Riviste dallo spirito ideologico

In questo periodo storico l’Olanda fu protagonista per quando riguarda il settore pubblicitario, per l’arte e per l’architettura, e le riviste Architectura e Bouwkuding Weekblad contribuirono a mantenere accese le attività della tradizione olandese, inoltre la nascita del De Stijl nel 1917 ad opera del pittore e architetto olandese Theo van Doesburg (fig. 01), proseguì nel confermare tale diffusione.
La prima pubblicazione della rivista si ebbe nell’autunno (fig. 02), con un totale di 16 pagine dall’impianto grafico e editoriale abbastanza semplice, anche se avrà un grande successo a tal punto da diventare un punto di riferimento ideologico e artistico per i seguenti gruppi.
All’interno della rivista vi saranno anche altri artisti come il pittore olandese Piet Mondrian (fig. 03) che fin dal primo numero, darà vita alla teoria sull’eliminazione di ogni componente emotiva nella pittura e opponendosi al barocco.
L’idea del De Stijl si accosta molto a quella dei filosofi come il greco Platone (fig. 04) e francese Cartesio (fig. 05), e appoggiandosi sull’idea del bello, lo ripropone secondo una concezione nuova e moderna a cui si sovrappongono le diverse esperienze artistiche delle avanguardie di tutto il mondo.
Chi opererà graficamente nell’ambito della rivista sarà il pittore l’ungherese Vilmos Huszàr (fig. 06) che lavorò adoperando piani rettangolari , una struttura a griglia che sarà tipicizzante delle copertine della rivista.
Dal 1921 la rivista sarà caratterizzata da formati orizzontali e nel 1927 verrà pubblicato un numero dedicato all’intero ciclo di vita della rivista stessa fino al 1931, anno di morte di Theo van Doesburg, anche se un’ultima pubblicazione sarà avviata nel 1932, che tratterà proprio la vita del suo fondatore.

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Molto importante sarà anche la rivista Wendingen (fig. 07), che letteralmente significa rivolgimento, una rivista di grande formato con rilegatura in stile giapponese, un metodo dove i fogli di carta sono piegati in due a libro, posti uno sopra l’altro e incollati insieme nel punto al centro della piegatura, e infine il suo formato quadrato.
Venne creata nel 1918 e diretta dall’architetto e grafico olandese Hendricus Theodorus Wijdeveld (fig. 08) dividendosi in due parti, la prima che rigurada la diffusione dell’ideologia e delle opere degli architetti di Amsterdam e di altri artisti come l’architetto, tipografo, fotografo e grafico russo El Lissitzky (fig. 09), l’architetto statunitense Frank Lloyd Wright (fig. 10), etc, e dall’altra vi sono messaggi legati al romanticismo, al misticismo, l’espressionismo e la tradizione olandese.
L’aspetto più importante della rivista fu nella grafica delle copertine e nelle sperimentazioni tipografiche, dove le scritte, in alcune occasioni, venivano disposte verticalmente come la scrittura cinese, dando vita ad un senso di unità causando però una perdità sui valori di leggibilità.
Anche la rottura della simmetria determinò una rottura nelle tipiche regole tipografiche, e un’altra caratteristica fu l’uso di caratteri senza grazie che furono adoperate ancor prima dall’architetto olandese Johannes Ludovicus Mattheus Lauweriks (fig. 11) e poi dal grafico e designer olandese Piet Zwart (fig. 12), da Huszar e da van Doesburg.

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Altra grande protagonista della scena olandese fu la pubblicazione della rivista l’Internationale Revue i 10 (fig. 13) dal 1927 al 1929 diretta dall’autore olandese Arthur Lehning (fig. 14), che nonostante la sua breve durata vide la partecipazione di diversi collaboratori, lo storico francese Marc Bloch (fig. 15), il grafico e fotografo ungherese Mohily-Nagy (fig. 16), Huszar, l’architetto e urbanista olandese Cornelis van Eesteren (fig. 17), etc.
La rivista si proponeva come forma d’espressione dello spirito moderno e documentava tutte le iniziative dell’arte moderna, scienza, filosofia e sociologia, inoltre la copertina fu messa a punto da Moholy-Nagy e Lehning mantenedo per tutte le pubblicazioni, lo stesso impianto grafico ad eccezione del colore di fondo che variava.
Anche in Germani e in altre nazioni medio orientali si verificarono dei cambiamenti, mediante riviste come Merz creata dall’artista dadaista tedesco Kurt Schwitters (fig. 18) nel 1923 a Hannover.
Le pubblicazioni realizzate in questa rivista furono ventiquattro fascicoli in totale, mostrando un forte interesse nell’impianto grafico con composizioni molto dinamiche anche se, fu mantenuto sempre un’idea geometrica dello spazio e l’eliminazione dei caratteri con le grazie.

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Grande collaboratore di questa rivista fu lo scrittore, designer e tipografo tedesco Jan Tschichold (fig. 19), che insieme a Schwitters si concetrarono in studi legati alla nuova tipografia.
All’interno dela rivista vi furono anche pubblicazioni importanti come la n. 4 di El Lissitzky con cui elencava una serie di regole fondamentale per la tipografia, come anche il n. 11 dedicata alla pubblicità Pelikan la cui produzione fu del pittore tedesco César Klein (fig. 20) e dell’illustratore, pittore e architetto tedesco Ludwig Hohlwein (fig. 21).
Poi sarà anche realizzata la rivista elementarista G ad opera di El Lissitzky, il pittore e regista tedesco Hans Richter (fig. 22) e l’architetto e designer tedesco Mies van der Rohe (fig. 23), poi Moholy-Nagy fonderà anche la rivista MA, non diversa da altre già esistenti, poi vi sarà anche la creazione della rivista ABC in Basilea tra il 1924 e ’28 che avrà il contributo creativo sempre di El Lissitzky, e così via.
Sempre quest’ultimo sarà fondamentale anche per le sperimentazioni grafiche presso la rivista Vesc, conosciuta anche come Objet o Gegenstand o Broom.
In questo periodo prenderà vita anche la rivista italiana Valori Plastici dal 1918 al 1922, dell’editore, scrittore, scultore e pittore italiano Mario Broglio (fig. 24), qui prenderanno parte anche altri artisti come Carlo Carrà (fig. 25) e De Chirico (fig. 26), anche se la rivista avrà idee che seguiranno orientamenti diversi rispetto alle attuali correnti mondiali, ispirandosi alla pittura del Quattrocento italiano, cosa che farà anche il movimento Novecento subito dopo.

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