Terminologie e struttura dei caratteri

Ogni lettera è formata da aste verticali e orizzontali e alle estremità troviamo le parti terminali definite grazie, queste derivano dall’uso sapiente e tecnico degli antichi romani, che le adoperavano per le incisioni su pietra delle lettere maiuscole che all’epoca rendevano più precisa tale realizzazione.

I caratteri con grazie vengono definiti graziati o serif (fig. 01) e quelli senza sono definiti bastoni o sans serif e nel primo caso queste sono adoperate anche per legare meglio le lettere anche se questi elementi non sono determinanti per la leggibilità del font stampato.

Per mantenere una coerenza con i vari segni che compongo un intero set di caratteri i disegnatori adoperano delle linee orizzontali come quella di base e quella relativa all’altezza delle minuscole detta anche linea mediana e tale distanza tra queste linee prende il nome di occhio medio.

Le aste o tratti che scendono sotto la linea di base sono definite discendenti mentre quelle sopra sono definite ascendenti e definisce anche l’altezza delle maiuscole, mentre la somma o punto massimo di estensione di discendenti e ascendenti determinano l’altezza o corpo del carattere e questo comprende anche un piccolo spazio chiamato spalla, uno spazio ottico che impedisce alle lettere di sovrapporsi ereditato dal sistema tipografico ed è definito attraverso un’unità di misura chiamata il punto tipografico (pt) la cui misura corrisponde a 0,376mm (fig. 02).

01

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Di conseguenza se desideriamo individuare le dimensioni di un carattere da pt a mm allora basterà moltiplicare le dimensioni del font in punti per 0,376mm, per esempio se abbiamo un font con dimensione 14pt allora basterà moltiplicare questo per o,376mm e il risultato sarà uguale a: 5,264mm.

Inoltre i tratti distintivi di un font come le grazie, altezza del corpo, larghezza del carattere, contrasti, ecc, saranno apprezzate e individuate solo da occhi esperti.

Un carattere non si compone solo di lettere maiuscole e minuscole, ma al suo interno vanno considerati anche i glifi o simboli come i caratteri speciali del copyright “©”, oppure valori numerici, o ancora i simboli della valuta come l’euro “€”, senza escludere i segni diacritici, cioè gli accenti che consentono di esaltare il suono di una parola al fine di ottenere una corretta pronuncia (fig. 03), un font professionale contiene un set maggiore di 200 glifi e l’intero campionario disponibile nei diversi pesi è definito specimen.

Quindi l’insieme di questi elementi determina la composizione di un font o tipo di carattere come il Times New Roman, oppure l’Helvetica, ecc, e ognuna di queste può essere composta da più famiglie come l’Helvetica bold, italic, semibold, ecc (fig. 04).

Anche gli spazi hanno un ruolo importante nell’ambito dei font che sono legati alle proporzioni del carattere e questo può essere stretto o largo ed oggi grazie al computer questi elementi possono essere anche modificati rapidamente anche se questa è una pratica da evitare perché andrebbe a modificare le proporzioni del disegno originale (fig. 05).

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05

Gli spazi tra le lettere sono chiamati avvicinamenti o tracking, mentre la sistemazione degli spazi tra coppie di lettere specifiche come la “A” e la “V”, prende il nome di crenatura o kerning, un altro aspetto interessante può essere quello di unire due o più lettere come nell’esempio delle lettere “fi” o “ff”, qui verrà applicata una sovrapposizione delle barre della lettera “f” con il puntino della lettera “i” oppure un’unione delle barre delle lettere “f” generando un unico glifo (fig. 06).

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