiva del tempo.
Antonio Boggeri (Pavia, 1900 – Santa Margherita Ligure, 1989, fig. 08) fu un’artista, fotografo, grafico e musicista che, dopo aver studiato musica presso il conservatorio di Milano, e dopo la sua esperienza presso uno studio poligrafico, si avviò verso la ricerca grafica aprendo lo studio nel 1933, dove riservò spazi legati alle diverse sperimentazioni in ambito fotografico, grafico e visivo ed anche architettonico e pittorico.

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Durante la Triennale di Milano, oltre a conoscere Renner, lui conoscerà anche il pittore ungherese Imre Reiner (fig. 09), trasferitosi a Parigi e che lui volle assolutamente come collaboratore presso il suo studio, inoltre questo non fu un caso isolato perché ve ne saranno anche altri, questo dovuto anche al semplice fatto che non potrà gestire tutto da solo.
Per la realizzazione del marchio (fig. 10) del suo studio, lui si rivolgerà alla famosa sigla di Deberny e Peignot, a cui si ispirerà per la “B” rossa posizionata tra le due lettere “o” presentati sottoforma di punti, questo sarà un modello che caratterizzerà tutta la futura produzione dello studio.
Altra grande figura dello studio sarà il pittore, designer e fotografo svizzero Xanti Schawinsky (fig. 11) originario di Basilea, che studiò e lavoro anche all’interno della Bauhaus dal 1924 al 1929 realizzando allestimenti, costumi per il teatro e composizioni per scene astratte.
Lui sarà importante anche per le ricerche legate al settore fotografico, tipografico e pubblicitario e nel 1933 avverrà il suo incontro con Boggeri che gli affiderà subito la produzione di un manifesto, inoltre lavoreranno insieme per diversi anni e tra le sue realizzazioni, vanno ricordate quelle più importanti per l’Olivetti (fig. 12), dall’allestimento del negozio ai vari manifesti.
Anche l’uso della fotografia sarà fondamentale all’interno dello studio, infatti questo strumento adoperato dallo stesso Boggeri, sarà adoperato per dar vita ad immagini che completerà l’aspetto tipografico, inoltre lui prediligerà molto lo still-life, oggetti dalle forme perfette come l’esempio dell’uovo o delle sfere d’acciaio (fig. 13), senza mettere da parte le sue ricerche orientate al fotogramma che eredita dall’esperienza dal fotografo ungherese Moholy-Nagy (fig. 14).

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Comunque i grafici che lavorarono all’interno delo studio prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale furono diversi, il desinger, architetto e pittore italiano Marcello Nizzoli (fig. 15), il designer svizzero Max Huber (fig. 16), l’architetto, designer e pubblicitario italiano Erberto Carboni (fig. 17), il designer italiano Albert Steiner (fig. 18), lo scrittore, artista e designer italiano Bruno Munari (fig. 19), etc.
Comunque in questo periodo si avvertì il peso del regime fascista, soprattutto nell’ambito della propaganda politica, dai manifesti alle grandi coreografie cerimoniali.
Questo lo si vedeva anche nei normali manifesti pubblicitari dove spuntava sempre il fascio oppure immagini di tipo patriottico, o ancora l’esaltazione delle prospettive monumentali tipiche dei regimi autoritari.

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