Stili di fine secolo

Verso la fine del XX secolo la rivoluzione digitale ha consentito a tutti gli operatori nel settore grafico, di poter realizzare su PC ogni tipo di artefatto.
Sotto l’aspetto formale e stilistico si può affermare che, le relative innovazioni partono dalla lezione degli anni Ottanta con il direttore artistico e disegnatore di caratteri britannico Neville Brody (fig. 01 e 02), il designer statunitense David Carson (fig. 03) e il gruppo Emigre, con rappresentazioni e composizioni spinte al limite della leggibilità giungendo alla destrutturazione classica della pagina, mentre per la rappresentazione figurativa specialmente per la realizzazione dei manifesti, il disegno si allontana parecchio dall’impronta classica, che viene sostituita dall’immagine fotografica.
I nuovi mezzi come Cinema e Tv hanno influenzato molto i classici supporti bidimensionali, dove l’immagine ora diviene un’istantanea bloccata e resa fissa, praticamente estrapolata da una sequenza visiva.
I testi e le immagini sulla pagina di un manifesto si interlacciano diventando immagini, dove si ha la tendenza a rendere tutto più dinamico e movimentato.

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La graphic design, che passò da un aspetto borghese ad uno di massa, prese parte in ogni scuola del mondo come quella londinese o olandese, quella newyorkese, californiana, tedesca, etc, dove i diversi maestri moderni, il graphic designer e disegnatore tipografico tedesco Wolfgang Weingart (fig. 04), il designer indonesiano Gert Dumbar (fig. 05 e 06), la graphic design e insegnante Katherine McCoy (fig. 07), grazie alla loro esperienza nel settore hanno dato vita a una nuova generazione scolastica di grafici, sotto una chiave di lettura aperta al mondo intero.

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