(H 16) Pittorialismo, fotografia e arte

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author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

Affrontiamo questo argomento, il pittorialismo, precisando prima di tutto una cosa, l’arte in questo contesto storico stava cambiando atteggiamento e stava mutando, un cambiamento dettato proprio dall’influenza della fotografia dal momento in cui venne brevettata.
La fotografia trova il suo punto di forza nell’inglese Peter Henry Emerson (fig. 123), che nel periodo vittoriano pubblicherà il “Naturalistic Photography for Students of Art” (fig. 124), inoltre avrà altri punti di riferimento nelle figure dello svedese Oscar Gustave Rejlander (fig. 125) e l’inglese Henry Peach Robinson (fig. 126 pag. 45), inoltre in questi anni si afferemrà anche la fotografia dilettantistica legata alla rappresentazione dal vero.
Emerson sottolineo l’importanza dello sfuocato, destabilzzando il concetto di nitidezza che non divenne più una necessità forzata da parte del fotografo e permise anche una messa a fuoco soggetiva della realtà che ci circonda, che sembra avere quasi dei richiami alla pittura impressionista.
Quindi si stava verificando una nuova concezione di elaborare l’immagine, infatti i negativi venivano manipolati dando come risultato una rappresentazione diversa da quella catturata nella realtà.

123 Peter Henry Emerson

124 Naturalistic Photography for Students of Art

125 Oscar Gustave Rejlander

Molto vicino alla concezione di Emerson fu l’americano Alfred Stieglitz (fig. 127), un lavoro pieno di evoluzioni il suo che lo porterà alla fondazione della rivista “Camera Work” (fig. 128) e all’apertura della galleria 291 insieme al lussemburghese Edward Steichen (fig. 129).
Il loro lavoro si basava proprio sull’elaborazione delle immagini, praticamente cercavano di impirmere un tocco artistico alle loro fotografie, quindi un nuovo modo di pensare la fotografia, perfettamente in linea con la concezione pittorialista.

126 Henry Peach Robinson

127 Alfred Stieglitz

128 La rivista Camera Work

Le innovazioni comunque sono sorte sempre praticando artefici sulla tecica fotografica, ed un’altro esempio lampante fu proprio Paul Strand (fig. 130), che dalle basi del pittorialismo darà vita alla fotografia diretta lavorando sempre all’interno di Camera Work.
Molti pensarono che la fotografia sarebbe stata la causa principale per la disfatta della pittura, invece al contrario fu un elmento stimolante che si tradusse in cambiamento, basta vedere l’impressionismo.
Infatti molte opere delle nuove avanguardie artistiche furono esposte alla galleria 291, come quelle di Pablo Picasso con il cubismo, etc.
Comunque la nascita ufficila del pittorialismo va fatta risalire al 1891 a Vienna con la mostra del Camera Club.
Inoltre lo stile del pittorialismo fotografico non fu un metodo standard, se vogliamo definirlo in questi termini, ma ogni artista e fotografo si distingueva dall’altro, come lo statunitense Alvin Langdon Coburn (fig. 131) che valorizzò il photogravure, un procedimento su lastra di rame trattata con una gelatina e successivamente incisa, determinando mediante esposizione alla luce la resa di un’immagine ad alta risoluzione, poi abbiamo anche l’americano Clarence White (fig. 132), l’italiano Guido Rey (fig. 133), etc.
Forte era l’espressione del pittorialismo nel mutamento, in senso positivo, dell’America contemporanea, aspetti come la forza e la maestosità che venivano riproposti nelle immagini dei grattacieli affiancati ai minuscoli palazzi, alberi, etc, della vecchia America.

129 Edward Steichen

130 Paul Strand

131 Alvin Langdon Coburn

132 Clarence White

133 Guido Rey

Forte era l’espressione del pittorialismo nel mutamento, in senso positivo, dell’America contemporanea, aspetti come la forza e la maestosità che venivano riproposti nelle immagini dei grattacieli affiancati ai minuscoli palazzi, alberi, etc, della vecchia America.
Un’altra piccola parentesi va aperta per gli ottantanove negativi su vetro datati 1912, dell’americano Ernest James Bellocq (fig. 134), che rappresentano le prostitute di Storyville. Il suo si è dimostrato un lavoro di tipo catalogatorio, dove mostra un tocco abbastanza triste, dettato dalle luci delicate e dalla presenza di fiori nelle immagini.
Nel 1970 il fotografo statunitense Lee Friedlander ripropose le immagini di Bellocq in una mostra del Museum of Modern Art di New York.
In questo periodo ci saranno anche diverse riviste che tratteranno il pittorialismo, oltre a “Camera Work” abbiamo la “Die Kunst in der Photographie” e l’italiana “La fotografia artistica”, che sarà importante per gli sviluppi della fotografia in Italia.
Questa sarà diretta da Annibale Cominetti e edita fino al 1904, pubblicando diverse immagini di grandi artisti tra cui, Nadar, Oscar Gustave Rejlander, Emilio Sommariva (fig. 135), il pittore Giacomo Grosso (fig. 136), etc.
Non va messo da parte Medardo Rosso (fig. 137), anche se non è del tutto riconducibile al pittorialismo, si dimostrerà molto importante per le sue ricerche.
Lui non farà altro che fotografare le proprie sculture all’interno del proprio studio o all’interno di uno studio profesionale dove sarà sempre lui a dettare le relative direttive sulla progettazione.
Quindi rendere il caso unico e diventare protaginista di una testimonianza, sarà l’elemento principale della fotografia.
Inoltre la sua sarà anche una fotografia che aprirà le porte a quella concettuale degli anni ’60 e ’70 del ‘900, dove l’opera è riproposta sottoforma di sequenza, praticamente lo stesso oggetto rappresentato in diverse pose, che attraverso questo senso delle cose trasmette l’area di cambiamento che si avvertiva in quei anni.

134 Ernest James Bellocq

135 Emilio Sommariva

136 Giacomo Grosso

137 Medardo Rosso

Nel 1923 fino al 1934 vi sarà la rivista Luci e Ombre, infatti data la chiusura de “La rivista fotografica”, sarà proprio questa la successore che prenderà in mano le redini delle sorti italiane.
Comunque in questi annuari, compresi quelli di Fotografia artistica, non vi fu la stessa forza e freschezza di immagini rispetto al resto dell’Europa, inoltre in questo panorama italiano vanno ricordate anche altre personalità, tra cui il tedesco e barone Wilhelm von Gloden (fig. 138) che visse a Taormina e il fotografo italo-tedesco Giorgio Sommer (fig. 139).
Sempre in questi anni vi fu un’altro fotografo italiano che si dedicò in modo particolare al ritratto dei personaggi della politica, della cultura e dell’arte di quel periodo, rappresentati con uno stile che a volte si spingeva verso un forte realismo e in altre circostanze si collegava in modo indiretto al pittorialismo, questo fu proprio Mario Nunes (fig. 140).

138 Wilhelm von Gloden

139 Giorgio Sommer

140 Mario Nunes

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