Type design e nuovi caratteri

La progettazione di caratteri fu un grande protagonista nel corso della seconda metà XX secolo, le richieste da parte della pubblicità di nuove strutture, lo studio di fonts per i computer e la modernizzazione dell’immagine grafica nelle case editoriali, portò innovazioni nella progettazione dei caratteri.
In questo periodo grazie al PC chiunque, un designer, un grafico, uno specialista di caratteri, prendendo spunto da caratteri già esistenti poteva modificarlo generandone uno nuovo.
Quindi il PC ha conferito un aspetto del tutto elastico e multiforme agli aspetti del carattere che prima erano più ristretti, quindi la scrittura andando incontro a queste nuove necessità, non fu più molto legata alle necessità di lettura, ma divenne sempre più immagine, praticamente diede vita a nuove rappresentazioni grafiche della pagina.
Comunque grazie ad alcune caratteristiche originarie del carattere che sono state acquisite nel corso della nostra cultura, anche se questi oggi hanno subito dei cambiamenti, hanno conservato sempre quell’impianto che permette la sua riconoscibilità.
Sulla base di questi sviluppi il designer di caratteri svizzero Adrian Frutiger (fig. 01) creatore del font Univers (fig. 02), affermò che il lettore contemporaneo conserva la forma strutturale delle lettere, e che queste anche se modificate vengono tradotte come una sorta di risonanza di quella struttura, che non disturba la lettura fino a quando l’immagine rispetta determinate regole di base.
Successivamente la rivoluzione digitale ha portato i produttori a spostare la raccolta dei propri fonts su supporti digitali per una nuova commercializzazione, aggiungendo anche nuovi disegni.
Negli anni Novanta Emigre fondata dal graphic design olandese Rudy Vanderlans (fig. 03), insieme alla cecoslovacca e designer di caratteri Zuzana Licko (fig. 04), divennero simbolo della realizzazione di caratteri sperimentali.
Nel 1990 vi fu il Template Gothic (fig. 05) disegnato dal graphic designer Barry Deck (fig. 06) e distribuito da Emigre, un carattere che ebbe subito successo, anche se la maggior parte dei caratteri della testata furono realizzati da Licko.

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Altra grande azienda del 1990 fu la FontShop del londinese Neville Brody e il berlinese Erik Spiekermann (fig. 07), che arricchì il proprio catalogo nel corso del decennio, con circa un migliaio di caratteri, a cui lavorarono più di ottanta designer.
Invece alcuni, come Bitstream, puntarono sulla conversione digitale di caratteri già esistenti, invece la Monotype fece contratti di licenza per fonts di Apple e Windows, lanciando anche un CD-Rom con tutta la collezione dei caratteri classici e di Adobe, quest’ultima divenne una delle maggiori distributrici di caratteri , avendo anche l’esclusiva sulla tecnologia Postscript.
Nel 2002 vi fu anche la pubblicazione del volume Italic 1.0, il disegno di caratteri contemporaneo in Italia, un lavoro sperimentale condotto da un gruppo di giovani grafici e designer di caratteri italiani, legandosi ai criteri di innovazione formale senza rinunciare alla tradizionale funzione di leggibilità del testo confermandone l’importanza culturale.
Tra questi va ricordato il grafico e insegnante Giovanni Lussu (fig. 08) che non fu solo un designer ma anche uno studioso di caratteri tipografici.
Comunque con il passaggio sul digitale vanno presi in considerazione altri fattori legati alle problematiche di natura psicologica, infatti alcune ricerche francesi condotte da istituti come lo Scriptorium di Tolosa nato nel 1968, lavorò particolarmente per le aziende produttrici di caratteri trasferibili, oppure l’Atelier national de la Recherche typographique nato nel 1985, si orientò verso il ridisegno dei caratteri classici, tendenza che fu visibile anche in altre parti d’Europa, come i caratteri disegnati dal graphic design olandese Gerard Hunger (fig. 09), stessa cosa anche negli stati Uniti.
Per rendere a 360° il panorama del type design dell’epoca, va ricordato nel 1997 il lancio di fonts all’interno dei loro siti internet da parte di Adobe e Microsoft, che furono destinati a migliorare il design tipografico online, ottenendo un grande successo.
Quindi il carattere finì, anzi è finito col diventare un’insieme di informazioni digitali su PC, rispetto alle origini, dove questo veniva forgiato su materiali in piombo e successivamente su pellicole.

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