Precisazioni sul design

Il termine deriva dal francese dessein, in inglese è nominato design, invece nella lingua italiana è il significato principale di disegno, adoperato per rappresentazioni grafiche di elementi o oggetti della realtà o dell’immaginazione, inoltre il termine significa anche progetto, quindi fase finale di una serie di operazioni e più correttamente sta a intendere progetto o progettazione.
Però progettare non significa semplicemente realizzare forme, ma è anche definire strategie e canali di diffusione dell’idea, che avvengono si in tempi diversi, ma sono pensate insieme, quindi è sia disegno che implementazione.
Se vogliamo comprendere meglio la sfera del ragionamento o della parte pensata possiamo citare un caso, come quello del film di Tim Burton, Ed Wood del 1994, che racconta la storia del regista Edward Wood, definito come il peggior regista mai esistito.
Praticamente decide di realizzare questo film in bianco e nero richiamando un po quel tipico tocco vintage, e in una scena dal tratto divertente, l’attrice che non conosce gli aspetti tecnici del cinema, si presenta sulla scena con due abiti colorati da scegliere, chiedendo il parere al regista.
Il tecnico incaricato delle riprese sospirò dicendo, prova quello grigio scuro, questo perché durante la fase di sviluppo i diversi frame sarebbero stati riprodotti in bianco e nero quindi un modo di porsi industriale e non alla moda.
Ragionamento abbastanza simile quando ci aggiungiamo alla realizzazione di un marchio, infatti sono molteplici i fattori da considerare, come la sua dimensione, forma e colori, visto che questo dovrà apparire o essere riprodotto eventualmente su carta intestata, sito web, depliant, bigliettini da visita, divise, gadget, relativi mezzi aziendali, ect.
Oltre al fattore forma non va preso con leggerezza anche il fattore cromatico, perché questo sarà condizionato anche dai tipi di supporto su cui sarà stampato, per esempio un azzurro pastello verrà più scuro se stampato su carte porose, e più morbido o meno calcato se su carta lucida, nel primo caso perché la carta assorbirà maggiormente l’inchiostro, nel secondo caso essendoci la patina di colla la fase di assorbimento sarà inferiore.
Stesso ragionamento se dovrà essere applicato su tessuti o anche lamiere, come quelle dei mezzi, quindi in questi casi bisognerà individuare inchiostri diversi per raggiungere un risultato non identico ma vicini l’uno all’altro.
Il metodo più economico di applicazione cromatica, rimane il CMYK, definito quadricromia, dove la realizzazione di ulteriori tinte avviene mediante la miscelazione di queste quattro principali, yellow, magenta, cyan e black, che è indicato con la K, praticamente si riferisce a key (chiave), in quanto i sistemi di stampa che utilizzano questo modello usano la tecnologia Computer to plate (CTP), computer per piastra, nella quale mediante una “lastra chiave” (“key plate” in inglese) si allineano correttamente le lastre degli altri tre colori, il ciano, il magenta ed il giallo appunto.
A volte si ritiene erroneamente che la lettera “k” derivi dall’ultima lettera della parola “blacK”, per non creare confusione visto che “b” significa blu.
Questo sistema però non consente di ottenere tinte pastello molto brillanti, ragion per cui si dimostra più opaco, a differenza invece di tinte come il rosso, che data la sua natura, composto solo da due tinte piene, il giallo e il magenta, si mostra al nostro occhio sempre brillante, ecco perché questo colore risulta molto adoperato, un esempio lampante è il caso Coca-Cola.
Risolto questo aspetto poi ci si pone su quello della dimensione del logo, sia che dovrà essere stampato in piccolo e sia in grandi dimensioni.
Quindi la sua struttura sarà fondamentale, soprattutto se dovrà essere riprodotto in piccolo o addirittura cucito su stoffe, perché i tratti dovranno essere distintivi anche in piccolo, altrimenti rischieremo di creare un impasto di linee e tratti.
Questo appena descritto è solo un aspetto delle problematiche che non permettono di definire interamente cos’è il design, e stabilire i suoi margini diventerebbe troppo schematica e singolare.
Questo discorso lo possiamo anche rilegare ad un altro esempio, come il fotografo, questa figura se opera nell’ambito del wedding, cioè matrimoniale, avrà come fine ultimo la realizzazione di immagini fotografiche per gli sposi e per l’album ricordo, cosa diversa invece da un fotografo del settore moda, dove dovrà fare i conti con il design della modella che indosserà l’abito da sposa.
Quindi comprendere la natura del design, non è solo riferito al mondo della grafica, ma come abbiamo visto sembra essere un mezzo che riguarda qualcosa di più grande, dove l’intenzione è quella di raccontare, informare e sedurre.

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