L’identità nel visual design

In precedenza abbiamo visto come alcuni settori o rami adottano strategie precise del visual design per esercitare una determinata influenza, inoltre nella società contemporanea quando questi requisiti elementari vengono soddisfatti, allora si passa ad elaborare sistemi sempre più complessi e articolati, quindi dal bisogno si passa al desiderio, portando la società verso un senso di insoddisfazione.
Ai tempi del Medioevo i cavalieri, così come i contadini avevano un ruolo preciso e non un’identità, questo atteggiamento comporta una pratica sociale più alla mano e meno complessa rispetto ai meccanismi contemporanei come la ricerca dell’interiorità, un esempio lampante può essere la distinzione delle relative classi sociali, che nel mondo attuale non risulta più dettato semplicemente dalla propria ricchezza, educazione, etc, ma anche il riconoscersi all’interno di un determinato gruppo.
Inoltre i social network hanno contribuito a questo meccanismo mediante la possibilità di creare pagine web dove viene espressa l’identità del singolo individuo, azienda, associazione, etc.
Ogni singola identità nell’ambito del visual design ricerca l’assegnazione di un colore, un segno, un logo, etc, decidendo a quale identità visiva appartenere.
Per esempio la moda dei jeans calati appena sotto le mutande (fig. 01), nasce da un tradizionale uso dei pantaloni all’interno dei carceri, perché vi era il divieto di adoperare le cinture, oggi questa è diventata una moda che è stata tradotta come una forma più circoscritta della ribellione e delle oscillazioni adolescenziali.
Un altro elemento su cui sembra insistere fortemente il marketing, è anche la divisione del consumo tra i sessi, anche se questo dualismo nella realtà che ci circonda non sembra essere molto accentuato, infatti tale distinzione può essere evidente solo su alcuni prodotti tipicamente femminili o maschili, come una gonna, oppure un rossetto, o un tipico rasoio da barba, etc, mentre per il resto tutto sembra essere avvolto all’insegna di un gusto unisex o meglio gender, come i jeans, oppure uno shampoo, ho ancora diversi prodotti per la cura del proprio corpo, etc. inoltre a rendere ancora più forte questa differenza, sono le tipiche riviste o dichiarazioni della scienza.
Un altro tipico esempio fu quello delle sigarette Marlboro (fig. 02), infatti queste erano un tipico prodotto femminile, come il famoso bocchino rosso che richiama alle tracce lasciate del rossetto, anche se poi con i relativi articoli o dati pubblicati di natura scientifica sui danni relativi al fumo, l’azienda incassò un duro colpo, perché le vendite andarono al ribasso.

01

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Data la situazione decisero di rendere il prodotto anche maschile, mediante il mito dell’uomo grezzo nei tipici panni del cowboy, anche se poi il dibattito tra sigarette Marlboro e Scienza, prosegui nel corso degli anni a seguire.
Comunque l’intera società venne frazionata in gruppi all’insegna del visual design, infatti per i bambini venne adoperata una grafica per le merendine che sembra evocare quella dei cartoni animati, oppure quella del Borotalco (fig. 03) che con il suo tocco o scia liberty coinvolge un pubblico più adulto e anche anziano, etc.
Anche la carta o documento di identità (fig. 04) diventa un perfetto strumento di visual design che si proietta verso il discorso di identità, come anche le tipiche cabine pubbliche dei centri commerciali o presenti anche in alcune aree pubbliche, come stazioni, metropolitane, etc, raffigurate da una grafica colorata con tutti questi volti sorridenti dove la persona può scattare fotografie in formato fototessera, dove tutto sembra quasi un gioco, senza sapere che queste erano adoperate e inventate proprio dall’organo di legge, per identificare o catalogare i criminali.

03

04

Comunque oggi l’immagine coordinata è definita anche identità aziendale, anche se in precedenza è stata una pratica formulata già in ambito politico e burocratico.
Quindi oggi tutto concorre all’insegna di una catalogazione, che vede protagonista la nostra identità, un’identità in continua lotta tra il cercare di essere noi stessi e quella di non privarcene.

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