(F 31) Un sans serif indimenticabile

 Welcome
  • Benvenuto in giuseppepalumbo.org, il sito web dedicato interamente al profilo personale di Giuseppe Palumbo. Il sito oltre a fornire informazioni personali sul mio profilo, mette in mostra anche il mio portfolio personale, strutturato in diverse sezioni, dalla grafica al web, la grafica 3D e arte, etc, inoltre è disponibile anche una sezione blog dedicata alle diverse sezioni di interesse personale, come la grafica, l'editoria e la fotografia.
author image by Giuseppe | 0 Comments | 7 April 2018

Nell’agosto del 2009 Paul McCartney circa due ore prima del suo concerto, si lascia andare a nostalgici ricordi passati iniziando proprio da una gita affrontata con la sua famiglia da bambino.
Lui si trovava Butlins Holiday Camp di Pwllheli, quando da una porta vide uscire quattro ragazzini vestiti tutti in modo identico, poi andò a vederli allo spettacolo per dilettanti dove indossavano questa volta, completi con giacche lunghe e pantaloni diritti a tubo.
Quindi con la nascita dei Beatles, lui raccontò proprio questa sua esperienza al resto del gruppo, da qui l’idea del vestirsi in modo identico.
In quel periodo subito dopo il suo concerto, il buon nome della band apparve anche su un videogame, intitolato proprio “The Beatles”, il carattere adoperato era molto simile a quello della band, con spesse lettere nere, grazie spigolose e aguzze e la lunga T estesa fin sotto la base delle altre lettere maiuscole.
Il logo con cui la band si presentò a suonare e che era visibile sulla batteria di Ringo, lo stesso che comparve anche sul merchandising dopo lo scioglimento della band.
Lo stesso McCartney afferma che non era un carattere, affermando di averlo disegnato quando andava a scuola, visto che con se aveva sempre il suo block notes, su cui disegnava di tutto, la sua firma, chitarre, loghi, etc.
Lui affermò questo non per prendersi il merito, ma la lista non termina qui, visto che vi furono altri che affermarono di essere stati i creatori del brand, come, Ivor Arbiter il proprietario di un negozio di batterie a Londra, affermando di averlo realizzato per soli cinque sterline, oppure il pittore di insegne Eddie Stokes, comunque al di la del creatore, nulla toglie il fatto che questo brand abbi subito un notevole influsso del carattere Goudy Old Style (fig. 255).
I logotipi e marchi commerciali non sono principalmente caratteri e comunque proprio sulla base di questa esperienza è possibile scaricare l’intero alfabeto con il carattere dei Beatles (fig. 256), oppure esistono di altri creati come contributo per band come il Floydian (fig. 257) creato per i Pink Floyd, oppure lo Zeppelin II (fig. 258), o anche il Gorillaz (fig. 259) costruito su un’idea fondata da Jamie Hewlett per la band in versione cartonesca, etc.
Vi furono anche poderose eccezioni, come il carattere per Yellow Submarine (fig. 260), ideato per un trip, cioè un viaggio con il mitico sottomarino a base di LSD, oppure il logo realizzato per Rubber Soul nel 1965 dove il disegnatore Charles Front ricevette 26,25 sterline per le lettere, basate su uno stile in gomma tirata verso il basso.
Comunque nonostante i diversi schizzi di McCartney la band non ebbe il suo logo prima del debutto. Per il loro album di esordio “Alright, Still” Lily Allen realizzò un carattere di tipo apocalittico, focalizzato soprattutto nello stile della L dalle grazie rettangolari che sembra quasi sdraiata su una poltrona.

255 Font Goudy Old Style

256 Font Beatles

257 Font Floydian

258 Font Zeppelin II

259 Font Gorillaz

260 Il carattere per Yellow Submarine

Un altro esempio è l’album “Frank” di esordio di Amy Winehouse (fig. 261), dove notiamo il suo nome scritto con un sans serif molto spigoloso che tende a sovrapporsi al titolo.
Altro esempio che sembra prestarsi meglio alla cantante è quello rappresentato in uno stile Art Decò dell’album “Back to Black” (fig. 262), un carattere customizzato che richiama alle sottili maiuscole del Gill Sans, cosa che però non risulta chiara per quando riguarda la sua genealogia, cioè richiami ad un significato creativo di tipo storico.
Comunque in un settore molto vivo e affollato come quello della musica pop, la personalità risulta essere un elemento fondamentale e di grande rilevanza.
Tra tanti spicca anche l’esempio della figlia di Sting, Trudie Styler, non perché fosse figlia del celebre cantante, ma per il fatto che fosse un’artista credibile, infatti la sua band Blame Coco (fig. 263) che si promuoveva con un carattere basato sulla calligrafia della cantante.
Invece i Vampire Weekend, una band affermatasi nel 2010, hanno adoperato con forza il Futura Bold presente non solo sul loro album “Contra” (fig. 264), ma addirittura l’hanno menzionato nel loro brano musicale “Holiday”. Oppure abbiamo alcuni esempi che farebbero alterare profondamente Stanley Morison, il Times New Roman adoperato dagli Applicants e il Times New Romance dei Monochrome, inoltre si presume che in queste personalizzazioni ci fosse lo zampino di Peter Saville che lavorò alla Factory Records che condizionò molto l’uso dei caratteri per tutti gli album degli anni ottanta, e da premettere che lui non era un art director più che un tipografo.

