Stili dei caratteri

Dopo aver individuato il carattere giusto da utilizzare bisogna individuare ulteriori aspetti legati alla leggibilità e tale aspetto si ottiene mediante una relazione armoniosa tra dimensione, larghezza e spazi tra le righe, se uno tra questi non viene rispettato si rischia di compromettere la leggibilità.

La scelta di un carattere e legato alla natura del progetto cercando di individuarne uno che contenga o preservi stile e leggibilità, poi si potrà intervenire sulle dimensioni e sui rapporti in base agli spazi concessi nel layout (disposizione degli elementi in una pagina).

Per esempio la dimensione ideale per un testo che dovrà essere letto a circa 30cm di distanza è racchiuso in un range di 8/11/12 punti (pt), sotto questa soglia il lettore farà più difficoltà nella lettura soprattutto se parliamo di testi descrittivi o lunghi, quindi tale scelta può ricadere solo se i testi sono brevi, come in un bigliettino da visita, per esempio sui tipici elenchi telefonici i testi sono proposti con dimensioni pari a 6/7pt anche se questa scelta tecnica non è proprio l’ideale ma in questo caso la scelta è dettata da una questione economica risparmiando sulla carta, caso differente se parliamo di letture destinate ai bambini soprattutto alle prime armi con la lettura, qui dovremo utilizzare testi tra i 12/14pt, 12 per le descrizioni e 14 per i titoli o richiami.

Vi sono anche caratteri che per via del loro disegno affiancati ad altri nelle stesse dimensioni possono risultare più grandi e leggibili rispetto ad altri come nell’esempio tra Helvetica e Bodoni, oppure Arial e Calibri (fig. 01).

Un carattere è compreso anche di relativi pesi determinati dallo spessore delle aste, inclinazioni e proporzioni, e le varianti dei pesi detti anche colore, hanno dei nomi precisi come chiarissimo, chiaro, normale, nero, nerissimo, questi ne determinano anche il contrasto e possono identificare elementi informativi nei testi.

Un esempio tipico di caratteri composti da queste numerose varianti sono l’Helvetica, l’Univers, il Bodoni, l’Arial, ecc (fig. 02).

01

02

Altri fattori da considerare sono la larghezza, la spaziatura orizzontale e verticale, lo stile e il disegno.

La larghezza di un carattere all’interno di un set viene definito prendendo come riferimento la larghezza del quadrato della lettera “M” e suoi sottomultipli, cioè le varianti minuscole (fig. 03), mentre la distanza tra le diverse parole è fatta corrispondere più o meno o teoricamente alla larghezza della lettera “i” minuscola.

Molti o la maggior parte rispettano questa costruzione altri hanno anche varianti più strette come i condensati, condensed o narrow (fig. 04), anche se queste alternative influenzano la leggibilità, inoltre va sempre precisato che la distorsione di tali larghezze, quindi restringimenti o allargamenti manuali (fig. 05), va considerata sempre come una pratica sconsigliata perché corrompe l’armonia progettuale del font anche se questo stile fu introdotto e largamente adoperato nell’Ottocento come soluzione per riempire i formati dei manifesti alternando parole brevi a quelle estese.

Altro aspetto fondamentale è la crenatura cioè la spaziatura tra coppie specifiche di lettere che conferisce un aspetto più omogeneo alla riga, infatti se si desidera ottenere dei buoni risultati intervenendo manualmente nell’impaginazione dei testi questa andrebbe eseguita in modo progressivo, e in tal caso i disegnatori hanno anche previsto l’uso di coppie di crenatura proprio per venire incontro a tali problematiche ottimizzando le spaziature.

03

04

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Altrettanto importante è la spaziatura verticale definita anche interlinea (fig. 06) che determina la spaziatura in verticale tra una riga e l’altra, anche qui se questa risulta essere troppo stretta va ad alterare la leggibilità portando il lettore a sforzarsi nella lettura, viceversa se troppo estesa questa determinerà una maggiore difficoltà nell’individuare la riga seguente, inoltre il valore di questa deve essere pari al 120% rispetto alle dimensioni del corpo di un font.

06

Quindi il metodo di misurazione consiste nell’individuare il numeratore del carattere, per esempio 10pt, poi come denominatore si aggiunge il valore dell’interlinea pari al 120%, quindi 12pt, in alternativa sarà possibile applicare il seguente calcolo 10×120:100=12, per esempio se il carattere ha corpo 18 allora applicheremo il seguente calcolo, 18×120:100=21,6.

Nel caso in cui si adoperano corpi troppo piccoli allora il metodo automatico di interlinea potrebbe essere inappropriato quindi bisognerà aumentarla.

Infine dovremo fare i conti anche con lo stile e il disegno del font, in merito allo stile ricordiamo l’italic o corsivo che è caratterizzato dalle aste inclinate derivante da un’interpretazione del carattere tondo o romano, questi di solito sono adoperati nella composizione di testi per risaltare o distinguere l’elemento come termini speciali, per esempio “Hard-drive”, oppure parole di riferimento come “disegno”, “stile”, ecc, o ancora parole straniere e non comuni come “Gestalt”, o per conferire un certo peso alla parola o frase, “la vera Porchetta” o infine richiami ad opere, per esempio “La Gioconda”.

Infine abbiamo il disegno che si presenta in forme MAIUSCOLE o minuscole, nel primo caso gli spazi tra le lettere risultano essere maggiori in modo da aiutare la lettura anche se sono sconsigliati per tale fine al contrario delle minuscole che hanno elementi guida e modulazioni come le ascendenti e discendenti che consentono una migliore distinzione delle lettere (fig. 07), inoltre le maiuscole hanno anche un ingombro maggiore lungo la riga o l’estensione della parola.

Questo va evitato anche per evidenziare una parola nel testo, quindi si consiglia l’uso del grassetto, in alternativa il maiuscolo può essere adoperato per indicare inizi di periodi e citazioni, le iniziale dei nomi, iniziali di sigle come I.N.P.S. (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), in alternativa esiste anche il maiuscoletto che di solito sono adoperati nei titoli delle tabelle, delle illustrazioni, nei testi per evidenziare parte di un brano o sul web per imporre un timbro o un tono molto forte al testo.

Il maiuscoletto è caratterizzato dal fatto che la sua altezza corrisponde alle dimensioni dell’occhio medio di un carattere minuscolo (fig. 08).

07

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