Struttura grafica delle collane editoriali

In questo clima di rinnovamento l’editoria spostò le proprie mire verso nuove direzioni, le vecchie case editrici si sottoposero ad una dura revisione i contenuti dei cataloghi e delle immagini, adeguandosi a regole di mercato spinte dalla comunicazione visiva di massa attraverso una grafica più moderna e argomenti sempre più ricchi di novità.
Le prime case editrici che in Europa puntarono su questa rotta, furono i Penguin Books che dal 1962 rielaborarono la gabbia della copertina attraverso il progettista polacco Romek Marber (fig. 01), invece in Italia tutto il settore si adeguò a questa nuova esigenza dando anche vita a nuove collane editoriali, dove el copertine erano disegnate mediante un modello fisso di riferimento, quindi il nome dell’autore, il titolo della casa editrice ed elementi spaziali organizzati mediante fasce parallele presentando nel settore centrale l’immagine.
Nel 1947 il reparto grafico dell’Einaudi realizzò diverse copertine dove il segno grafico si concentrava nella formazione di un’immagine quadrata e circondandosi di spazi vuoti tutto intorno, un modello che poi sarà rielaborato dall’artista, scrittore e designer italiano Bruno Munari (fig. 02) con l’aggiunta di una figurazione più eloquente, cioè semplice conferendo al colore una posizione primaria.
Nel 1958 uscirà anche l’universale Economica di Feltrinelli basato su un programma di natura scientifico-culturale e popolare dove il progetto grafico della copertina sarà realizzato dal designer italiano Albe Steiner (fig. 03) sempre mediante una struttura per fasce orizzontali subordinata alla fascia di collane economiche moderne, caratterizzate da volumi in piccolo formato e con le copertine dal colore variabile in base al tipo di argomento.
Nel 1968 la nuova casa editrice Boringhieri affidò al designer italiano Enzo Mari (fig. 04) il progetto grafico per le sue copertine, dove dividerà lo spazio secondo le tre fasce tradizionali e riempiendolo con un gioco in negativo mediante bianchi su neri e scritte poste in alto e in basso riempiendo la parte centrale con l’immagine su base modulare quadrata, dove sono anche visibili richiami alla Pop art e allo sceneggiatore, regista, fotografo, scultore e pittore americano Andy Warhol (fig. 05).

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Molti editori, specialmente in Germania, mantennero nel tempo uno stile editoriale autorevole e limitando le variazioni, inoltre in Italia il primo fu Einaudi mediante i progetti di Munari, poi vi fu anche Feltrinelli con le sue collane le cui copertine furono contraddistinte da un forte timbro coloristico nei progetti di Unimark (fig. 06) firmati prima dall’architetto e designer olandese Bob Noorda (fig. 07) e il designer italiano Massimo Vignelli (fig. 08), e poi sempre da Noorda e dal pittore e decoratore italiano Salvatore Gregorietti (fig. 09).
Altre collane furono realizzate da Boringhieri, poi da Mari e poi a quelle delle edizioni Laterza curate dal fotografo e designer italiano Mimmo Castellano (fig. 10).
Altri invece avvertirono la necessità di uscire fuori dai soliti schemi, di liberare la copertina conferendole una maggiore dinamicità compositiva e strutturare le collane per serie di argomenti, quindi va citato l’esempio dei Penguin Books (fig. 11) sotto la cura artistica del designer italiano Germano Facetti (fig. 12) dando vita a nuove linee all’interno del marchio.
Un altro episodio rilevante fu quello degli Oscar Mondadori dal 1965, con le loro pubblicazioni settimanali in edicola, che presentavano una costruzione grafica realizzata mediante una griglia fissa e grazie ad un’operazione di brand image, la sua impostazione editoriale fornì un campo libero per l’editore, distruggendo quindi ogni schema e creando al suo interno altre sezioni che emersero con un proprio segno, quindi case editrici all’interno della casa editrice.

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Il desiderio di modernità fu ancora più sentita all’interno dei periodici, infatti nel 1945 con il Politecnico (fig. 13) del traduttore e scrittore italiano Elio Vittorini (fig. 14), fu oggetto di forte interesse non solo per il suo modello culturale, ma anche per la progettazione grafica realizzata da Albe Steiner, un formato e un’impaginazione basata sul modulo del quadrato e i testi impostati in sequenza richiamavano l’immagine dei quotidiani, portando l’arte e l’importanza visiva nel quotidiano di tutti i giorni.
La progettazione grafica in Italia, trovò successivamente una nuova espressione nelle riviste di settore rappresentate con grafiche e linguaggi visivi veramente eccellenti, come le copertine del pittore e designer italiano Giovanni Pintori (fig. 15), Albe Steiner, il designer, illustratore e grafico italiano Michele Provinciali (fig. 16), per Stile Industria (fig. 17) un periodico dedicato all’industria dell’architetto, saggista e designer italiano Gio Ponti (fig. 18) e dell’architetto e designer italiano Alberto Rosselli (fig. 19) del 1954, senza dimenticare la rivista Domus a cui presero parte il grafico e designer italiano Giulio Confalonieri (fig. 20), il designer e grafico italiano Ilio Negri (fig. 21) e sempre Michele Provinciali, e quelle per Casabella, le cui immagini furono fissate mediante un perfetto ragionamento progettuale, legata all’equilibrio e al calcolo delle forme.

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Comunque questi nuovi valori visivi contribuirono alla messa a punto di nuovi sistemi di comunicazione e di pensiero sempre più innovativi.

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