Rappresentazione psichedelica

Gli anni Sessanta furono caratterizzati dalla visione psichedelica, questo soprattutto nell’ambito americano, e l’idea di fare uso di droghe, spingeva gli artisti del tempo ad una libera creatività prodotta attraverso le allucinazioni, proiettandoli verso nuovi universi visivi, che si contrapponeva alle rigide regole del dominio tecnologico.
Questa tendenza si rivelò molto superficiale a tal punto da perdersi nell’ambito della cultura underground, anche se vi furono risultati significativi attraverso l’opera dell’artista spagnolo Victor Moscoso (fig. 01, 02 e 03), che riuscì a fondere l’aspetto underground dei fumetti, con la visione psichedelica e la grafica.
Lui lavorò fin dall’inizio con la redazione di Zap, un comic magazine del 1968 creato dal fumettista statunitense Robert Crumb (fig. 04 e 05), dedicandosi successivamente a lavori di natura grafica e illustrativa, un lavoro caratterizzato dal un’energia comunicativa dai toni accesi e dalla scomposizione delle immagini.
Ancora sotto quest’ottica va citata anche l’arte psichedelica, che trova la sua massima espressione nell’arte del pittore tedesco Hans Taeger, che mediante i suoi schizzi dalle forme astratte, visioni irreali e il colore vertiginoso, sono da considerare fine a se stessi e non come forma di comunicazione visiva.

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Comunque anche questa forma d’arte si avvio verso la commercializzazione, perdendo ogni sua valenza dimostrata alle origini.

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