261 Album Frank di Amy Winehouse

262 Album Back to Black di Amy Winehouse

263 Esempio del carattere calligrafico della band Blame Coco

264 Font Futura Bold su album Contra

Comunque se volgiamo individuare i caratteri per eccellenza della musica moderna, non dobbiamo concentrarci sulle singole copertine ma su una persona in particolare, parliamo proprio di Jim Parkinson (fig. 265).
Lui creò caratteri come il Jombo (fig. 266), il Balboa (fig. 267), il Mojo (fig. 268) e il Modesto (fig. 269), caratteri che impersonificano il sogno californiano.
Lui è cresciuto a Richmond in California, e da piccolo faceva visita ad un anziano disegnatore che compilava certificati con sinuosi caratteri maiuscoli.
Subito dopo la scuola d’arte iniziò subito a lavorare per la Hallmark Cards nel Kansas, lavorando alla realizzazione di caratteri dal tocco umano dando loro dei nomi casuali come, Cheap Thrills, Horsey, Punk, addirittura ne nominò uno I Don’t Know.
Secondo lui, avrebbe realizzato più di sessanta stili diversi, realizzati a mano libera con penna e inchiostro su carta velina.
Più tardi venne a conoscenza della controcultura di San Francisco, infatti dopo essere rientrato in California accettò qualsiasi lavoro che riuscì a trovare, manifesti per i New Riders of the Purple Sage, caratteri per i Creedence Clearwater Revival e uno per il Ringling Bros and Barnum e Bailey Corcus.
Nel suo periodo conformista lavorò al rinnovo di giornali come, il Wall Street Journal, Esquire, Newsweek e il Los Angeles Times, adoperando in molti casi classici gotici inglesi.
Ma la creazione più famosa che influenzò molti fu, Rolling Stone (fig. 270), questo è un carattere massiccio, la R si avvolge come una nota allungata cercando di unirsi alla l, mentre la g mostra un occhiello che sembra sorridere andandosi ad unire con la S.
Lui si mise a lavoro su questo carattere solo nel 1977 ed è subito riconoscibile, una vera e propria etichetta degli anni sessanta in persona vedendo un libro di copertine.
Venne disegnata da Rick Griffin, un realizzatore di manifesti, ricevendo ben settantacinque dollari per uno schizzo, inoltre lo stesso direttore della rivista, Jann Wenner, affermò di non avere tempo a disposizione per poterlo perfezionare, e la prima testata comparve con una foto di John Lennon in divisa militare con un titolo che domandava dove fossero finiti i soldi del festival internazionale di Monterey.
Poi il carattere venne sistemato negli anni successivi da John Pistilli, colui che creò un carattere simile al Didot, il Pistilli Roman (fig. 271).
Poi Parkinson venne chiamato per modificare il carattere nel decimo anniversario nel 1977, e mostrò anche altre modifiche tra cui il corsivo proposto nella copertina del gennaio 1981, mostrando un grande cambiamento, anche se la cosa si dimostrò inosservata perché i lettori sembravano concentrarsi di più sull’immagine fotografica.
In quel periodo, vedere una rivista con caratteri personalizzati era raro, ma il progettista Roger Black conferì questo incarico a lui.
Comunque negli anni novanta, quando il carattere fu digitalizzato si tentò di registrarlo con il nome Rolling Stone, ma con esito negativo per via dei copyright, così venne confermato il nome Parkinson che oggi si presenta con dieci stili e pesi, dal Parkinson Roman al Parkinson Condensed Bold.
Comunque la semplicità non è tutto, praticamente bisogna sempre stimolare l’interesse e le lettere si evolvono per tentativi grazie anche al contatto con il pubblico, che determina anche una sorta di prova nel tempo.
Solo il tempo permette di definire le cose.

265 Jim Parkinson

266 Font Jombo

267 Font Mojo

269 Font Modesto

270 Font Rolling Stone

271 Font Pistilli Roman

0

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

Captcha code *Captcha loading...

Who is online

There are no users currently online

Calendar

November 2018
M T W T F S S
« Oct    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
error: Content is protected !!