L’importanza della narrazione

La narrazione è un altro fattore fondamentale, infatti i libri, i fumetti, i titoli di un film, nei videogame, etc, esiste sempre una storia raccontata, e questo fattore dipende anche dal tempo dedicato dall’utente.
In ambito cinematografico questo è dettato dall’abilità, dal montaggio e dal ritmo, leader in questo fu il designer di titoli Saul Bass (fig. 01), con uno stile elegante e molto sofisticato, ricordiamo i titoli di Psycho di Alfred Hitchcock (fig. 02), composto da un reticolo di bande bianche su fondo nero.
Altro esempio è la serie Tv del serial killer Dexter del 2006 (fig. 03), qui il lettering si amalgama con la fotografia ed il font, Trade Gothic, sembra dissolversi ed espandersi in forma liquida lungo lo schermo.
Altri esempi giungono dal novecento, come quelli di Moholy-Nagy (fig. 04), il cui lavoro si lega al ritmo dell’impaginato dando forma alla narrazione.
In questo periodo le tecnologie grafiche saranno intrise da un forte senso di libertà, come accade nel massimo rappresentante del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti (fig. 05), che lavorò alla realizzazione delle sue parole in completa libertà, mentre le idee moderne nell’ambito del mainstream furono veicolate dagli art director dei magazine americani, come il russo Mehemed Fehmy Agha (fig. 06) per Vogue e Alexey Brodovitch (fig. 07) per Harper’s Bazaar, giungendo a sperimentazioni estreme, anche se le riviste degli anni successivi opteranno per scelte più commerciali.

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Nel 1949 Bruno Munari (fig. 08) darà vita ai libri leggibili (fig. 09), realizzati mediante l’uso di carte e colori diversi tagliati in vario modo, e oltre ogni schema o regola, riesce a dar vita ad un libro la cui narrazione è dettata da una sequenza o filo unicamente visivo.
Esemplare fu Nella nebbia di Milano del 1968 (fig. 10), realizzato adoperando fogli di carta lucida che sembra richiamare proprio alla sensazione della nebbia, inoltre va posta particolare attenzione sulla prima pagina, che raffigura un uccello in volo mentre in trasparenza si intravede il bailamme, cioè la confusione o il rumore della realtà metropolitana.
Inoltre tra una frase e l’altra vi una pausa non grammaticale ma fisica, infatti il resto della frase la si può già intravedere in trasparenza sul retro della pagina.
Altro esempio di spicco fu La cantatrice calva di Eugenè Ionesco (fig. 11 e 12) impaginato da Robert Massin per conto di Gallimard nel 1964.
Questo è stampato in bianco e nero su carta patinata, dove i caratteri sembrano muoversi e interagire con le persone mediante le loro diverse dimensioni, la cui soluzione stilista non va ricercata nei precedenti esperimenti del Futurismo che puntava ad una totale libertà estetica e tipografica, ma la soluzione proposta da Massin si lega a soluzioni strutturali di natura logica e drammaturgiche, praticamente tutto sembra essere una messa in scena di tipo teatrale.
Lui adoperò scelte molto mirate, come il nome del personaggio posto al centro e in maiuscolo con a capo le battute, oppure il movimento degli attori, cambi di scena e indicazioni, varie sono scritte in corsivo per evidenziarne le differenze rispetto alla parte parlata.
Lui si spingerà anche oltre, perché non si limiterà semplicemente alla scelta dei caratteri, ma cercherà anche di relazionare questi con il suono più indicativo per la voce, per esempio alle donne lui associa i corsivi con grazie molto più delicate e dolci, praticamente crea un collegamento tra tipografia e psicologia dei personaggi.
Le immagini degli attori sono fotografati su fondo bianco e contrastati riducendole a semplici neri e bianchi, inoltre anche il votar pagina risulta essere una questione calcolata come conferendo un ritmo continuo alla narrazione, come una serie di battute musicali.
Tutto ciò che abbiamo visto e letto fin’ora mostra come le riviste e libri siano diventati veri e propri terreni di analisi, ma già gli scrittori del passato erano coscienti di questa condizione, infatti i Promessi sposi del 1840 era piena di illustrazioni, dove le vignette erano inserite con molta cura all’interno di un layout ben pianificato, dove testo e illustrazioni si fondono in un unico discorso.
Comunque la versione ripubblicata mostrerà solo il testo, perché le illustrazioni saranno viste dal pubblico italiano come immagini tipiche di svago o divertimento come accadeva in molti testi dell’infanzia, mostrando di conseguenza una forte incomprensione da parte di Manzoni, che sapeva bene quello che faceva.
Altro romanzo da citare è La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo (fig. 13), del 1760-67 di Laurence Sterne (fig. 14).

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Qui sono presenti pagine marmorizzate, pagine bianche dove si invita l’utente a disegnare, poi vi sono testi in gotico, capitoli molto brevi, diagrammi, etc, praticamente un libro popolare di grande successo dove il suo intento era quello di divertire la giovane borghesia industriale e allo stesso tempo svelare l’ingegno con cui sono costruite le storie.
Attualmente con l’avvento dei sistemi digitali tutto sembra smaterializzarsi riducendosi ad un unico linguaggio tecnologico, però si può correre il rischio di generare imitazioni compromettenti o inappropriate di meccanismi linguistici già testati e efficaci.

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