L’aspetto riproduttivo del visual design

L’aspetto riproduttivo del design è stato un fattore che è esistito già in passato, possiamo partire dall’esempio lampante di Jean-Baptiste-Drouet, un maestro di posta in Saint-Menehould, famoso per aver decretato l’arresto del re Luigi XVI a Varennes e due anni dopo condannato alla ghigliottina.
Lui riconobbe il sovrano grazie al confronto di questo con l’effige posta su una moneta (fig. 01), che aveva sempre visto solo su una copia.
Questo esempio mostra come la moneta o il conio nazionale, fu il primo esempio di studio relativo alla produzione seriale nel design.
Anche la fotografia ha affermato questo aspetto, infatti in passato questa nasce come strumento adoperato da parte degli artisti per produrre dipinti, invece successivamente a affermato la tipica pratica di riproduzione di questi, soprattutto nella borghesia, che tappezzarono le loro case di copie di dipinti, cosa che si pratica anche oggi, come il poster di una cantante o modella, oppure del nostro film preferito (fig. 02), etc.
Comunque se deve esistere il design, deve anche esserci anche una richiesta di mercato, che è diverso da quello degli antichi committenti di opere d’arte, che prevedeva un grande investimento di denaro per ricevere un pezzo unico con un’acquirente unico, diverso invece dal discorso del poster, dove tutti possono permettersi il lusso di poterlo acquistare.
Stessa cosa anche per le xilografie, che all’epoca vantavano anche una produzione di tipo popolare, mentre le incisioni a bulino erano riservate per un pubblico dal potenziale economico più elevato.
Con Durer vedremo l’affermazione di un metodo di stampa che opera all’insegna della riproducibilità, diverso invece dal lavoro di incisione svolto da Marcantonio Raimondi sui dipinti di Raffaello, che prevedeva più un lavoro di ricopiatura.
Quindi il lavoro di riproduzione di una bottega dell’epoca si svolgeva nel seguente modo, partendo dall’originale, si passava ad una serie di passaggi dove operai specializzati copiavano, trasferivano, incidevano e stampavano il disegno.
Quindi questo modello venuto fuori dall’epoca di Durer, giungerà dritto fino alla modernità, come i famosi studi di cartoni animati, dove il disegno è progettato per schermi, monitor, televisori, etc, mostrando una forte coerenza nella sua realizzazione fotogramma per fotogramma (fig. 03), infatti quest’ultimo livello, che prevede la realizzazione di migliaia e migliaia di disegni, viene affidata anche a più disegnatori, la cui audacia tecnica sta proprio nell’evitare varianti di segno, cosa che spesso si nota.

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Questa è una procedura su cui Disney è diventata leader assoluta portandola a perfezione, riuscendo a fondere il metodo Ford con quello delle botteghe artistiche.
Tra i personaggi più importanti di questa scena tecnica e artistica, sarà anche Laszlo Moholy-Nagy (fig. 04), sostenitore del fatto che in futuro i libri sarebbero stati illustrati mediante le fotografie e non più attraverso l’incisione.
Lui aveva già in mente un modello nuovo di rappresentazione visiva aperta anche in più campi, per esempio propose di usare il grammofono non come riproduttore ma generatore di musica mediante una lastra incisa a mano del disco, quindi musica prodotta non più come registrazione analogica, ma come composizione digitale mediante una sequenza numerica.
Inoltre grazie anche ai suoi esperimenti condotti nel settore fotografico, in quanto può essere uno strumento la cui immagine può essere stampata non più su carta fotosensibile, ma su carta stampata tipografica, quindi con lui la produzione seriale non diventa solo un elemento produttivo, ma rivendica quest’aspetto rilanciandola all’insegna del gusto estetico.
Vi furono anche altri grandi maestri, come i giapponesi Katsushika Hokusai e Kitagawa Utamaru e l’intera produzione degli Ukiyo (fig. 05), che significano, immagini del mondo fluttuante, con cui venivano chiamati i quartieri di Tokyo e Kyoto.
Importante fu principalmente Hokusai, con il suo tratto pensato per l’incisione e la stampa, la cui forza del segno non sembra perdersi nella forza e nella vivacità, mostrando sempre una modulazione dove linee sottili e spesse sono spinti ai limiti dell’inchiostrazione.
Comunque il primo che utilizzò il termine di Graphic design, fu William Addinson Dwiggins, in riferimento alla sua attività di stampa, anche se tale termine verrà adoperato comunemente solo dopo la seconda guerra mondiale, sia in Europa che in America , mentre in Italia sarà definita con il termine di cartellonistica.
Con il passare del tempo si affermarono artisti sempre più bravi nel settore, come lo stesso Dulio Cambellotti, dove molti dovettero ricredersi sulle sue doti d’artista, anche se sarà il Futurismo a decretare l’affermazione del cambiamento.
Lo stesso Fortunato Depero rivendicherà le sue performance per l’industria e per la pubblicità, come i cartelloni realizzati per Campari (fig. 06), e durante il periodo delle due guerre mondiali, vi saranno anche riformulazioni nel design da parte delle industrie, investendo capitale e nuove energie nel visual design.
Tra questi ricordiamo le esperienze della tedesca Bahuas, delle italiane Olivetti, Einaudi, degli artisti, Steiner, Pintori, Munari, etc.

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Comunque parlare di serialità e riproducibilità può sembrare inutile, ma dietro tutto ciò si nascondono logiche che attraverso tutta questa tecnologia, vanno a celare il loro vero potenziale.
Ci sono poi molti giovani che danno vita a diversi lavori, ma molte volte non mostrano qualità progettuali, come il fatto che sono in pochi a conoscere quale è il profilo cromatico più idoneo alla conversione per la stampa, infatti molti sono abituati alle tipiche stampanti esacromatiche RGB che forniscono immagini molto brillanti, ma diverse da quelle industriali, che soprattutto in un discorso di quadricromia la stampa appare opaca, non per questo lo slogan con cui si sono affermate le stampanti e i diversi programmi grafici è appunto, What You see is what you get, quello che vedi sullo schermo é quello che ottieni stampato.
Comunque i profili presenti all’interno dei software sono tanti e diversi, di conseguenza bisognerà definire la combinazione di colore e le relative quantità in stampa, per esempio se la carta è lucida allora bisognerà caricare molto il colore, invece se la carta è porosa bisognerà diminuire il colore aggiungendo un po più di nero per poter bagnare di meno la carta.
Altro caso può essere se si stampano tinte scure, queste possono essere stampate su carta patinata, ma su carta da giornale no, dove saranno rimpiazzati con dei quasi neri.
Comunque ritornando al discorso artistico, quelli che hanno riscontrato un grande successo sono stati proprio gli impressionisti, perché l’immediatezza della loro arte può essere un’ottima soluzione per l’arredo domestico, rispetto ad altre opere classiche.
Inoltre questo genere d’arte è molto semplice da riprodurre, inoltre furono anche i primi ad utilizzare i colori industriali in tubetti, che di conseguenza risultavano essere molto fedeli ai canoni di standardizzazione come gli inchiostri tipografici.
Comunque i processi riproduttivi hanno portato anche a normalizzare la nostra percezione in fatto di gusti, fedeli anche alle tecnologie che si diffusero attraverso le cartoline, i poster, etc.
La cartolina fu uno strumento molto potente che nasce per la prima volta nel 1870, durante gli scontri franco-prussiani, praticamente queste venivano consegnate ai soldati o gente arruolata in partenza per la guerra, con lo scopo di poter inviare successivamente notizie e relativi saluti ai propri cari.
Questo infatti sarà il primo vero strumento di diffusione di immagini in assoluto.

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