La sacralità della tipografia

Per comprendere l’importanza della rilettura classica, bisogna tener conto del supporto tecnico e dell’operato passato di grandi progettisti del calibro del tipografo francese Nicolas Jenson (fig. 01) ed altri, che apportarono già all’epoca, migliormanti stilistici sulle semionciali, un tipo di grafica minuscola derivata dallo stile corsivo, etc.
Comunque sarà importante l’operato dell’editore e stampatore tedesco Hans Mardersteig (fig. 01), la cui formazione inziale fu in legge e poi eseguì unìapprendistato presso gli editori di Lipsia e Monaco.
Il suo stile sarà legato ai valori artistici contapponendosi a quelli nuovi dell’industria, inoltre dopo la prima guerra mondiale, collaborerà come esperto letterario pre la rivista Genius, che proporrà le opere d’arte di maestri contemporanei e si legherà all’espressionismo tedesco.
La sua attenzione successivamente si volgerà verso gli studi dello stampatore e tipografo italiano Giovanni Battista Bodoni (fig. 03), e nel 1926 vi sarà una svolta decisiva, aggiudicandosi il concorso per stampare l’Opera omnia di D’Annunzio promossa dalla Fondazione del Vettoriale .
Lui si vedrà costretto a ttrasferirsi a Verona dando il via ad una produzione dove dovrà tener conto di due aspetti importanti, da un lato l’aspetto commerciale dell’opera, dall’altro dovrà usare torchi e caratteri di alto livello.
Sempre qui a Verona affronterà anche il tema del libro illustrato cercando di migliorare gli accostamenti tra immagine e testo, inoltre si spingerà anche oltre cercando di dar vita ed elaborare nuovi caratteri ispirati a quelli calligrafici e dei manoscritti e delle cancellerie cinquecentesche, infatti disegnerà tre diverse famiglie di caratteri incisi dal francese Charles Malin, il Griffo (fig. 04) del 1929, lo Zeno (fig. 05) del 1936 e il Dante (fig. 06) del 1948.
Nel 1949 darà vita alla Stamperia Valdonega destinata ad una produzione di tipo industriale senza rinunciare alla qualità.

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Anche il tipografo e stampatore italiano Alberto Tallone (fig. 07) sarà impegnato nel settore della tipografia, solo che tenderà ad una produzione di tipo architettonica e geometrica della pagina.
Più tardi lui si trasferirà in Francia nel 1932, e sarà asunto dallo stampatore Maurice Derantière (fig. 08) che nel ’37 lascierà tutto a lui, essendo il suo allievo preferito, poi si trasferirà la tipografia presso l’Hotel de Sangonne a Parigi nel 1960.
Qui realizzerà lavori molto raffinati e nel numero di copie molto tirate, con l’impostazione grafica fusa tra classico e moderno e adoperando prevalentemente il Caslon, poi nel 1950 realizzerà un carattere su punzoni d’acciaio che avrà il suo nome, Charles Malin ispirato alle lettere romane incise nella pietra.
Poi nel 1960 rientrerà in Italia ad Alpignano vicino Torino, dove lavorerà sempre ad edizioni pregiate grazie anche all’aiuto della moglie e dei due figli.
Altra grande personalità sarà l’olandese e designer di caratteri tipografici Jan van Krimpen (fig. 09) avviandosi come consulente grafico di diverse case editrici, e nel 1923 riceverà l’incarico di disegnare nuovi caratteri per Charles Enchedè, un disceso della famiglia di incisori e tipografi più famosa in Olanda.

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Nel 1925 presenterà presso l’Exposition des Arts Decòratifs di Parigi il carattere Lutetia (fig. 10), e poi realizzerà anche altri caratteri come il Romanée (fig. 11) del 1928, il Romulus (fig. 12) del 1931, il Van Dyck Roman (fig. 13) del 1935 e come maggio agli stampatori Elzevier, lo Spectrum (fig. 14) del 1955.
Inoltre molti suoi caratteri entrarono a far parte del repertorio della Monotype su desiderio stesso del disegnatore e stampatore inglese Stanley Morison (fig. 15), infatti lo stesso Luteria realizzato per la fonderia Enschedé e Zonen, sarà rielaborato dalla Monotype con l’aiuto del disegnatore statunitense Porter Garnett.

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